Dalla riva lontana e vicinissima da cui ci divide un filo sottile quanto un nulla. La storia, di una danzatrice d’eccezione. Erica Brindisi, ammalata non ancora trentenne di sclerosi multipla. Che riesce a portare in scena la sua malattia, e con lei danzare… Storia di Erica, ballerina da quando aveva sei anni, e che la danza ancora riesce, dice, a far sentire viva. E calca la scena con a sua stampella, che accarezza, abbraccia, quasi culla… per spiegare a chi è ammalato, ma anche a noi, noi ancora illusi di essere sull’altra riva, che il corpo e l’animo possono essere più forti di una malattia che li vuole ingabbiare. E a vederla muoversi quasi non si pensa quanto questa danza costi impegno fatica e dolore… non si pensa cosa significhi ogni volta, dopo le ricadute, le crisi, le paure, ricominciare… Ed Erica ogni volta ha ricominciato, per non smettere mai più. Per danzare per tutti noi la sua smania di vivere. Smania di vivere è anche il titolo dello spettacolo. Tre atti come le tre fasi della malattia: la rabbia, l’accettazione, la vittoria. Che non è, dice Erica, vittoria sulla malattia, perché dalla malattia, dice, non si guarisce. Ma è vittoria sul male che ci vuole annichilire. E’ c’è da crederle, vedendola muoversi sulle note che per lei ha scritto Giuse Rossetti, compagno nell’arte e nella vita. Giuse, che di Erica, qualcuno ha detto, è la vera stampella, e che sorridendo dice che sì, che forse è vero, e che ci vuole ottimismo, che, soprattutto ci vuole molto amore, che è cosa, dice, che purtroppo non tutti hanno. Non tutti, purtroppo. Un pensiero ad Erica e Giuse. In attesa che con il loro spettacolo riprendano a girare l’Italia, e a mettere in scena tutta quella loro smania di vivere. Inguaribile. (per seguirne le tappe: www.smaniadivivere.com)
Smania di vivere
Mammatammorra
Torna, Mamma Tammorra. A Roma al teatro Ghione, il 26 gennaio. Lo spettacolo del percussionista campano Luca Rossi, con le danze di Ash Lombardo Arop. Invito a rituffarsi nella magia di uno spettacolo che parte dalle suggestioni della musica popolare campana e dal suo forte legame con la tammorra, per arrivare ad esplorare spunti musicali e coreografici sulle sponde del Mediterraneo…. Ancora, la voce di Loredana Carrannante, per salti in continenti lontani… per avvicinarsi alla cultura millenaria dei canti devozionali, delle serenate e della danza di derivazione estatica… Spaziando dalla rivisitazione della tammurriata classica, passando per originali rirpoposizioni della pizzica salentina, di pezzi di tradizione greca e mediorientale, con le incuriosi da solista di Luca Rossi, con i suoi tamburi a cornice… per rivedere e riascoltare Chicchinella, che piange la morte del Carnevale, con il suo canto “a Fronna”… Con Luca Rossi, Alessandro de Carolis ai flauti, Ascanio Trivisano al violino, Carmine Scialla alle chitarre, Andrea Russo alla fisarmonica, Vincenzo Faraldo al contrabbasso e Raffaele Natale alla batteria. Le coreografie di Ash , accompagnate da Carmen Gentile e Mina Fiore.
Appuntamento dunque il 26, al teatro Ghione, via delle Fornaci 37, Roma. 06 6372294
acchiappasogni…
“Duddits non l’avevano incontrato a scuola perché lui non andava alle medie di Derry, bensì alla scuola speciale, nota ai ragazzi del luogo come “l’Accademia dei rinco” oppure “la scuola degli scemi” (…) I ritardati escono alla loro stessa ora, ma gran parte di loro va a casa con la madre sull’autobus speciale… alcuni ritardati più evoluti che hanno il permesso di tornare a casa da soli passano cazzeggiando con le loro strane espressioni perennemente perplesse. Pete e i suoi amici li guardano senza vederli, come sempre. Sono parte del paesaggio”. (da L’acchiappasogni di S.King).
Un brano. Me lo invia dalla sua riva Gabriella La Rovere, colpita, dice, dall’idea che le persone disabili possano essere trasparenti, quasi ignorate, delle cose facenti parte dello sfondo. E’ ancora cosi’? si chiede e ci chiede Gabriella. Spesso lo è… ci risponde e si risponde.
