… e a proposito di suicidio e di suicidi, che qua e là spuntano intorno, che affondino radici nel pubblico dissesto o nel privato sconforto… un’autocitazione che spero sarà perdonata…
“(…) Ho cercato di immaginare come il baccano intorno gli fosse diventato insopportabile. Ho immaginato i momenti in cui avrà invocato il silenzio assoluto, che è cosa solo della morte. È allora, mi chiedo, che il suicidio diventa l’ultima speranza? Per sottrarsi al troppo rumore? O al troppo dolore? O quando non si è capiti? O per conquistare infine la libertà? O aveva creduto che per lui fosse arrivato il momento di scontare la pena. Per quel fantasma che gli assediava la testa, scomposto in mille figure che gli soffiavano nelle orecchie, frammenti blu che danzandogli intorno gli dicevano che per ognuno di loro aveva una colpa di cui non sarebbe stato facile liberarsi. Che pur appartenendo ad un altro mondo avevano definitivamente sconfinato dalle loro terre per invadere il suo, di mondo. Nessuno ha ancora inventato calmanti da somministrare ai fantasmi perché si zittiscano una volta per tutte. Avevano continuato a tormentarlo e spaventarlo, immaginavo. Finché avevano vinto loro. Portandoselo via. O era talmente stanco di averne paura che si era ucciso per ucciderla, quella maledetta paura? (…) “
da : “Angela, Angela, angelo mio, io non sapevo” ed Stampalternativa.
“Sai qual è l’unica mia paura? se ci perdiamo non ci troveremo più. cosa ne pensi?- sto vicino a papa/// e se ti perdi, e non mi vedi più cosa fai
Nella scorsa settimana due scolaresche, di Foligno e Assisi, hanno fatto visita in carcere ai detenuti del carcere di Spoleto. E inauguro la pagina di questo maggio con la lettera che gli ergastolani di quel carcere hanno scritto ai ragazzi. Una lettera accompagnata dall’invio, dalle sbarre, del loro “migliore sorriso”… Cari ragazzi, dunque….
“Papi, vedo tutto grigio”, dice mio fratello. Ma non ottiene alcun risultato. Papà deve essere davvero stanco. Di solito ascolta quel che gli dice il suo cocco… Ma oggi non gli dà retta, forse anche lui pensa, che si auno scherzo, una di quelle cose dei bambini piccoli, che quando si mettono in testa una cosa, poi fargli cambiare idea è un’impresa…
“Non devi avere paura. Vedi, nella testa ci sono tanti fili e ognuno serve per fare qualcosa: giocare, parlare, dormire, pensare… Poi ogni tanto può capitare, o almeno è così che succede a me, che uno di questi fili inizi a tremare, come se fosse stato toccato da un fulmine, da una scossa elettrica….”
“In paese lo chiamavano tutti bambino, anche se aveva quasi quarant’anni. Ma era rimasto bambino dentro, nel modo di pensare e parlare, nell’allegria ingenua con cui guardava il mondo, nella svagatezza delle sue giornate.
E la sveglia questa mattina arriva con la notizia di un uomo, morto all’alba di ieri per infarto nella sua cella, nel carcere di Genova Marassi, che condivideva con altre persone. Veniva dal Marocco. Era in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti.