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    indizi, ancora…

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    e infatti, ecco qua… tornato con Giovanna, un pacchettino di nuove tracce… ne accenno ora ad una sola. Una ricevuta con data 4 febbraio 1949, un indirizzo… rue de la Cordialité, al numero 17… una cifra, 1000 fr, che sono un acconto, saldo alla consegna… Per cosa? Per una sala da pranzo in noce, per un prezzo totale di 14.900 franchi… non poco… Una sala da pranzo nuova, per una casa nuova, chissà, per una famiglia nuova, chissà… vigilia di nozze, forse…

    ma per ora mi fermo qui… anche perché prima di andare avanti, andrò a sviluppare i negativi… a rivestire di carne l’ossame di questi questi fantasmi…

    indizi…

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    … questo lo dico a bassa voce… appena un sussurro, ma un terzo indizio sta arrivando, in volo, stasera, da Liegi… nella  pagina tradotta del biglietto, partito una settimana fa con Giovanna…  leggeremo… vedremo… ( sapremo?)…

    anniversari…

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    un invito a leggere, qua a fianco fra i siti consigliati, nel blog di Giuseppe Casarrubea, il ricordo di suo padre, ucciso a Palermo il 22 giugno del 1947, a  48 anni, davanti alla sezione del PCI/CGIL… neppure due mesi dopo la strage di Portella della Ginestra… un racconto che attraversa quasi mezzo secolo e tutto lo racconta…  e che con queste parole ne inchioda l’altra metà, del secolo intendo, alle sue colpe.

    “Cos’altro posso dire ancora di mio padre? Certo avrei molte cose da dire. Quelle che ho imparato da mia madre, che mia madre portava scritte sulla sua pelle, e quelle che avrei da sempre voluto sussurrargli ad un orecchio. Non ho potuto, ma è come se l’avessi sempre fatto. Egli con la sua presenza costante nella mia vita mi ha dato l’esempio della lotta fino al sacrificio estremo. Per valori intramontabili che a qualcuno oggi stuzzicano il sorriso sardonico: la Patria, l’ideale, la giustizia. Tre valori che gli Italiani hanno perduto”.

    streghe….

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    e questa è una storia che ci ha andato Annarita Persechino. Un racconto che, assicura, è storia vera… se lei questa janara, fra la gente, l’ha riconosciuta…  ma è un segreto, da non rivelare a nessuno… l’invito è ad andare, piano piano, la notte a cercarla, e chiedere consiglio, guardandosi dentro, guardandosi intorno….

    “Un tempo sopra l’Aria Vecchia viveva una janara. Di giorno felicemente maritata, di notte si ungeva e  si strigava volando in groppa ad una giumenta. Si narra che la notte, quando tutti dormivano, sapeva essere una strega perfetta in posti che gli uomini non potevano immaginare. Lei, donna magica e caparbia, sceglieva la giumenta più bella e con essa dava sfogo alle sue stregonerie. Le sue magie erano capite solo da alcune donne, da quelle forti, che affrontavano la vita senza stancarsi mai. Erano loro che nei bisogni e nella disperazione ricorrevano alla janara, che di giorno ascoltava con pazienza e attenzione, e poi di notte risolveva i loro problemi. Si racconta che quando pioveva forte e c’era un vento potente, lei con la sua giumenta cavalcava la valle e comandava l’acqua e il vento: sembrava che  guidasse le tempeste e per questo la gente  volle chiamarla “Capod’acqua”.(…)

    La Vecchia Orsa

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    Un pensiero, alle terre dell’Emilia, di cui non si parla quasi più… un pensiero a quelli per cui il terremoto ha portato disagio su disagio… in una terra comunque laboriosissima…, e che dove è stato possibile neanche per un istante si è fermata. Come accade alla Vecchia Orsa, a Crevalcore, in provincia di Bologna, una cascina che è un birrificio, dove lavorano molte persone con disagio psichico. Roberto Poppi, uno dei soci fondatori della cooperativa Fattoriabilita’ che ha messo in piedi questa attivita’, mi ha raccontato… della stalla che faceva da magazzino e che adesso non è più utilizzabile, dove il tetto, cadendo pezzo a pezzo, ha seppellito i fusti, il frigo dove si conserva il mosto e migliaia di bottiglie… è crollata, racconta, anche la casa dei Clementel, che quest’azienda per primi hanno voluto… Ma le persone che qui hanno trovato lavoro, non hanno mai smesso di presentarsi alla Vecchia Orsa… qualcosa da fare c’è sempre. E l’importante, racconta Roberto Poppi, è che si manenga vivo l’impegno, la speranza che tutto possa riprendere come prima, e presto… soprattutto per le persone per le quali questo lavoro era stato pensato. Il problema del frigo è stato risolto già nei primi giorni dopo il terremoto, sostegno e aiuti arrivano anche, e soprattutto forse, dal mondo dei birrai, di quelli che la birra la fanno artigianalmente, come succede alla Verrchia Orsa… e qualcosa ogni giorno, sempre si continua a fare… Il lavoro… non è meno importante del resto… soprattutto per chi ha un disagio, non è tanto una questione economica, quanto un fondamentale punto di riferimento, una terapia, anche…, uno dei nodi intorno al quale si ricostruisce e costruisce la propria identità… Tanti auguri dunque alla Vecchia Orsa, e ai tanti che cercano di non fermarsi…

