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    Tigli

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    … invasa alla svolta sull’angolo di una strada dal profumo di fiori di tiglio… profumo d’estate… ma profumo, piuttosto, che sempre mi riporta all’ansia del carcere… per via del viale alberato che guardava al carcere di Santa Maria Capua Vetere… massiccio impianto borbonico ora sede d’università, ora che un carcere è stato costruito spostato più in là, fuori dal centro… non so se intorno ci siano ancora alberi di tiglio… rimane, incancellabile, ogni estate, quel profumo che torna, denso di sbarre…

    ritornando…

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    Ritornando a lezione di yoga. Ripetendo, prove di respirazione. Ujjayi pranayama, che tradizionalmente, leggo, si traduce con “respiro vittorioso”. C’è chi ritiene si riferisca invece alla forma non silenziosa di questa tecnica. Che, semplificando, consiste nel contrarre i muscoli del collo, ostruendo in parte la glottide. Cosicché il passaggio dell’aria provoca un suono sordo. Che, mantenuto continuo e regolare, diventa un suono simile al flusso di un’onda del mare sulla spiaggia. Il suono nasce timido, quasi rappreso. Ma poi cresce e si unisce al suono del respiro di ognuno, e moltiplicato per il suono di ciascun fiato, diventa come rumore del respiro di un mare. Mantra, che è voce d’oceano. Ampio, tranquillo. Potente. Si osserva il respiro e si pensa di poter arrivare infine a possederlo, quel mare. Per un attimo persino sereni. Chi possiede il mare, si dice, può possedere anche il mondo. Tranquillità che dura il respiro di un attimo. Se si affaccia, a disturbare la quiete della mente, un pensiero agitato, che sussurra le parole di Conrad: “Il mare… complice… dell’irrequietezza… dell’uomo”… E c’è chi  ricorda di non saper nuotare…

    41bis e dintorni, questione di illegittimità

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    Segnalata da Nadia Bizzotto, che commenta: “la lettura di questa decisione fa ancora sperare che in questo strano paese, dove il tema della giustizia viene da una parte e dall’altra strumentalizzato con polemiche spesso prive di una minima conoscenza delle questioni che si affrontano, vi è ancora spazio per l’affermazione CONCRETA ed EFFETTIVA dei principi del giusto processo !!”. Vale la pena di uno sforzo di lettura…

    “STORICA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE. Con la sentenza numero 143/2013 depositata ieri 20 giugno 2013 (relatore GIUSEPPE FRIGO) la CORTE COSTITUZIONALE ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 41-bis, comma 2-quater…, lettera b), ultimo periodo, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come modificato dall’articolo 2, comma 25, lettera f), numero 2), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «con i quali potrà effettuarsi, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari».
    Scrive, tra l’altro la Corte, “pur nella singolare articolazione logico-sintattica del precetto che ne risulta, il senso della norma rimodulata è chiaro. Ferma restando l’inapplicabilità ai colloqui difensivi delle disposizioni (valevoli invece per i colloqui con i familiari) che prescrivono il vetro divisorio, il controllo auditivo e la videoregistrazione, vengono introdotti per la prima volta dei limiti legislativi di tipo “quantitativo” al diritto dei detenuti in questione a conferire con i propri difensori: (…)

    Amiche sottomarine…

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    Sfogliando, ieri sera, prima di addormentarmi, la raccolta di poesie di Piera Mattei, e fermandomi ai versi che danno il titolo alla raccolta, “Le amiche sottomarine”, appunto… incontrando dunque sirene. Sirene, nella loro veste dolente e umida. Incontrando, dunque, ancora una volta, la nostra natura più profonda… in specchi d’acqua nera…  Ecco, gli ultimi versi: ” (...)  oggi -sebbene da diverse foci – / ci ritroviamo / nella città sottomarina, dolenti / di quel gran peso che ci tiene / giù a vivere con altri affogati / come fossimo vive // eppue, vedi, ancora agili / vestite di iridate squame / nuotiamo al gran fondo che riflette / un’immagine nitida nel buio”.

    Difficile aggiungere parole … un invito, piuttosto, ancora a riconoscere, guardandosi intorno, guardandosi dentro, iridate squame… “Le amiche sottomarine”, dunque. Passigli editore. La sirena del disegno è di Cristiano Morandini

    Pensiero della domenica sera

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    … pensiero della domenica sera, quando, finalmente, a poco a poco, si spengono i lamenti dei cani… lasciati a guaire il fine settimana, chiusi, negli appartamenti… Li senti piano piano moltiplicarsi, a iniziare dalla sera del venerdì, e poi il sabato… sono strazi che si rincorrono e si rimandano, da un palazzo all’altro. A furia di sentirli, s’impara, anche, a leggerne i significati… le parole… d’attesa, estenuanti… le urla, di spavento, l’orrore dell’abbandono, anche… Lo scorso anno un cane lasciato su un balcone, proprio qui, nel quartiere di San Giovanni, si è lancianto giù in strada … facendola finita, una volta per tutte, esaperato, di solitudine e d’assenza… di caldo, anche, immagino…  Una domanda stupida: ma perché avere un cane, se neppure si ha il piacere di portarlo con sé a respirare fuori dalle città… E’ come quando qualcuno mi chiede con orrore: ma il tuo gatto sale sul letto? E perché mai avere un gatto, se non per il piacere di averlo sui piedi (o fra le braccia o sul collo…) la notte? Ricordo, tanti anni fa… un bellissimo alano, nel borghesissimo quartire di Prati. Un bellissimo alano e il suo altrettanto bel padrone… faceva così bella figura lui, il padrone, ad accompagnarsi ad un così bel cane.. avevano la stessa falcata, lo stesso sguardo giovane e seducente… l’avrà preso per questo, ricordo pensai… Ricordo, con strazio, i latrati di quel cane, dal venerdì sera alla domenica sera… lasciato solo nel suo appartamento dal giovane padrone andato via a godersi i suoi giorni, le sue estati, le sue donne… e il dolore, che immagino abbia provato, l’alano, quando, ho saputo, il suo bel padrone ha deciso di darlo via. Così, perché il bel gioco era finito. E finalmente è finita anche questa domenica. Sono rientrati tutti abbastanza presto, mi sembra… nessuno fiata, non un latrato, non un guaito… finalmente… solo ronzii di condizionatori d’aria…

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    Penelope…

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    “Senza lasciare segni / la passione ha avuto il tempo di morire /dentro a un letto tarlato dalle notti più fredde // Ho posato la testa su guanciali d’autunno / lasciando che le musiche i colori / i desideri cadessero come foglie / e i fantasmi giocassero con i silenzi...”

    Sentito? La Penelope di Grazia Frisina. Ritorna dal passato per urlare l’abbandono e vomitare le ferite del tradimento. Si veste, questa nuova Penelope, di una nuova veste, per smentire chi la vuole ancora e per sempre in attesa, ingoiando lacrime… la Penelope che chissà quando impareremo tutte a essere… Ascoltate, ancora: “Non voglio più conoscerti / Non c’è posto per i tuoi ormeggi – Neppure nel cuore / Qui – Sei straniero nel mio porto / Torna là dove hai sparso i tuoi semi / da cui mai coglierai i frutti  // E’ questa l’ora delle tue lacrime / Anche delle tue lacrime”

    Ascoltando, e prendendo appunti, da  “Questa mia bellezza senza legge” Sassoscritto Editore

    Citando De André…

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