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    … uno stanco appunto…

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    … e questo vuoto ancora si trascina. Riempito a tratti da poche voci che risuonano come da un deserto, da urla mugolanti di cani, la notte, qua e là lasciati (?) nelle case, guaiti all’alba che straziano… dopo due notti insonni, squarciate dal suono infinito e penetrante di una sirena… l’allarme impazzito ( di negozio?, di casa?) che fino alle prime luci strema l’aria, e la mente e il corpo… e nulla sembra ci sia da fare per spegnerlo, finché qualcuno non torni…

    buon rientro a tutti…

    Buon ferragosto

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    Svegliandosi… in un silenzio surreale… spenta ogni voce… neppure un sussurro, neppure dal cielo, già arso, che ha cantato fino a ieri (l’altro ieri?) di trilli e pigolii… di uccelli ora scomparsi. Fuggiti, chissà… ma dove? Forse dissolti nella poca aria… suggerisce l’affannato respiro del mattino, trasmutati chissà in quale paradiso, e si spera ci sia per loro un paradiso. Rimane, come spettro, il tronco dell’alloro tagliato. Il piano pallido della sua sezione morta, a far da sponda a un’altalena, inabitata. Ed è ancora rimpianto della vita che aveva… delle sue voci… dei frullii. Madonnasanta che silenzio! E’ rimpianto, persino, delle grida feroci dei gabbiani… anche loro, chissà dove, fuggiti.

    ah, ecco, lo stridere sgraziato di una cornacchia… sì, sì, sembra proprio una cornacchia…, ecco, almeno il gracchiare, di una cornacchia… il giardino, chissà, ricomincia da lì…E buon ferragosto a tutti..

    Invito all’Idroscalo…

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    Tornando, e rimanendo ancora in argomento, nello spazio così breve e così profondo fra il dentro e il fuori,… con un invito, giusto giusto per Ferragosto. All’Idroscalo di Milano, per il progetto di recupero ambientale a cura della Casa di reclusione di Milano Bollate. Che il direttore del carcere, Massimo Parisi, annuncia con queste parole, che volentieri accogliamo:

    “Negli ultimi anni il 15 agosto sono state organizzate giornate di recupero ambientale che hanno visto la presenza di un elevato numero di detenuti  che, a titolo di volontariato sono usciti dall’Istituto, hanno prestato la loro attività per la pulizia di aree verdi e boschive, per poi pranzare con i familiari presso le stesse sedi di lavoro. Quest’anno, sia alla luce di una recente convenzione siglata dalla Provincia e dal Provveditorato lombardo (per l’utilizzo della struttura per il personale), sia in quanto è in corso una collaborazione per degli stage formativi, la maifestazione è stata organizzata presso l’Idroscalo di Milano. E’ prevista l’uscita collettiva di circa 80 detenuti (tra fruitori di permessi premio e ammessi al lavoro all’esterno) con la presenza di personale dell’Istituto (poliziotti ed educatori). Si ritiene che un’iniziativa di questo genere abbia, più che mai in questo momento di difficoltà del sistema penitenziario, un significato importante sia per l’immagine di una “pena utile” e non meramente afflittiva sia per gli ovvi effetti deflativi della giornata (alla luce della possibilità di coltivare anche interessi affettivi). In termini numerici si ipotizza (complessivamente) la presenza di circa 170 persone e sarà cura di questa Direzione organizzare il trasporto (ove possibile con l’utilizzo delle auto dei familiari e per la restante parte di detenuti con le auto degli operatori e dell’Amministrazione) e garantire una presenza costante (seppur non in termini di mero controllo) durante tutta la manifestazione, tenuto conto che i detenuti che vi parteciperanno  hanno già dato prova di affidabilità attraverso i permessi premio e il lavoro all’esterno”.

    e buon Ferragosto a tutti

     

    Finepenamai

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    Una breve pausa, di qualche settimana… nell’attesa, una piccola anticipazione del libro che uscirà a fine agosto. Dall’introduzione che inizia con una citazione del Tao-te-king, che avevo tenuto da parte dopo averla incontrata in uno dei folgoranti commenti di Guido Ceronetti all’Ecclesiaste. Dunque:

    “Il mondo considera bene il bene. Questo è il suo male (Tao-te-king).