    un secondo indizio…

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    … e ancora un indizio… un appunto, un biglietto, l’inizio di una lettera… in lingua che non conosco… della comunità, immagino fiamminga… e che Giovanna, l’amica responsabile a questo punto, di tutti questi interrogativi, porterà con sé nel prossimo viaggio a Liegi per riportarne, ha promesso, una traduzione… e ora aspetto…

    un indizio…

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    …. e il primo indizio, alla ricerca delle storie che i negativi della valigetta custodiscono, è una preghiera. Su un foglietto ingiallito come il tempo. Una litania, per la precisione, in onore di San Quirino. Quirino che fu tribuno romano e incontrò la fede nei volti di S.Alessandro e S.Hermès, qui souffraient pour la fois, e che in  prigione lo battezzarono. E per la sua nuova fede venne decapitato e divenne quindi martire anch’egli… Un culto che si diffuse in Italia, in Germania, in Belgio, appunto… Le reliquie di San Quirino, venerate nella chiesa di Saint Bavon à Zellick, vicino Bruxelles.  Fedeli di San Quirino, quindi, dont le corps mutilé, ayant été jeté pour la nourriture aux chiensa, fut enlévé par quelques chrétiens courageux et enselvi dans le cimitière de Prétextat

    Iniziando da una litania ingallita, dunque,  Imprimatur: Mechliniae, 26 Julii 1927…

    Sorprese…

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    e un saluto di benvenuto a giugno… arrivato con una valigetta dei tempi andati… una di quelle borse dal fascino antico, un pò vintage verrebbe da dire, trovata da un’amica sul banchetto di un mercatino di una città del nord d’Europa… Sì, ha fatto un bel viaggio, da Liegi a Roma, prima di schiudersi e regalare una piccola sorpresa… una bustina, ingiallita, di quelle con cui un tempo i fotografi consegnavano i negativi delle foto… con dentro tutti i suoi bei negativi…. che, frugati in controluce, rivelano immagini … di una coppia, di genitori, di figli, di una corsa a cavallo, di una festa ( comunione, battesimo, matrimonio?) di un tempo così lontano…. 1946, e giù di lì, le date. Negativi, chissà, dimenticati, e che ora sono qui, nel cassetto di questo mio tavolo… con tutte queste persone, e le loro storie… che aspettano di essere raccontate…

    chissà…

    addio a maggio

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    Addio a questo maggio… alla sua luce e al suo cielo schizzati, alle sue giornate ogni giorno di un passo più lunghe, già pronte a ritrarsi verso il buio, al suo correre e rincorrere senza tregua il tempo delle parole arse, e neanche un attimo si è fermato ad ascoltare il tremore della terra…

    Cafè danzante…

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    “Mi piace avere un camino in casa e vedere il fumo che esce dal camino, la mia villa la voglio così…” “ i peperoni quando li cucino io, li lascio cuocere piano piano… poi li sistemo in un piatto e quando arrivano i miei fratelli se li mangiano di gusto…” “sto bene in compagnia e mi piace la musica. Guarda come sorrido…”

    Ascoltando, le parole di Enrico, Lina, Liliana,  che si incontrano all’Alzheimer Cafè, a Milano, quasi un’isola in città… E “Un’isola in città, per non sentirsi più soli”, è il titolo di un libro della Fondazione Manuli, che di Alzheimer appunto si occupa. Un testo che può aiutarci a capire qualcosa di più del mondo dell’alzheimer, quel mondo che così spesso imprigiona malati e famiglie, nelle maglie di una rete fatta di solitudine, parole perdute, e identità smarrite…  Un libro che è anche un invito ai momenti di leggerezza e di normalità che all’Alzheimer Cafè è possibile trovare, per cercare di ricostruire quel filo spezzato… per attenuare la tristezza per quello che non c’è più… Se funziona? Alcuni familiari raccontano che le giornate trascorse all’Alzheimer Cafè restano nella memoria delle persone, anche se si tratta solo di memoria emozionale. Leggere per credere. Leggere anche per capire questo mondo con cui queste nostre popolazioni che invecchiano sempre più devono pur fare i conti… Un libro da leggere anche per scoprire che qualche volta può accadere un piccolo miracolo…  Come quello che è accaduto a una coppia di ex ballerini, cui la malattia aveva portato via la memoria del loro passato danzante… Eppure, eppure… sollecitati negli incontri di quest’isola in città, si sono ritrovati all’improvviso a ballare, sull’onda emotiva della musica. A ballare, ballare con la classe di una volta… Leggere per credere. O magari anche andare a vederli…

    www.fondazione-manuli.org