Gli ergastolani Carmelo Musumeci, e Giuseppe Reitano, dal Carcere di Spoleto, e Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, inviano questa riflessione, a proposito della decisione del presidente del Brasile Lula di rifiutare l’estradizione di Battisti. Volentieri pubblico per sollecitare altre riflessioni…
“Parte dell’opinione pubblica italiana, la maggioranza dei mass media e dei politici si sono scandalizzati per la decisione.Ma perché? Dove sta lo scandalo? Voi concedereste un parente, un amico, un nemico, un criminale, un assassino a un Paese come l’Italia? Nelle cui carceri solo nell’anno appena finito si sono suicidati 66 detenuti?– Due detenuti suicidi in un solo giorno a L’Aquila e a Como: (Fonte: Osservatorio permanente sulle morti in carcere, 19 dicembre 2010). Dove le condizioni di vita dei detenuti sono quelle di un cane in un canile? Dove in molti casi non vengono rispettati i diritti umani?– Giustizia: Italia condannata 1.556 volte dalla Corte di Strasburgo, peggio solo in Turchia (Fonte: Italia Oggi, Anna Irrera, 9 dicembre 2010). Dove chi è forte, potente e ricco non entra in carcere e se ci entra esce subito, mentre i poveracci ci rimangono, alcuni per tutta la vita? Dove molti ergastolani ostativi, senza nessuna possibilità di liberazione, sono destinati a morire in carcere? Dove ci sono detenuti che non fanno l’amore con la propria fidanzata, compagna, convivente da dieci, venti e trenta anni? Cosa che si può fare invece nelle carceri brasiliane e in Paesi fanalini di coda dell’Europa, come l’Albania! In un Paese dove si suicidano persino gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria? (…)
Pensando alla rivolta del pane, nei paesi del Maghreb… e pensando alle tante e tante rivolte per il pane… pagine insanguinate nella storia dei popoli… che si ripetono oggi esattamente come in altri tempi e in altri secoli… Una poesia, nient’altro che una poesia, come fosse una preghiera, come solo Rodari sapeva scrivere, come pregando…
Iniziando l’anno in compagnia degli uomini ombra, “Uomini ombra e altri racconti”, di Carmelo Musumeci. Sì, lo stesso Musumeci che ogni tanto si affaccia su questa riva, con i suoi messaggi in bottiglia lanciati nel mare della nostra indifferenza dal Carcere di Spoleto, dove sconta una condanna all’ergastolo senza benefici. Iniziando dunque l’anno in compagnia della paura, che davvero viene leggendo di vite dietro le sbarre. Vite senza alcuna via d’uscita. Crude, disperate, quasi tutte che finiscono male, perché non si può che finir male in un mondo chiuso al mondo, dove serpeggia uno stato d’illegalità permanente, dove lo stato di diritto muore, se di fatto muore, con l”habeas corpus”, una parte portante delle sue fondamenta. Gli uomini ombra di Musumeci ce lo ricordano ad ogni pagina, e leggendo sappiamo che le loro sono storie vere, anche quando il racconto inizia con la premessa: questa non è una storia vera. E cosa c’è di più vero dell’Assassino dei Sogni. Domina su tutto e su tutti, e lo vedi e lo senti, fatto di pietra, fatto di ferro. Organizza la vita delle sue vittime in modo da proibire loro di sognare, mangia l’anima, il cuore e l’amore dei prigionieri. Le storie di questi uomini ombra sono le stesse di cui leggiamo distrattamente nelle cronache che parlano di carceri affollate, di morti non chiare, di lividi, di suicidi. Ma siamo abituati a pensarle lontane, a pensare che non ci riguardano, che mai ci riguarderanno. E forse questa è la crudeltà maggiore che possiamo riservare loro: abbandonarle, le storie di questi uomini, al di là delle mura del carcere, ben chiuse nel buio delle loro celle. Ed è la solitudine dal mondo, l’isolamento dalla vita, che forse fa più paura. Questa paura e questa disperazione i racconti di Musumeci ce le riporta vive e palpitanti e sanguinanti davanti agli occhi. Con una scrittura forte, diretta, feroce e dolorante, come sa essere la vita. ….
… e chissà che non stia guardando proprio il nostro angiolino disegnato sull’asfalto, questo altro, più severo angelo, pronto a spiccare il volo dal cielo sopra Berlino. Per planare fin quaggiù, e accettare, scegliendo le nostre strade, di diventare umano. Almeno un po’. Il tempo di sedersi, accanto a noi, su un marciapiede, e ascoltare quello che avremmo da dirgli. A proposito di desideri non ancora del tutto spenti.
Riprendendo, dopo una breve sosta, per il tempo del Natale. Con l’immagine di questo angiolino che Emanuela Bussolati (architetto dei sogni, ricordate?) ha disegnato sull’asfalto. In difesa del diritto costituzionale alla cultura, alla scuola, all’arte. Ripensando, alla scritta proprio ieri letta sul muro, in un vicolo di Napoli, a due passi da San Gregorio Armeno, a due passi da Santa Chiara. Un muro pulito è un muro morto, diceva, la scritta. C’era accanto, disegnato, il profilo di un corpo, disteso e morbido, come corpo ondeggiante di sirena, e peccato che non l’ho fotografato… avreste visto anche voi come quel corpo dolcemente dondolava, e come tutto il vicolo seguendone incantato il movimento palpitava. Un invito, allora, a disegnare pensieri sui muri e sulle strade, colorando le pietre e l’asfalto. Che l’anno nuovo liberi le nostre vie da ogni morto nitore…
Ancora accogliamo uno scritto di Carmelo Musumeci, inviato dal carcere di Spoleto. Questa volta è una lettera di Natale. Ma sembra, piuttosto, una lunga preghiera. Dalla sua riva lontana. Da mettere accanto al Presepe, anche se Carmelo Musumeci premette che, lo sa, non dovrebbe scrivere a Dio perché non crede che esita, ma avendo scritto un po’ a tutti e nessuno gli ha mai risposto, magari, rivolgendosi a Lui…