    “Cosa mi aspetto da questo libro? Innanzitutto di far conoscere la Pena di Morte Viva in Italia. Una morte lenta ma più criminale di qualsiasi altra morte. Poi per far sapere al mondo dei vivi che l’uomo ombra è un fantasma in una cella, che spesso i cattivi sanno riconoscere il bene più dei buoni, che conoscono e puntano il dito solo sul male degli altri, e mai su se stessi. E poi che ci sono tanti buoni fra i cattivi, come tanti cattivi fra i buoni”. Quando ho chiesto a Carmelo Musumeci cosa si aspettava da questo libro, questa è stata la sua risposta. E insieme a lui queste pagine sono state scritte da altre trentacinque persone detenute nelle carceri italiane. “Detenuti speciali”, molti passati attraverso il regime del 41bis, che è sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario, tutti condannati all’ergastolo, pena che si è tradotta in “ergastolo ostativo”, prodotto dell’inasprimento delle pene con le quali lo Stato ha risposto ai reati di mafia all’inizio degli anni ’90, un meccanismo per cui la condanna diventa un “fine pena mai”. Che significa? “Chiedetelo a noi. Lasciate che siamo noi a spiegarvelo”, hanno detto. Le domande sono arrivate. Da cittadini, che sono insegnanti, medici,  volontari, giornalisti, suore. Le risposte hanno composto questo “libro collettivo”…

    Buon agosto a tutti…

    Vergogna!

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    Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Firenze, ancora tenta di scuoterci dal nostro imperdonabile torpore… e ancora urla la sua denuncia, che sottoscriviamo:

    “VERGOGNA! Tecnico morto montando il palco della Pausini: il risarcimento ammonta a 1936,80 euro….

    Io non posso che restare profondamente sconcertato, perchè di questa ennesima vergogna tutta italiana, di quotidiani ne ha parlato solo Corriere della Sera e di telegiornali solo il Tg3. Sugli altri siti web dei quotidiani nazionali o dei tg non ho trovato nessuna notizia su questa ennesima vergogna.
    Ma gli altri mezzi d’informazione cosa fanno, non hanno nulla da dire in merito?
    A chi non ha moglie o figli,  l’Inail da solo un assegno, come rimborso spese funerarie (questo assegno viene rivalutato di anno in anno).Ma possibile che la vita di un operaio valga davvero così poco? E intanto l’Inail ha un avanzo di bilancio annuale di circa 2 miliardi di euro, e un “tesoretto” derivante da questi avanzi di bilancio, che ammonta alla “modica cifra” di 18,5 miliardi di euro! Questi soldi sono depositati presso un conto infruttifero del Ministero del Tesoro e li usa lo Stato per ripianare i debiti.
    Ma possibile che la vita di un operaio valga davvero così poco???
    E’ UNA VERGOGNA!!! ”

     

     

    Un pensiero buio…

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    Aprendo, questa mattina, il sito di un quotidiano, per il solito sguardo alle cose del mondo… Per il tempo breve del tempo concesso fra un aggiornamento e l’altro, sono comparse, affiancate ( o l’una sopra l’altra sotto, ma l’effetto è lo stesso), la notizia e le immagini della strage nel cinema di Denver, dove un uomo, travestito da Flagello ( il cattivo, per intenderci, della storia), fa irruzione alla prima del film di Batman e uccide, bambini anche, e la notizia e le immagini della “battaglia” di Madrid, gli scontri e le ferite, durante la manifestazione anti-austerità al centro della città. Lì, nel nuovo (?!) continente, un travestimento grottesco per una mascherata di morte, qui la rappresentazione di quel che, a tratti, si teme aspetti tutti, noi del vecchio continente. Due immagini, due urla, sono sembrate, dello stesso delirio, sull’orlo di un precipizio verso il quale un unico sistema, niente affatto delirante, rischia di portare tutti, nel vortice di una collettiva, danza, macabra…