Punti di vista, per pensarci un pò…
Gli ergastolani Carmelo Musumeci, e Giuseppe Reitano, dal Carcere di Spoleto, e Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, inviano questa riflessione, a proposito della decisione del presidente del Brasile Lula di rifiutare l’estradizione di Battisti. Volentieri pubblico per sollecitare altre riflessioni…
“Parte dell’opinione pubblica italiana, la maggioranza dei mass media e dei politici si sono scandalizzati per la decisione.Ma perché? Dove sta lo scandalo? Voi concedereste un parente, un amico, un nemico, un criminale, un assassino a un Paese come l’Italia? Nelle cui carceri solo nell’anno appena finito si sono suicidati 66 detenuti?– Due detenuti suicidi in un solo giorno a L’Aquila e a Como: (Fonte: Osservatorio permanente sulle morti in carcere, 19 dicembre 2010). Dove le condizioni di vita dei detenuti sono quelle di un cane in un canile? Dove in molti casi non vengono rispettati i diritti umani?– Giustizia: Italia condannata 1.556 volte dalla Corte di Strasburgo, peggio solo in Turchia (Fonte: Italia Oggi, Anna Irrera, 9 dicembre 2010). Dove chi è forte, potente e ricco non entra in carcere e se ci entra esce subito, mentre i poveracci ci rimangono, alcuni per tutta la vita? Dove molti ergastolani ostativi, senza nessuna possibilità di liberazione, sono destinati a morire in carcere? Dove ci sono detenuti che non fanno l’amore con la propria fidanzata, compagna, convivente da dieci, venti e trenta anni? Cosa che si può fare invece nelle carceri brasiliane e in Paesi fanalini di coda dell’Europa, come l’Albania! In un Paese dove si suicidano persino gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria? (…)
Pane
Pensando alla rivolta del pane, nei paesi del Maghreb… e pensando alle tante e tante rivolte per il pane… pagine insanguinate nella storia dei popoli… che si ripetono oggi esattamente come in altri tempi e in altri secoli… Una poesia, nient’altro che una poesia, come fosse una preghiera, come solo Rodari sapeva scrivere, come pregando…
“S’io facessi il fornaio / vorrei cuocere un pane / così grande da sfamare / tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. /// Un pane più grande del sole, / dorato, profumato /// come le viole. /// Un pane così / verrebbero a mangiarlo / dall’India e dal Chilì / i poveri, i bambini, / i vecchietti e gli uccellini. / Sarà una data da studiare a memoria: / un giorno senza fame! / Il giorno più bello di tutta la storia.” Il pane, da “Filastrocche in cielo e in terra“, di Gianni Rodari, ed. Einaudi.
Nella stampa, la rivolta del pane di Milano del 1898, che Bava Beccaris represse nel sangue.
Streghe
Cosi’, nel giorno della befana… pensando a donne in volo a cavallo di una scopa… pensando, soprattutto, a qualcuna che su quella scopa non ha fatto in tempo a salire e non e’ riuscita a fuggire via… i versi di Sylvia Plath.
“Sulla piazza del mercato stanno impilando legna secca./ Un boschetto di ombre e’ mediocre riparo. Abito / l’immagine in cera di me stessa, un corpo di bambola. / Inizia qui la malattia: sono il gioco a freccette delle streghe. / Solo il diavolo puo’ divorare il diavolo. / Nel mese delle foglie rosse salgo su un tetto di fuoco. / (…) ”
Da Rogo di strega , di Sylvia Path, dalla raccolta La luna e il tasso e altre poesie, traduzione di Piera Mattei, per le edizioni Via del vento.
