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    pensiero di mezzagosto…

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    “E’ il metodo che illumina il fine”

    Appena ascoltata in un programma di Rai Storia, in risposta ad una domanda di Enzo Biagi, frase pronunciata da Sergio Cusani, ricordate? l’unico, forse, delle persone coinvolte nelle inchieste di tangentopoli, che si è assunto fino in fondo le proprie responsabilità, che ha passato anni in carcere, che sull’ingiustizia e sulla ferocia del sistema carcerario ha molto ragionato, impegnandosi poi fra l’altro in progetti di recupero dei detenuti e di finanza etica…

    nel paese dai facili e arroganti machiavellismi, una vera rivoluzione copernicana del pensiero… se tenuta appena appena presente, quanto ci avrebbe migliorato…

    Storia di Roverto

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    C’è un uomo nel carcere di Padova che lo scorso 4 luglio ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, per urlare, così, la sua innocenza… Ed è la sua storia la prima che incontriamo lungo il viale, alberato dei Tigli delle nostre prigioni…  Si chiama Roverto Cobertera. Per la cronaca, dominicano, con doppia cittadinanza, americana anche, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un uomo, Tarik Saad Heddine, del Marocco, che sarebbe stato ucciso per un debito di droga da 30 euro. Insomma una storia di spaccio e traffico di stupefacenti. La condanna all’ergastolo arriva in appello, aggravando la condanna di primo grado, che era stata a 24 anni. Dell’omicidio Roverto Corbertera si è sempre dichiarato innocente. I suoi giorni senza cibo e senza acqua sul suo diario, li racconta così: “Oggi è il giorno 4 luglio, un gran giorno per l’America, è il giorno dell’Indipendenza del mio paese che penso che sia il miglior paese del mondo, dove i diritti dell’uomo vengono rispettati senza distinzione di colore e di razza. Oggi è iniziato il mio sciopero della fame e della sete per urlare la mia innocenza al di là del muro di cinta. Peso 82 Kg. Oggi ho fatto colloquio per la prima volta nell’ “Area verde” del carcere ed è stata una giornata bellissima e piena d’amore.” Al quindicesimo giorno dello sciopero della fame e della sete, Roberto pesa 73,70 chili. Ha sentito al telefono la moglie che, insieme alle persone in ansia per lui, gli ha chiesto che almeno bevesse, almeno un poco, perché suo nonno, che ha 105 anni, a mezzagosto verrà a trovarlo e non vogliono che lo veda troppo debole…. Così Roverto il 19 luglio scrive: “vado avanti con lo sciopero della fame, mi fermo solo un po’ per quello della sete per non farmi vedere da mio nonno troppo debilitato…” . Ma “il diciassettesimo giorno Peso 73,40 Kg… mi sento debole e giù di morale. Cerco di farmi forza perché presto vedrò il caro nonno…”(…)

    Rifiuti…

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    Un grido, che arriva di là dal mare. Dalla Sardegna, storia di Collins Igbinoba ( nome che sa d’africa profonda…) , che ha scontato la sua pena e ora è stato spedito nel Cie di Bari. Salvatore Bandinu, che è scrittore, ne ha narrato la storia, e insieme hanno partecipato a un progetto di scrittura che ha portato alla pubblicazione di un libro “La cella di Gaudì”, fra l’altro in gara per un importante concorso letterario. In carcere, scrive Bandinu, Collins ha sempre tenuto un comportamento esemplare, come si dice, lavorando e conseguendo la terza media. Collins ha anche girato la Sardegna coinvolto in diverse presentazioni del libro con la sua storia. “E’ disperato e mi chiama piangendo , scrive Bandinu, ora lo buttano come un rifiuto negandogli la semplice possibilità di vedere almeno come va a finire il concorso letterario al quale partecipa”….C’è qualcuno a cui importi la storia di Collins?

    Cloto Lachesi Atropo

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    Sfogliando, le immagini e le parole, di Edoardo Slavi, di Grazia Frisina … tre donne, tutte da guardare, tutte da ascoltare…

    Cloto Lachesi Atropo

    Fremente tessitura

    battere di spoletta laboriosa

    sudato stame tra i polpastrelli//

    Ognuna ordinatamente trame su trame

    annoda – allungallarga – sfila

    e non per spregio semmai per voto//

    Sorelle siamo. Al telaio comandate

    Ministre d’un tempo d’assolvere

    Del destino assidue orditrici

    Edoardo Salvi, Grazia Frisina Faccia – Oltre l’orizzonte

    In via dei Tigli…

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    Invito, da oggi, in via dei Tigli… nel sito di Stampalternativa, aprendo il banner in basso al centro… per un viaggio, che si racconta così:

    “E’ d’estate che ci si accorge dell’universo-carcere. Quando il caldo è così caldo che dentro le celle diventa tortura che si aggiunge a tortura. Nulla attenua l’aria bollente che passa tra le sbarre, e sembra che tutto si esasperi. Come se non fosse già tutto un oltre i confini dell’umanamente accettabile. Così qualche notizia in più arriva, d’estate, insieme al profumo dei tigli… Per me, è profumo che da sempre mi riporta all’ansia di pensieri in catene, per via dei tigli del viale alberato che fiancheggiava il carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove sono nata e per un po’ cresciuta. Si passava spesso sotto le mura del massiccio impianto borbonico, a un passo dal centro, e d’estate quel profumo rimaneva appiccicato addosso come lo sguardo delle guardie che dalle garitte immaginavo guardassero feroci anche noi bambini.

    dieci minuti per la libertà

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    “Dieci minuti per la libertà”. E’ l’iniziativa ideata dai detenuti nella sezione AS1 del carcere di Catanzaro.