    Sì, proprio un pensiero buio. Speriamo, domani, passi …

    La tela strappata

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    Tornando, dalla Casa del Cinema. Dopo aver visto la cronaca delle 1367 ore che erano trascorse dalla strage di Capaci, la morte di Falcone della moglie Francesca Morvillo degli agenti della scorta, a quella di via D’Amelio, a Palermo, la morte di Borsellino e degli uomini, c’era anche una donna fra quegli uomini, della sua scorta… Nel documentario di Giancarlo Licata, a quel tempo cronista della redazione palermitana della Rai, di cui poi è stato anche Capo. “1367- La tela strappata”.

    Come definirlo? Bruciante. Brucianti le immagini di quelle 1367 ore scandite e raccontate rigorosamente, senza un alito di commento o divagazione, dalla cronaca che di quelle 1367 ore fecero i telegiornali. Dall’urlo di Rosaria Schifani ai funerali nella chiesa di San Domenico, alle parole di Caponnetto, su quelle “morti necessarie”. Passando per i fischi che fuori San Domenico costrinsero i politici ad uscire dalla porta secondaria, i lenzuoli che le donne e non solo le donne appesero ai balconi, le grandi manifestazioni che videro un fiume di persone occupare le piazze e scivolare lungo le strade… ed erano persone venute, anche, da tutt’Italia… Sembrava davvero che qualcosa di nuovo risorgesse, dopo quelle morti “necessarie”… che sole potevano “determinare una svolta nella vita nazionale”. Ed è un racconto che brucia. Brucia per quello che è stato allora. Brucia per quello che è stato dopo.  Non c’è voluto molto, tutto piano piano si è come riassopito… ed è ritornata, più silenziosa, forse, ma sempre diversa e sempre uguale a se stessa, la mafia, e gli intrecci, e i commerci, negli anfratti bui, della vita e delle ragioni, dello Stato e degli Stati… Dopo, anni dopo, non posso non risentire le parole di Letizia Battaglia che dalla sua terra a tratti è fuggita perché l’essere ritornata quella di sempre e più di sempre, dopo l’urlo di quei giorni, non era, ha detto, per lei più tollerabile. Perché città irredimibile… città senza futuro… la sua amatissima Palermo. Resilienza… in psicologia connota la capacità delle persone di far fronte ad eventi stressanti. Resilienza… in ingegneria si dice della capacità di un materiale di resistere a sollecitazioni impulsive, di conservare o di “riacquistare la propria struttura dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o a deformazione”. La resilienza … della forza buia …

    Ma è bene non dimenticare, quei giorni e la forza civile che quei giorni hanno visto nascere. C’è da augurarsi che giri molto nelle scuole, questo bel documentario… che lo vedano ragazzi… che ne prendano, per la vita, appunti…

    Carte Bollate…

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     Dal carcere milanese di Bollate, un’interessante intervista che Susanna Ripamonti, direttrice del periodico Carte Bollate, giornale fatto dai detenuti, ha fatto a Massimo Parisi, oggi direttore del carcere. Bollate… carcere-modello, alla periferia nord-ovest di Milano, fiore all’occhiello del sistema penitenziario italiano, un circuito a custodia attenuata, dove l’aspetto rieducativo della pena prevale su quello retributivo… L’intervista di Sussanna Ripamonti, dunque…

    “E’ passato un anno da quando Massimo Parisi prese il posto di Lucia Castellano alla direzione del carcere di Bollate. Un cambio al timone del penitenziario più avanzato d’Italia, che era anche una scommessa sul futuro dell’Istituto e che aveva lasciato tutti con il fiato sospeso. La rivoluzione sarebbe continuata? O saremmo andati incontro a una normalizzazione? Parisi disse subito, proprio dalle colonne di questo giornale, che non si sarebbe arretrati di un centimetro e che al contrario si sarebbero fatti nuovi passi in avanti e ha mantenuto la promessa.

