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    Nuvole

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    Alcuni pensieri, sul cammino di questo nuovo progetto, per il racconto dei trentatré anni di carcere  di Mario Trudu, ergastolano in quel di Spoleto.

    Non è semplice, entrare in un carcere per incontrare un detenuto. Un ergastolano dei più cattivi, poi… Non è affatto semplice, occorre che la domanda sia formulata nella maniera migliore, occorre che dopo le verifiche arrivi un’autorizzazione e per questa è necessario che siano d’accordo tutti, educatori, direzione, magistrato di sorveglianza, comandante della polizia penitenziaria… Credendo che il momento fosse finalmente arrivato, mi ero affrettata a prepararmi per l’incontro: letto e riletto il testo della sua autobiografia, stampata una prima parte per discuterne insieme, quale proposta di lavoro, cosa dire, un foglio zeppe zeppo di appunti, per avere le parole per dire, un libro da portare in dono, anche… Ma qualcosa ancora non va. Si rinvia dunque. Eppure, non ce l’ho fatta, a restare a casa. Così ho preso il treno e comunque ho incontrato Nadia  (Nadia Bizzotto ricordate? che queste storie di ergastolani speciali mi ha fatto incontrare …  la causa di tutti i miei guai, insomma) e le ho chiesto di portarmi almeno fin sotto le porte del carcere di Spoleto, fin sotto il recinto, anzi, di ferro e filo spinato, come ogni carcere che si rispetti.(…)

    voci da dentro…

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    E’ in cammino un nuovo progetto, per portare fuori dalle mura del carcere un’altra voce. Quella di Mario Trudu, uno dei testimoni di “Urla a bassa voce”, ricordate? quello in carcere da 32 anni, e ora sono già 33. Leggendo l’autobiografia che ha scritto in questi anni, ne anticipo un pensiero dal risvolto di copertina del volume che in carcere ha stampato, con tanto di foto e disegni. “Per decenni dentro una cella a sognare quei luoghi conosciuti da ragazzo, luoghi pieni di luce allegria e lavoro, sono riuscito attraverso le immagini che la mia mente produceva e continua a produrre, a distrarmi dal male che mi circonda, anche quando ho vissuto in una cella buia… riuscivo lo stesso a vedere il sole, e le immagini che la mia mente produceva sono talmente cariche che a volte dovevo chiudere gli occhi per non accecarmi”… E’ stata l’immagine che più mi ha colpito, spero la biografia possa diventare un libro, anzi , ne sono certa… così pieno di “accettate” ( se permettete cito Kafka), per “il lago ghiacciato della nostra anima”.

    A proposito di Collins…

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    Un aggiornamento, sulla vicenda di Collins Igbinoba, che con Salvatore Bandinu aveva partecipato al progetto di scrittura in carcere dal quale è nato “La cella di Gaudì”. E’ ancora nel Cie di Bari, Bandinu lo ha sentito poco fa. Gli ha chiesto come si sentisse e gli ha risposto: “tradito, abbandonato e preso in giro”. “Mi ha ripetuto almeno una ventina di volte, scrive Bandinu, che lui avrebbe voluto una piccola opportunità in Italia, che in carcere ha lavorato e si è sempre comportato bene, che sarebbe potuto scappare ma non lo ha fatto. Non capisce come mai prima tutti lo cercassero per portare in giro un progetto mentre adesso che è lui ad avere bisogno, nessuno più si fa sentire. Non ho saputo cosa rispondere. O meglio, lo avrei saputo ma ho preferito omettere. Il CIE di Bari è peggio di un carcere. Siamo entrati nella vita di questi detenuti e in qualche modo ce ne siamo fatti carico… Mi ha ripetuto in continuazione di essere confuso. Anche io lo sono”. Già, perché la vita di Collins, ne “La cella di Gaudì”, è diventata narrazione che si è offerta a tutti noi, e ognuno di noi, leggendola ne prende parte e ne diventa parte. Ed è cosa questa, difficile da buttarsi alle spalle. Come ben spiega Salvatore Bandinu: “Se raccontare una storia significa intersecare solo per un attimo un altra vita, una diversa esistenza rispetto alla nostra, anche se nulla possiamo affinchè il sogno di Collins ( e di migliaia di persone come lui) si avveri, almeno sentiamoci in dovere di rattristarci per una sconfitta che non è solamente la sua. Sarà poco ma se non altro, prima di lavarcene definitivamente le mani, almeno un poco ce le saremo sporcate.. Non si può toccare il dolore altrui e poi dimenticare…. senza esserne contaminati…” . Già, perché forse potremo tranquillamente dimenticare, buttandola via, anche questa storia, come tante altre, facendone un fantasma, magari… ma i fantasmi, in qualche modo, ritornano, magari anche nutriti della forza del racconto al quale li abbiamo consegnati…