Gli uomini ombra
Iniziando l’anno in compagnia degli uomini ombra, “Uomini ombra e altri racconti”, di Carmelo Musumeci. Sì, lo stesso Musumeci che ogni tanto si affaccia su questa riva, con i suoi messaggi in bottiglia lanciati nel mare della nostra indifferenza dal Carcere di Spoleto, dove sconta una condanna all’ergastolo senza benefici. Iniziando dunque l’anno in compagnia della paura, che davvero viene leggendo di vite dietro le sbarre. Vite senza alcuna via d’uscita. Crude, disperate, quasi tutte che finiscono male, perché non si può che finir male in un mondo chiuso al mondo, dove serpeggia uno stato d’illegalità permanente, dove lo stato di diritto muore, se di fatto muore, con l”habeas corpus”, una parte portante delle sue fondamenta. Gli uomini ombra di Musumeci ce lo ricordano ad ogni pagina, e leggendo sappiamo che le loro sono storie vere, anche quando il racconto inizia con la premessa: questa non è una storia vera. E cosa c’è di più vero dell’Assassino dei Sogni. Domina su tutto e su tutti, e lo vedi e lo senti, fatto di pietra, fatto di ferro. Organizza la vita delle sue vittime in modo da proibire loro di sognare, mangia l’anima, il cuore e l’amore dei prigionieri. Le storie di questi uomini ombra sono le stesse di cui leggiamo distrattamente nelle cronache che parlano di carceri affollate, di morti non chiare, di lividi, di suicidi. Ma siamo abituati a pensarle lontane, a pensare che non ci riguardano, che mai ci riguarderanno. E forse questa è la crudeltà maggiore che possiamo riservare loro: abbandonarle, le storie di questi uomini, al di là delle mura del carcere, ben chiuse nel buio delle loro celle. Ed è la solitudine dal mondo, l’isolamento dalla vita, che forse fa più paura. Questa paura e questa disperazione i racconti di Musumeci ce le riporta vive e palpitanti e sanguinanti davanti agli occhi. Con una scrittura forte, diretta, feroce e dolorante, come sa essere la vita. ….
Pensiero di fine anno
Inciampando in Hermann Broch, e nei suoi Sonnambuli. Gli incontri non si fanno mai per caso, anche se, ad essere onesti, questo libro sono proprio andata a cercarmelo. Dunque, pensiero di fine d’anno affidato a questo brano, quasi allo spirare del secondo volume della trilogia, Esch o l’anarchia. “Perché nulla si adempie nella realtà, ma la strada della nostalgia e della libertà è infinita e il nostro passo non la misura mai; è stretta e aberrante come quella del sonnambulo, eppure conduce tra le braccia della patria a sentirne il respiro. (…) Egli parlava con mamma Hentjen della libera America, della vendita dell’osteria e del matrimonio, come con una bambina che si accontenta volentieri (…). Andavano tenendosi per mano, se pure ognuno su suo sentiero diverso e infinito. Quando si furono sposati ed ebbero malamente svenduto l’osteria, ecco susseguirsi le stazioni lungo la via del simbolo, e insieme verso il sublime e l’eterno che, se Esch non fosse stato un libero pensatore, si sarebbe potuto chiamare divino. Ma egli sapeva che quaggiù tutti dobbiamo percorrere con le grucce il nostro sentiero”. Pensandoci un pò su, invito alla lettura, per questa notte ancora una volta d’attesa che qualcosa muoia e qualcos’altro rinasca. Sonnambuli, appunto…
“I Sonnambuli“, Hermann Broch, ed Mimesis.
Angeli…
… e chissà che non stia guardando proprio il nostro angiolino disegnato sull’asfalto, questo altro, più severo angelo, pronto a spiccare il volo dal cielo sopra Berlino. Per planare fin quaggiù, e accettare, scegliendo le nostre strade, di diventare umano. Almeno un po’. Il tempo di sedersi, accanto a noi, su un marciapiede, e ascoltare quello che avremmo da dirgli. A proposito di desideri non ancora del tutto spenti.
Angeli
Riprendendo, dopo una breve sosta, per il tempo del Natale. Con l’immagine di questo angiolino che Emanuela Bussolati (architetto dei sogni, ricordate?) ha disegnato sull’asfalto. In difesa del diritto costituzionale alla cultura, alla scuola, all’arte. Ripensando, alla scritta proprio ieri letta sul muro, in un vicolo di Napoli, a due passi da San Gregorio Armeno, a due passi da Santa Chiara. Un muro pulito è un muro morto, diceva, la scritta. C’era accanto, disegnato, il profilo di un corpo, disteso e morbido, come corpo ondeggiante di sirena, e peccato che non l’ho fotografato… avreste visto anche voi come quel corpo dolcemente dondolava, e come tutto il vicolo seguendone incantato il movimento palpitava. Un invito, allora, a disegnare pensieri sui muri e sulle strade, colorando le pietre e l’asfalto. Che l’anno nuovo liberi le nostre vie da ogni morto nitore…