Il miracolo di cinque euro

25 09 2018

vignetta elemosina“Cinque euro. Ma noi cosa ci possiamo fare con cinque euro?” mi ha chiesto l’altro giorno il Gatto.
Ho iniziato ad elencare… “Un caffè, due cornetti e un bicchiere d’acqua. Forse neanche questo se seduti al tavolino, e poi dipende dal bar… Oppure, mezzo chilo di pane e un chilo e mezzo di pasta, ma nemmeno questo se il pane è di quello ai cinque cereali… Cinque euro… il boccale di birra, media, quando una pizza con amici.. due pezzi di pizza al taglio se in piedi in rosticceria… ah, beh, con un po’ di pazienza e tempo da perdere rovistando sui banchetti dei mercati, anche una o due magliette di marca, sempre che ti piaccia il fuori moda o l’usato…e comunque se le sai portare fa pure chic”
“Cinque euro… davvero poco, quasi niente …” ha concluso il Randagio scuotendo la testa avvilito. E un po’ mi è dispiaciuto di questo suo turbamento che ancora non lo abbandona…
Tutta colpa mia, che gli ho parlato dello stupore con cui mi hanno pur ringraziato tre persone, tre donne, che la vita e le distratte, feroci dinamiche dell’oggi vogliono respinte ai bordi del nulla… Leggi il resto dell’articolo »



Pietre

18 09 2017

Solo qualche appunto, e molte domande. Continuando ad avere davanti agli occhi il volto bambino di lei, e le sue labbra brillanti del colore ciclamino di un rossetto con il quale solo a sedici anni puoi giocare… il collage di foto amorose abbarbicata al ragazzino al quale, in un gioco pur già troppo doloroso, pensava di appartenere… e quell’inconsapevole grido d’aiuto lanciato su FB… Non è amore se c’è violenza…
Chiedendomi con quale grumo di violenza nell’animo è cresciuto lui, appena diciassette anni, e le tracce di peluria sul volto che non sono neppure un’ombra… eppure, nel rapporto con la sua ragazzina, già maschio della peggior specie… e quale parte paurosa della propria anima ha pensato di nascondere nel pozzo con il corpo di lei, sotto un cumulo di sassi, insieme alla terribile verità di quell’omicidio…
Tutto in questa storia sembra avere la pesantezza delle pietre… come quelle del tumulo che ha malamente nascosto il corpo di lei…
Ne avrete sentite di reazioni e pensieri e commenti, e la pena e il dolore, e dettagli e indecenze e più scomposti insulti e rabbie che ormai sempre si scatenano sulle vie del web… ché nessuno può lasciare indifferente la storia così tragica di due adolescenti, che appena appena, e in maniera così confusa e sbagliata, avevano iniziato il loro cammino nella vita adulta…
Fa tremare l’anima il pensiero di tanta violenza che si è impossessata delle emozioni di due vite così giovani. Perché insieme alla vita di chi quella violenza l’ha così tragicamente subita, non si può non pensare alla vita di chi quella violenza l’ha sentita crescere, incontenibile, dentro di sé… Leggi il resto dell’articolo »



reggiseni, burkini e veli….

29 08 2016

fr.burkA proposito di burkini… che pure, considerando quel che accade nel mondo, il discutere che ne è nato intorno a tratti assume toni surreali… ma ho trovato così tragicamente vera, che più non si può, la vignetta ripresa dal numero di internazionale della settimana scorsa. Un riquadro diviso in due. A sinistra c’è una donna in topless e un vigile la ferma, per farle una multa e intimarle: “signora, è vietato. Si rivesta!”. Una data indica il 1966. Nel riquadro a destra, mezzo secolo dopo, stessa spiaggia stesso mare, la donna è ben coperta dal burkini e c’è un poliziotto che la ferma: “signora, è vietato. Si svesta”.
Fulminante vignetta che punta il dito su quel tratto di spiaggia dove implodono le nostre contraddizioni.
Diciamo la verità, un bel paradosso… oggi che mostrare liberamente il proprio corpo in spiaggia (e non) è cosa tanto acquisita che ci si dimentica che quei primi topless erano rivendicazione di libertà di scelta personale.
Ma c’è anche un altro punto che la vignetta ben sottolinea. (…= Leggi il resto dell’articolo »



restituendo a Medea ciò che è di Medea..

10 02 2015

Leggendo… stralci dalle motivazioni del tribunale del riesame che confermano l’arresto della giovane donna accusata di avere ucciso il figlio, laggiù in quel paesino siciliano, in provincia di Ragusa. Di cui non mi riesce di scrivere il nome, né di lei, né del bambino, né del paese… nomi già da troppe appropriazioni lacerati… Spaventandomi per il suono in qualche modo feroce anch’esso, di burocratica e “scientifica  freddezza”, di quegli stralci ripresi dalla stampa…  Chiedendomi, ancora una volta, da quanti punti di vista una storia può essere raccontata, quali voci indagare, anche quando non pronunciate, per non affogare nel pantano dei luoghi comuni.

Pensando così a Medea, diventata nell’uso comune delle parole e dei pensieri “prototipo della madre assassina”… la maga della tragedia di Euripide che per vendicarsi del tradimento di Giasone uccide i figli avuti da lui ( così, molto sintetizzando e molto banalizzando).

Ma c’è un racconto della vicenda di Medea che, scomposta in voci che si narrano come su facce diverse di uno stesso prisma, ci restituisce tutta un’altra storia.(…) Leggi il resto dell’articolo »