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    élites….

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    Viaggiando, superveloci in seconda classe. Rosso, argento, azzurro… non ricordo il colore, ma insomma su uno dei treni che sfrecciano che più veloci non si può tra una città e l’altra. E sentire, mentre il treno si allontana dalla stazione, una voce metallicamente cortese, che da un altoparlante pronuncia frasi… per dire che bene, che tutto è a posto, che presto si  arriverà ovunque si voglia arrivare, e che sul treno la pulizia è assicurata (perché non dovrebbe esserlo?), e che anzi si aggirano fra i vagoni addetti alle pulizie dei gabinetti, ai quali è (persino!?) possibile rivolgersi in caso qualcosa non vada esattamente come dovrebbe andare, a proposito di pulizia dei gabinetti, naturalmente. Sciccherie da treni di lusso, naturalmente… Ma poi accade, ancora, di essere questa volta sorpresi dalla stessa voce garbatamente metallica che dall’altoparlante annuncia, a tutti, che presto in prima classe i viaggiatori saranno confortati con caffé, cornetti, spumante… Esclusivamente quelli di prima classe, naturalmente. E che tutti gli altri lo sappiano, che la differenza di classe è differenza di classe… Ancora stupendosi, della volgarità ormai imperante che questi annunci ha dettato… dei solchi sempre più profondi, e più larghi, scavati a dividerci, e allontanarci, a colpi di monete, gabinetti e brioches…

    Donne, uomini… ancora

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    E ancora riflettendo, sull’appuntamento di oggi, segnalo l’articolo di Elena Loewenthal, su La Stampa, di ieri, che dà voce, con parole che la mia afasia non ha trovato, a una certa  perplessità all’idea di scendere in piazza sotto lo slogan “riprendiamoci la dignita’“. “Compromessa la dignità del premier, non la nostra”, il titolo dell’articolo, che invito a leggere tutto. Che sottolinea, fra l’altro, quanto sia la dignità del mondo maschile ad essere piuttosto offesa dal comportamento di chi ci governa. La domanda è chiara: Loro (gli uomini ndr) hanno per caso sentito l’impulso di prendere le distanze da quel modello di maschio lì? Ci hanno forse detto (…) che non sono tutti dei vecchi bavosi incapaci di amare o stabilire una relazione affettiva, e bisognosi invece di palpare parti intime femminili in quantità industriali, per sentire vivo il proprio corpo? (…) Quanto a noi donne, perché dovremmo sentirci in dovere di dimostrare che non siamo tutte così, come quelle? … Insomma, pensandoci un pò. Pensando, fra l’altro, al fatto che nessuna delle signorine che si presta al gioco di chi momentaneamente ci governa, e/o insegue un proprio gioco, credo pensi di porsi e imporsi come modello per le italiane… lavorano, evidentemente, per sé, esclusivamente per sé. E’ piuttosto il nostro capo del governo che continuamente proclama e declama di rappresentare tutti i maschi italiani. E, guardandosi un pò intorno, c’è davvero da inquietarsi un bel pò… C’è davvero da cercare di ragionare sul motivo primo che, mi sembra, informi il comportamento (osceno? che non ci appartiene?) delle signorine che offrono il proprio corpo al banchetto del re, ma anche di tutta la corte pronta a offrire a quello stesso banchetto quel che ha, quel che può… Motivo primo che non è altro che il denaro. E un modello di ricchezza da ostentare, da raggiungere immediata e senza remore… Che tutto sembra giustificare. Madre, questa, davvero, di tutte le oscenità…

    Donne, uomini…

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    A proposito di donne, a proposito di uomini, a proposito di relazioni pericolose, a proposito di corpi e mercimonio e della spaventosa cultura che ci viene propinata tutti i giorni, a proposito della manifestazione di oggi, in piazza per chiedersi cosa stia mai succedendo, cosa è mai già successo, per dire in qualche modo “basta!”, una riflessione di Daniela Morandini.