    pensiero di mezzagosto…

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    “E’ il metodo che illumina il fine”

    Appena ascoltata in un programma di Rai Storia, in risposta ad una domanda di Enzo Biagi, frase pronunciata da Sergio Cusani, ricordate? l’unico, forse, delle persone coinvolte nelle inchieste di tangentopoli, che si è assunto fino in fondo le proprie responsabilità, che ha passato anni in carcere, che sull’ingiustizia e sulla ferocia del sistema carcerario ha molto ragionato, impegnandosi poi fra l’altro in progetti di recupero dei detenuti e di finanza etica…

    nel paese dai facili e arroganti machiavellismi, una vera rivoluzione copernicana del pensiero… se tenuta appena appena presente, quanto ci avrebbe migliorato…

    Storia di Roverto

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    C’è un uomo nel carcere di Padova che lo scorso 4 luglio ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, per urlare, così, la sua innocenza… Ed è la sua storia la prima che incontriamo lungo il viale, alberato dei Tigli delle nostre prigioni…  Si chiama Roverto Cobertera. Per la cronaca, dominicano, con doppia cittadinanza, americana anche, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un uomo, Tarik Saad Heddine, del Marocco, che sarebbe stato ucciso per un debito di droga da 30 euro. Insomma una storia di spaccio e traffico di stupefacenti. La condanna all’ergastolo arriva in appello, aggravando la condanna di primo grado, che era stata a 24 anni. Dell’omicidio Roverto Corbertera si è sempre dichiarato innocente. I suoi giorni senza cibo e senza acqua sul suo diario, li racconta così: “Oggi è il giorno 4 luglio, un gran giorno per l’America, è il giorno dell’Indipendenza del mio paese che penso che sia il miglior paese del mondo, dove i diritti dell’uomo vengono rispettati senza distinzione di colore e di razza. Oggi è iniziato il mio sciopero della fame e della sete per urlare la mia innocenza al di là del muro di cinta. Peso 82 Kg. Oggi ho fatto colloquio per la prima volta nell’ “Area verde” del carcere ed è stata una giornata bellissima e piena d’amore.” Al quindicesimo giorno dello sciopero della fame e della sete, Roberto pesa 73,70 chili. Ha sentito al telefono la moglie che, insieme alle persone in ansia per lui, gli ha chiesto che almeno bevesse, almeno un poco, perché suo nonno, che ha 105 anni, a mezzagosto verrà a trovarlo e non vogliono che lo veda troppo debole…. Così Roverto il 19 luglio scrive: “vado avanti con lo sciopero della fame, mi fermo solo un po’ per quello della sete per non farmi vedere da mio nonno troppo debilitato…” . Ma “il diciassettesimo giorno Peso 73,40 Kg… mi sento debole e giù di morale. Cerco di farmi forza perché presto vedrò il caro nonno…”(…)