    Prenderà il via il primo settembre 2013. I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva. Gli ideatori dell’iniziativa ricordano come la Corte Costituzionale ha stabilito il divieto di automatismi poiché contrari all’art. 27 cost. , anche perché annullano la funzione dei giudici di sorveglianza.

    Già decine e decine le adesioni… ne riparleremo…

    Ritornando a Santa Maria…

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    Ricordate, la storia di Ginetta, da Santa Maria di Castellabate?  Beh, lei è ancora lì, sul corso del paese, a intarsiare colori. E cucire sagome di bambole, e vestitini, e fiori, che vende per fare poi beneficenza, per bambini di un’altra riva. Che ancora hanno bisogno. Ma che fine hanno fatto  quei fiori di tulle, che dondolavano alle inferriate dei suoi balconi? Composti  con i veli di tutte le spose che da tutti i paesi gliene hanno inviato ritagli? E, benché non sposa, alcuni ritagli di tulle colorato ne avevo un’estate portati anch’io…

    Ah! Pericolo crollo… si avvisa su una fiancata del palazzo… appena puntellato sul lato destro… In attesa del restauro, chissà… per ora alleggerito del peso di quelle nuvole colorate…  peso insostenibile, come tutti i sogni che ogni fiore di tulle raccontava…

    Anche le fate hanno il tablet…

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    Mi arriva da Manuel Ronzoni un annuncio cui vale la pena di dare un’occhiata, e non solo se siamo di quelli per cui la fiaba fa parte ancora del proprio orizzonte… per un progetto che si presenta così:

    “Arriva la versione 2.0 della più popolare app di fiabe! Un progetto italiano, costruito sulla passione di più di 500 autori coinvolti e su contenuti classici ed originali che ha permesso di creare la più completa collezione di fiabe italiane con più di 1.500 testi, video e audio fiabe. Il portale www.tiraccontounafiaba.it è il punto di raccolta, la redazione inserisce le fiabe classiche, gli utenti possono condividere tutta la propria fantasia inviando fiabe nuove ed originali; le app ufficiali iOS e Android permettono la diffusione a più di 200.000 utenti che hanno effettuato il download (gratuito!) dell’app. // Un progetto completamente gratuito per tutti gli utenti, un esempio di condivisione sociale di contenuti di qualità, nel rispetto dei diritti d’autore e con l’obiettivo di fornire un supporto educativo e di intrattenimento ai soggetti che “raccontano le fiabe”: genitori, insegnanti, educatori, nonni …  // L’aspetto sociale e la possibilità di condividere i propri testi è inoltre uno stimolo alla creatività di piccoli e grandi autori. Un’offerta di visibilità unica e gratuita per dare spazio alla propria fantasia e per rendere interattivo il “gioco della fiaba”.(…)

    Le nostre prigioni…

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    Un invito… a leggere un articolo nell’ultimo numero di Internazionale, dove si legge del Brasile, delle proteste, e degli annessi lavori per i Mondiali dell’anno prossimo. Dove si racconta che perché ci si possa godere “liberamente” la festa, sono stati spesi circa 900 milioni di dollari. “le spese, si legge, comprendono un contratto per 30 milioni di dollari con la Condor, che ha fornito le bombe lacrimogene, lo spray urticante e le pallottole di gomma non solo alla polizia  turca ma anche agli Emirati Arabi UNiti e al Bahrein. Il contratto prevede la consegna di duemila kit di armi a lungo raggio oltre a 1800 pistole elettriche e a 8.300 granate sonore e luminose (…)”. Se poi consideriamo i lavori di ristrutturazione del leggendario stadio Maracana, che hanno ridotto di oltre la metà i posti cancellando le zone popolari, e dove sarà vietato suonare tamburi e srotolare bandiere…  La domanda che sorge spontanea , come si dice, è: cosa rimane della festa? Poco, forse, la risposta… e sicuramente ristretta in altro luogo che sa di prigione…

    La via delle stelle…

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    “Catturato dagli uomini, legato a una slitta frustato a sangue, Zanna Blu fugge. Viene ripreso, ferito. Ma sempre risorge, quasi immortale.”

    Alcune righe dalla prefazione che Margherita Hack ha scritto per “Zanna Blu”, di Carmelo Musumeci. La Signora delle stelle, o, più bello ancora come titola il Manifesto, Stella Rossa, è stata la prima firmataria dell’appello contro l’ergastolo. Per non  dimenticare…