… pensiero della domenica sera, quando, finalmente, a poco a poco, si spengono i lamenti dei cani… lasciati a guaire il fine settimana, chiusi, negli appartamenti… Li senti piano piano moltiplicarsi, a iniziare dalla sera del venerdì, e poi il sabato… sono strazi che si rincorrono e si rimandano, da un palazzo all’altro. A furia di sentirli, s’impara, anche, a leggerne i significati… le parole… d’attesa, estenuanti… le urla, di spavento, l’orrore dell’abbandono, anche… Lo scorso anno un cane lasciato su un balcone, proprio qui, nel quartiere di San Giovanni, si è lancianto giù in strada … facendola finita, una volta per tutte, esaperato, di solitudine e d’assenza… di caldo, anche, immagino… Una domanda stupida: ma perché avere un cane, se neppure si ha il piacere di portarlo con sé a respirare fuori dalle città… E’ come quando qualcuno mi chiede con orrore: ma il tuo gatto sale sul letto? E perché mai avere un gatto, se non per il piacere di averlo sui piedi (o fra le braccia o sul collo…) la notte? Ricordo, tanti anni fa… un bellissimo alano, nel borghesissimo quartire di Prati. Un bellissimo alano e il suo altrettanto bel padrone… faceva così bella figura lui, il padrone, ad accompagnarsi ad un così bel cane.. avevano la stessa falcata, lo stesso sguardo giovane e seducente… l’avrà preso per questo, ricordo pensai… Ricordo, con strazio, i latrati di quel cane, dal venerdì sera alla domenica sera… lasciato solo nel suo appartamento dal giovane padrone andato via a godersi i suoi giorni, le sue estati, le sue donne… e il dolore, che immagino abbia provato, l’alano, quando, ho saputo, il suo bel padrone ha deciso di darlo via. Così, perché il bel gioco era finito. E finalmente è finita anche questa domenica. Sono rientrati tutti abbastanza presto, mi sembra… nessuno fiata, non un latrato, non un guaito… finalmente… solo ronzii di condizionatori d’aria…
Penelope…
“Senza lasciare segni / la passione ha avuto il tempo di morire /dentro a un letto tarlato dalle notti più fredde // Ho posato la testa su guanciali d’autunno / lasciando che le musiche i colori / i desideri cadessero come foglie / e i fantasmi giocassero con i silenzi...”
Sentito? La Penelope di Grazia Frisina. Ritorna dal passato per urlare l’abbandono e vomitare le ferite del tradimento. Si veste, questa nuova Penelope, di una nuova veste, per smentire chi la vuole ancora e per sempre in attesa, ingoiando lacrime… la Penelope che chissà quando impareremo tutte a essere… Ascoltate, ancora: “Non voglio più conoscerti / Non c’è posto per i tuoi ormeggi – Neppure nel cuore / Qui – Sei straniero nel mio porto / Torna là dove hai sparso i tuoi semi / da cui mai coglierai i frutti // E’ questa l’ora delle tue lacrime / Anche delle tue lacrime”
Ascoltando, e prendendo appunti, da “Questa mia bellezza senza legge” Sassoscritto Editore
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La quinta felicità
“La mia prima passeggiata con Laszlo è per andare a prendere pane e latte. (…) Cerco di scambiare qualche parola con lui. Non l’ho ancora sentito parlare. Gli chiedo da dove viene. Esce una specie di soffio dalla sua voce spalancata, ha i muscoli delle mascelle molto deboli: “Hahia”. “Cosa?” “Zaha”. “E dov’è?”.. E’ la voce di un ferito a morte: “Eh, Zara… è un posto molto lontano”.
Laszlo è uno degli ospiti della casetta, un edificio all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste dove, anni dopo la chiusura del manicomio, abitano alcune persone che dell’ospedale erano stati ospiti. E “La quinta felicità” è il libro, edito da Stampalternativa , di Eugenio Azzali, che racconta un anno di servizio civile svolto accudendo “i matti della casetta”. Cos’è la “quinta felicità?” Una frase colta su di un autobus, mormorata da persona che in qualche modo dà ad Azzali, e a noi che leggiamo, il benvenuto nel mondo dei “matti della casetta”. Dove Azzali è stato perché obiettore di coscienza. All’inizio forse solo curioso, ma poi completamente travolto e coinvolto dagli incontri di quei giorni… l’incontro con adulti rimasti bambini… adulti- bambini , che in manicomio poco più che adolescenti erano entrati…Fortissimo è l’impatto con i corpi, Peppe dell’Acqua nella prefazione al libro parla quasi di violenti “corpo a corpo”, che accadono nella casetta.Dei “corpo a corpo”, che Azzali ricorda come momenti in cui ha imparato, anche, l’uso di una forza gentile che mai, assicura, è stata sopraffazione o violenza. Mai e poi mai, in una relazione, con quegli adulti-bambini, che subito diviene di cura, di affetto, profondo… Il linguaggio è crudo, ma nello stesso tempo, da relazioni che sembrano intollerabili , da percorsi che a noi sembrano sconnessi, nasce anche della sottile ironia. Un episodio, fra tanti: uscendo da un cinema, dopo la visione di “Eyes Wide shut”, il film di Kubrick, con donne nude, notturni… Azzali ricorda il commento di Laszlo: “film de guerra , bello”. (…)
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Utopie
Un pensiero, al ritorno dall’incontro alla Feltrinelli di via del Babuino (a Roma), per parlare dei 43 anni di Stampalternativa, e dei suoi prossimi 43…, dal punto di vista di lettore molto affezionato al ricordo della nascita delle Millelire che ha spezzato la logica del prezzo di mercato. Cosa non trascurabile allora che di soldi non ce n’erano poi molti… Un titolo per tutti, La Lettera sulla Felicità… l’idea rivoluzionaria dell’esplosivo Marcello Baraghini, che di rivoluzionario aveva anche il fatto di non aver rinunciato alla qualità, sia della grafica che dei contenuti. A cominciare dal titolo, di cui è sempre stato maestro… Un titolo, sono convinta, deve saper toccare qualcosa nel fondo della nostra anima… E con Lettera sulla felicità, quella felicita che nessuno di noi, consapevole o no, rinuncia nel fondo più fondo dell’anima ad inseguire, ecco che Marcello ce la fa arrivare in volo… missiva da un tempo lontano…