    Rifiuti…

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    Un grido, che arriva di là dal mare. Dalla Sardegna, storia di Collins Igbinoba ( nome che sa d’africa profonda…) , che ha scontato la sua pena e ora è stato spedito nel Cie di Bari. Salvatore Bandinu, che è scrittore, ne ha narrato la storia, e insieme hanno partecipato a un progetto di scrittura che ha portato alla pubblicazione di un libro “La cella di Gaudì”, fra l’altro in gara per un importante concorso letterario. In carcere, scrive Bandinu, Collins ha sempre tenuto un comportamento esemplare, come si dice, lavorando e conseguendo la terza media. Collins ha anche girato la Sardegna coinvolto in diverse presentazioni del libro con la sua storia. “E’ disperato e mi chiama piangendo , scrive Bandinu, ora lo buttano come un rifiuto negandogli la semplice possibilità di vedere almeno come va a finire il concorso letterario al quale partecipa”….C’è qualcuno a cui importi la storia di Collins?

    Cloto Lachesi Atropo

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    Sfogliando, le immagini e le parole, di Edoardo Slavi, di Grazia Frisina … tre donne, tutte da guardare, tutte da ascoltare…

    Cloto Lachesi Atropo

    Fremente tessitura

    battere di spoletta laboriosa

    sudato stame tra i polpastrelli//

    Ognuna ordinatamente trame su trame

    annoda – allungallarga – sfila

    e non per spregio semmai per voto//

    Sorelle siamo. Al telaio comandate

    Ministre d’un tempo d’assolvere

    Del destino assidue orditrici

    Edoardo Salvi, Grazia Frisina Faccia – Oltre l’orizzonte

    In via dei Tigli…

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    Invito, da oggi, in via dei Tigli… nel sito di Stampalternativa, aprendo il banner in basso al centro… per un viaggio, che si racconta così:

    “E’ d’estate che ci si accorge dell’universo-carcere. Quando il caldo è così caldo che dentro le celle diventa tortura che si aggiunge a tortura. Nulla attenua l’aria bollente che passa tra le sbarre, e sembra che tutto si esasperi. Come se non fosse già tutto un oltre i confini dell’umanamente accettabile. Così qualche notizia in più arriva, d’estate, insieme al profumo dei tigli… Per me, è profumo che da sempre mi riporta all’ansia di pensieri in catene, per via dei tigli del viale alberato che fiancheggiava il carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove sono nata e per un po’ cresciuta. Si passava spesso sotto le mura del massiccio impianto borbonico, a un passo dal centro, e d’estate quel profumo rimaneva appiccicato addosso come lo sguardo delle guardie che dalle garitte immaginavo guardassero feroci anche noi bambini.

    dieci minuti per la libertà

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    “Dieci minuti per la libertà”. E’ l’iniziativa ideata dai detenuti nella sezione AS1 del carcere di Catanzaro.

    Prenderà il via il primo settembre 2013. I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva. Gli ideatori dell’iniziativa ricordano come la Corte Costituzionale ha stabilito il divieto di automatismi poiché contrari all’art. 27 cost. , anche perché annullano la funzione dei giudici di sorveglianza.

    Già decine e decine le adesioni… ne riparleremo…

    Ritornando a Santa Maria…

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    Ricordate, la storia di Ginetta, da Santa Maria di Castellabate?  Beh, lei è ancora lì, sul corso del paese, a intarsiare colori. E cucire sagome di bambole, e vestitini, e fiori, che vende per fare poi beneficenza, per bambini di un’altra riva. Che ancora hanno bisogno. Ma che fine hanno fatto  quei fiori di tulle, che dondolavano alle inferriate dei suoi balconi? Composti  con i veli di tutte le spose che da tutti i paesi gliene hanno inviato ritagli? E, benché non sposa, alcuni ritagli di tulle colorato ne avevo un’estate portati anch’io…

    Ah! Pericolo crollo… si avvisa su una fiancata del palazzo… appena puntellato sul lato destro… In attesa del restauro, chissà… per ora alleggerito del peso di quelle nuvole colorate…  peso insostenibile, come tutti i sogni che ogni fiore di tulle raccontava…