    “La storie fra uomini e donne si consumano per mancanza di trama. Gli inglesi direbbero -plot-. Per noi è più consono parlare di quell’intreccio che forma un tessuto, uno straccio, un damasco, una vela. Nei primi dieci anni del nuovo millennio, i fili di uomini e donne sono diventati cavi che non collegano. Non creano neanche cortocircuiti. All’interno di questi cavi corre un flusso di immagini seriali. All’esterno c’è una guaina isolante di proiezioni maschili, precostituite, ripetute all’infinito con l’assenso femminile. E’ un flusso che passa attraverso il tatto, ma è privo di contatto. Non ha né trama, né narrazione. Per Lighea, la sirena, un umanista rigoroso si gettò negli abissi. Per un angelo azzurro, un professore illustre sprofondò nella follia. Per l’acrobata di un circo un altro angelo scelse la terra. Sono storie antiche e moderne di uomini e di donne. Storie di libri, storie di cinema. Storie di ordinaria follia, destrutturate, ricostruite, inventate, falsificate, depravate anche, ma sempre storie. Perché senza trama, tra uomini e donne, non c’è narrazione. Né tessuto per uno straccio o per una vela”.

    pensiero di metà febbraio… leggendo…

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    “(…) Perché l’uomo crede che le sue decisioni e i suoi propositi abbiano un vasto e molteplice campo d’azione, mentre in realtà non fanno che oscillare fra fuga e nostalgia, e ogni fuga e ogni brama concerne pur sempre la morte”. Pensiero di metà febbraio, leggendo I sonnambuli, di Hermann Broch, dal volume terzo, Huguenau o il realismo (ed. Mimesis)

     

    Bonifiche…

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    A proposito, ancora, di parole. Una notizia di ieri. Riporto, dall’Ansa. “E’ stato smantellato questa mattina dagli agenti della polizia municipale l’insediamento abusivo a Roma, in via Appia Nuova, dove ieri sera è scoppiato un incendio nel quale sono morti quattro bimbi rom. Gli altri, una ventina, sono stati invece portati un una struttura di accoglienza del Comune. Altre bonifiche e sgomberi potrebbero avvenire gia’ da domani o dai prossimi giorni”.  Altre bonifiche…. bonifica… quanto stride, questa parola, quanto fa paura, anche, nella sua burocratica ferocia. Invito a sfogliare un vocabolario. O magari a scorrere Wikipedia, che si fa più in fretta. Dove bonifica è: in idraulica, intervento riferito a territorio paludoso e malsano; in edilizia, operazioni che portano a rimuovere materiali  inquinanti esistenti nell’edificio; nei suoli, procedimento di eliminazione degli inquinanti da un sito contaminato…  Sempre da Wikipedia: bonifica, in metallurgia, è l’insieme della tempra e del rinvenimento eseguito ad alta temperatura sull’acciaio, che quindi è detto bonificato… E quanto fa paura, nella sua ilare “levita’”, qualcuno che ho sentito ironizzare su chi, appunto contestando questo termine, “pretende” l’uso di termini più politicamente corretti… Ma le parole non vengono mai pronunciate per caso. Le parole sono esattamente quello che indicano. Ed esprimono esattamente quello che abbiamo nel più profondo profondo dell’animo… e ci fanno scoprire, oggi, pieni di burocratica ferocia…

    La moneta vivente

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    Una riflessione, articolo, racconto di Daniela Morandini… a proposito di colori che mancano, di corpi che perdono l’anima ( e forse di anime che perdono il corpo), di corpi che diventano moneta… guardandosi un pò attorno, in questi tempi osceni…

    “Smarriti i colori della dialettica, i primi dieci anni del nuovo millennio trasformano sempre più i rapporti umani in rapporti di produzione. Dissolta l’individualità nella rappresentazione di un presunto se stesso, resta la bruta forza lavoro. La persona, spinta verso il basso dalla realtà globale, perde identità, e quindi diritti, doveri, e capacità di pensiero. E’ un processo iniziato già nel secolo scorso, che ora, con una accelerazione esponenziale, trasforma uomini e donne in monadi fluorescenti, destinate alla produzione esibita. L’estetica del bello ( o del brutto, o della sottrazione) è sconfitta dall’osceno. Così l’individuo, espropriato del privato, esibisce una parvenza di sé, scenografica, seriale e anaffettiva. Sia che si tratti di una nascita, sia di una morte, sia di un distacco, sia di un qualsiasi altro evento emotivo. La persona diventa così non più solo merce di scambio, come avveniva nel secolo scorso, ma trasforma essa stessa in moneta vivente. (…)

    Il tempo…

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    Un pensiero, alle piazze de Il Cairo, e alla sua gente… con la poesia di Sayed Hegab, suo poeta…

