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    Ancora un pensiero per Pino..

    Vittorio da Rios, che ringraziamo, ci manda il suo pensiero per Pino Roveredo. Come sempre abbracciando il mondo…

    “Per i tanti labirinti e impegni che la vita a volte ti porta a percorrere di Pino avevo appena scorto il suo notevole valore narrativo frutto di recensioni, e letture altrui, che radiografavano la sintesi di una vita tra le tante tribolate e sofferte oltre il sopportabile. Pino era uno spirito per vita vissuta oltre il “fossato” del vivere il normale. Aveva nella sua complessa quanto unica vicenda terrena attraversato tutti i lidi del dolore, della privazione, della solitudine, dell’essere altro, del patire ingiustizie assolute, espressione di una realtà sociale drammaticamente disuguale. E ne ha fatto un autentico capolavoro espressivo di grande valore letterario, culturale, sociologico, antropologico, da trasmettere soprattutto ai giovani. e alle nuove generazioni che si affacciano ora nel proscenio della vita e ne saranno futura classe dirigente. Pino, le cui opere sono oramai immortalate a futura memoria, rientra nel grande affresco nella cui cornice sono raffigurate donne e uomini vittime di quelli che io da tempo definisco: I CRIMINI DI SISTEMA. Il pensiero non può non andare a figure come Carmelo Musumeci, a Mario Trudu, a Paolo Conte, a De Feo, e a molti altri che hanno patito pene indicibili causa di un sistema organizzativo sociale di tale proporzioni disumane da sconvolgere la vita nella sua essenza fondativa. Da chiedersi ma cosa ne abbiamo fatto della Costituzione? Dei principi costitutivi in particolare uno dei pilastri dello Stato di diritto “l’articolo tre”. Carta straccia vien da dire! E come è stato possibile che questo avvenga inanzi a un capolavoro di sintesi di varie anime culturali, ideali, filosofiche, religiose, politiche, che hanno reso possibile il più grande testo, ossatura e pilastro fondativo della nostra Repubblica, e preso da esempio per elaborare e modificare carte Costituzionali di molte “democrazie occidentali” e non solo. Mi chiedo e chiedo a giuristi, filosofi del diritto, legislatori, autorità di ogni ordine e grado,mondo produttivo Cooperativo e privato, sistema bancario e alta finanza, intellettuali,forze politiche, se oggi ancora questo nobilissimo termine a un qualche valore identificativo, come si pensa di incedere in un futuro prossimo per rendere il minimo attuabile la nostra Costituzione e ripristinare un decente Stato di Diritto? Più che ascrivere nelle aule dei tribunali la scritta che francamente oggi esprime totale oscenità giuridica e un diritto disuguale nella concretezza del vivere quotidiano: ” LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” sostituendola con l’artico tre della nostra Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Gia nel secolo breve, uno tra i massimi pensatori contemporanei Hans Georg Gadamer rifletteva che la nostra è un’epoca caratterizzata dalle conseguenze degli enormi sviluppi tecnologici avviati dalla rivoluzione industriale. Alla fine di quest’epoca, ossia nella seconda metà del XX secolo negli anni della ricostruzione, dopo le due guerre mondiali, la rivoluzione industriale ha di nuovo raggiunto le proporzione di un’onda che tutto sommerge e trascina. Ed è dentro questo paradigma conoscitivo storico-filosofico, con la lucida e razionale consapevolezza, che quello che oggi chiamiamo scienza è com’è noto una creazione dell’età moderna che ha avuto inizio con Galileo Galilei: Fino ad allora le capacità inventive dell’umano si erano limitate più che altro a riempire gli spazi lasciati dalla natura. Ecco ora invece aprirsi una nuova epoca, in cui l’ingegno umano impara a riprodurre artificialmente gli oggetti naturali e, addirittura a costruire una nuova realtà. Il metodo scientifico e le sue protesi tecnologiche diviene cosi la nuova forma per dominare la natura, che cosi viene ridotta a campo da dominare e non è considerata come madre della vita. Ecco allora come con le sue opere ha evidenziato uno dei grandi fisici contemporanei Luigi Sertorio ” Si è costruito il mostro tecnologico di potenza: Armiero-finanziario-produttivo- consumistico, oramai fuori controllo all’uomo stesso che non può che constatarne le conseguenze. Guerre, massacri, genocidi, affamamenti miseria in vasti strati del Pianeta e nelle stesse ricche e opulenti società che definiamo “Evolute”, e oggi in grande crisi. E’ da questi radicali quanto irreversibili mutamenti economici e antropologici, mai prima sperimentati nella multi millenaria storia dell’ominide che dobbiamo riflettere e comprendere le opere di Pino Roveredo. Il suo autentico calvario esistenziale che riflette e fa sintesi di altri infiniti calvari, da cui a tratto l’humus e energia per donarci i suoi capolavori. E da qui quel balzo evolutivo balducciano oltre il tutto finora costruito in termini conoscitivi, Filosofici-Scientifici-Economici. Che porterà alla costruzione dell’uomo nuovo.” INEDITO” oltre all’uomo EDITO che conosciamo i limiti e le tragedie che ha determinato nel corso della storia. E abbia come guida tra le tante innovative, nel suo incedere in futuro come recita un prezioso lavoro di Ferrari: NO PRISION. NO PRIGIONE metodo superato dalla storia quanto dalla sua dimostrata inutilità. Un caro saluto.

    Vittorio da Rios

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