    Direttore, a un anno dal suo insediamento a Bollate possiamo fare un primo bilancio? Diciamo subito che a livello personale questa è un’esperienza stimolante e oserei dire entusiasmante. Appena arrivato, senza conoscere il contesto in cui avrei operato, mi ero ripromesso tre cose: la prima, fare in modo che Bollate non fosse più una sperimentazione ma che diventasse patrimonio dell’Amministrazione penitenziaria e in quanto tale, che diventasse un patrimonio esportabile, anche a prescindere dalle persone.

    E questo primo obiettivo è stato raggiunto? Direi di si, visto che le ultime circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria vanno in questa direzione. Il capo del Dap, Giovanni Tamburino, invita a creare istituti con regime aperto, come il nostro appunto, con personale più impegnato nella conoscenza e nel lavoro con i detenuti e non solo con funzioni di sorveglianza. Il nuovo provveditore Aldo Fabozzi ha fatto di recente una riunione con tutti i direttori delle carceri della Lombardia dando tassativamente l’indicazione di andare verso regimi aperti, come prevede l’ordinamento penitenziario. Il fatto che Bollate sia citata come modello è ovviamente una soddisfazione per noi che ci lavoriamo, perché non solo abbiamo mantenuto l’esistente, ma siamo andati avanti. (…)

    A proposito di spread…

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    “Io ti saluto, con il dispiacere che non vedrò più la tua figura esile apparire silenziosa, e con l’angoscia di chi non ha potuto salvarti o aiutarti, perché in fondo in queste tragedie si è intimamente, irrimediabilmente soli, ma di questo siamo stati insieme a te, vittime impotenti…”

    Questo è un brano della lettera scritta per uno zio che, a 95 anni, gravemente ammalato,  dopo un lungo percorso medico, si è tolto la vita… e questo zio è Michele Troilo, fratello di Carlo Troilo, che è stato capo ufficio stampa dell’IRI, direttore delle Relazioni esterne della Rai, oggi dirigente dell’associazione Luca Coscioni, e parte da questa drammatica vicenda  per offrirci un’ampia riflessione sui diritti civili, con “Liberi di morire, una fine dignitosa nel paese dei diritti negati”.  Troilo non è nuovo a queste battaglie. Socialista, fin da giovane simpatizzante dei Radicali… le battaglie le ha fatte tutte, ci ricorda, per il divorzio, l’aborto… ma la vicenda di suo fratello lo ha posto di fronte a un interrogativo più ampio: com’è possibile che il nostro paese sia così arretrato rispetto al resto dell’Europa in tema di diritti civili.(…)

    Omicidi bianchi

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    Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, di Firenze, ancora ci manda un articolo, un urlo, quasi, che non rimanga, voce nel deserto della nostra indifferenza… ascoltate…

    “Nonostante non passi giorno, che 2, 3, 4 o più lavoratori non facciano più ritorno a casa, perchè sono morti sul lavoro, perchè nelle loro aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro, sui mezzi d’informazione, nel mondo politico e sindacale si parla pochissimo di queste stragi sul lavoro. Qualcuno, qualche anno fa, le definì delle vere e proprie “stragi nell’indifferenza” e mai parole furono più vere! Oltre 600 lavoratori morti sul lavoro nel primi mesi del 2012, secondo i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, diretto da Carlo Soricelli. Questo è un vero e proprio bollettino di guerra! Poi mi tocca anche a leggere sentenze del genere, come la numero 25535 del 28 Giugno 2012, in cui la Corte di Cassazione ha assolto un datore di lavoro che era stato condannato in primo e secondo grado (per la morte di un lavoratore), perchè aveva delegato la sicurezza sul lavoro ad una società esterna. (…)