    Qohelet disse: / c’è un tempo per l’amore / un tempo per la serietà / un tempo per il gioco / un tempo per la menzogna… un tempo per l’amara verità / Disse la volpe, politico e mercante: / Hai ragione! / C’è un tempo per mentire… e un tempo per la verità mendace / e io che nella sciocca saggezza sono costretto e soffocato / Dissi: “Credo ad un solo Dio…” / E singhiozzavo / La morte non ha tempo / la morte è di ogni tempo ”   Il tempo, appunto…

    Il cimitero dei pazzi

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    In un paese di poco piu’ di 2000 abitanti, Cadillac sur Garonne, nel sud est della Francia, riposano 4000 malati mentali. La loro storia si intreccia con quella del vicino ospedale psichiatrico e del castello-prigione dove erano internati i “pazzi” nella Francia del regime di Vichy… ed e’ la storia che racconta Francesco Zarzana, scrittore e autore di teatro, ne “Il cimitero dei pazzi”, della Infinito Edizioni. Un libro nato quasi per caso, racconta Zarzana, incuriosito, mentre si trovava in Francia, da un trafiletto letto su Le Monde. Poche righe per la storia di un vecchio cimitero che il sindaco del paese, Cadillac, appunto, vuole seppellire sotto il cemento di un parcheggio. Ma la gente di Cadillac non vuole… quel cimitero, quei morti, fanno parte della loro storia… Cosi’ Zarzana, armato della sua curiosita’, ma anche della sua capacita’ di indagare, studiare, capire, raggiunge il piccolo paese, ne conosce la gente, si lascia condurre dai loro ricordi… inizia un lungo viaggio nel tempo e nella storia, dice, che lo porta a conoscere storie che hanno dell’incredibile… Il libro inizia con un racconto e l’immagine di un fantasma, Marguerite, una giovane internata che mori’ suicida, prosegue come un saggio, poi ritorna il racconto, con le vite di Marguerite, di Osvaldo e degli altri… ma non e’ solo un esercizio letterario, c’e’ dentro tanta storia e tanta carne viva….

    Occhio alla borsa

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    Dalla riva ( ahimé per me lontana) dell’Universita’ di Urbino, mi arriva un’interessante inchiesta degli studenti del corso di laurea Editis. Occhio alla borsa… diminuiscono le agevolazioni all’università Carlo Bo. Realizzazione tecnica di Giuseppe Di Martino. Un interessante percorso, che volentieri pubblico…

    “Attenti alla borsa, ripetono gli studenti all’ultima assemblea al collegio “Tridente”. Molti vantaggi sembrano sparire. Per cercare di capire meglio abbiamo intervistato Simone Lancianese, rappresentante degli studenti al consiglio d’amministrazione dell’Ersu, l’ente regionale per il diritto allo studio universitario. Ci spiega che per diventare borsisti ci vuole una graduatoria. I ragazzi del primo anno possono partecipare al bando se il reddito familiare è sotto la soglia di 18.300 euro. Dal secondo anno in poi entra in gioco anche il merito. Nel 2010 i tagli sono stati molto pesanti, continua Lancianese. Il fondo per le borse di studio è diviso in tre parti. Le prime due, che derivano dalla tassa regionale per il diritto allo studio e dal fondo integrativo regionale, sono rimaste quasi invariate, perché gli iscritti sono  più o meno gli stessi. L’ultima parte, statale, costituisce quasi la metà di tutto il fondo. Quest’anno la cifra è scesa in modo drastico: cosi molti idonei non hanno avuto la possibilità di accedere alle agevolazioni e i borsisti a Urbino sono quasi la metà.

    Sirene…

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    Tornando, dal tuffo nel mare incantato di Mamma Tammorra, ieri al Teatro Ghione, a Roma. Con un nuovo racconto, che la voce del mare deve aver soffiato all’orecchio di Luca (Luca Rossi, il maestro di tammorra...  ricordate?). E che lui ha, fra le altre sue narrazioni di voci di passi di suoni, tessuto di musica. Il racconto delle tre sirene, dunque. Tre donne che nella loro terra sulla riva sud del mare, nel giorno di Natale hanno espresso ognuna il suo desiderio più profondo. Tre desideri, dunque… uno sposo, un giardino di falene, una scuola per il proprio bambino. E si sono avviate, le tre donne (tre Marie?) verso ponente. E si sono imbarcate, le tre donne, per attraversare il mare. Così belle, quelle donne, che il mare le ha in un sussulto amate. Le ha amate tanto da volerle abbracciare. Le ha abbracciate e le ha avvolte nelle sue onde. E cullandole e stringendole, le ha trattenute a sé. Per sempre Sirene…