Si accorse ora che il tremito delle mani era così forte da trasmettere al piano della scrivania una sorta di tremoto sussultorio, che gli impediva di mettere a fuoco le parole sulle quali cercava di concentrarsi. Con un evidenziatore le rivestì di luminosità fluorescente. Che risultò così vivida da ferirgli gli occhi. E ancora non aveva capito. Non era certo che i licantropi non sapessero salire le scale. Certo, non aveva nulla in contrario a che i profeti potessero modificare piani di viaggio concordati. Quello che comunque non sarebbe mi riuscito a individuare era lo spazio fra il sesto e il settimo cielo. Si sentì perso.
Contro la legge bavaglio
Dal sito ufficiale del Popolo Viola. Dopo l’approvazione, in Senato, del ddl sulle intercettazioni, l’appello per una manifestazione contro la “legge bavaglio”:
Il momento che stiamo vivendo è decisivo per il futuro democratico del nostro Paese. La maggioranza governativa sta procedendo all’approvazione a colpi di fiducia del DDL cosiddetto “intercettazioni”, che permetterà invece in un solo colpo di bloccare il prezioso lavoro della magistratura italiana nella lotta alla criminalità e metterà il bavaglio agli organi di informazione, bloccando inoltre il libero pensiero e la diffusione delle idee attraverso il web.
L’amante di carta… 6
Quel giorno non aveva neanche voglia di mangiare. Le poche foglie di insalata che aveva mandato giù gli avevano lasciato in bocca un sapore d’erba amara. Quella che stringeva fra le mani era ormai la ventiquattresima lettera di Jasmine. Strappò la busta. Spiegò i fogli. Ma la vista a tratti gli si annebbiava. Dovette leggere e rileggere e ancora leggere, prima di scovare altri due tasselli del gioco di Jasmine. “Flegetonte” e “fra il sesto e il settimo cielo“. Era luglio, e sulla città cadeva pioggia afosa. Andrea non chiuse la finestra e lasciò che l’acqua bagnasse il pavimento. Sperò, chissà, che potesse spegnere il fuoco che era divampato all’improvviso nel camino. Anche se non ricordava che in quell’angolo ci fosse mai stato un camino. Ma avrebbe affrontato la cosa l’indomani. Adesso aveva altro di più urgente da fare.
L’amante di carta… 5
E da quella sera, le coordinate del tempo e dello spazio della sua vita ne erano state sconvolte. Andrea aveva iniziato a trascurare le lettere degli altri suoi interlocutori, che pure per anni avevano risposto ai suoi inviti, svelato parti delle propria anima, offerto attimi di spensieratezza, di familiare tenerezza, ai quali pure aveva affidato suoi intimi segreti. Dimenticò tutti. Poi aveva cercato, dopo ogni partenza, di affrettare il rientro. Per l’ansia che lo prendeva di tornare a casa, ed essere lì pronto, quando fosse arrivata la lettera di Jasmine. E scovare, fra le righe, il nuovo tassello del rebus da risolvere. Erano stati mesi estenuanti. Anche perché ogni nuova lettera gli sembrava aggiungere confusione a confusione…
L’amante di carta… 4
Jasmine. Le sue lettere a prima vista sembravano innocue. Tutte esordivano con Caro Andrea, tutte si chiudevano con distratti saluti. Parlavano del più e del meno. Di cose ovvie, con un linguaggio semplice. Interrotto a tratti da brusche parole. Improvvise e ingiustificate. A volte irritanti, aspre o dolciastre, più spesso inquiete, come il sottile veleno che insieme con loro si andava insinuando nella sua vita. Brevi frasi come “il tutto a digiuno” o “insalata amara“. Oppure “una sedia bianca accanto al tavolo” e “i licantropi, si sa, non sanno salire le scale“, “né tende alle finestre, né cortine al letto, né gabbie d’uccelli“. Ancora: “il profeta a volte può modificare il piano di viaggio concordato“.
L’amante di carta… 3
E pensare che nei primi tempi Jasmine gli aveva inviato, come distrattamente, qualche cartolina da città qualsiasi. Piazze, fontane, noiosi scorci, simili l’uno all’altro. Poi aveva cominciato a sorprenderlo spedendogli cartoncini colorati. Carta rosa, azzurra, a quadretti verdi, bordata di striscioline che rimandavno ai lillà. Il tono e il ritmo dei messaggi mutavano con il mutare dei colori. Un gioco allettante, per un collezionista di corrispondenze qual era Andrea. Che aveva avviato il colloquio con Jasmine, così, per caso. In una sera di noia. Stava rimettendo ordine fra le sue carte, al ritorno da uno dei soliti viaggi per il suo incarico di rappresentante della Orient-Export, quando gli era finito sotto gli occhi l’appunto di un frettoloso indirizzo, e un nome già dimenticato. Jasmine, appunto. Chissà quale Jasmine. Ma era quasi Natale, e non aveva resistito
L’amante di carta… 2
Jasmine. Non ricordava il suo viso. Non ricordava dove l’avesse incontrata, quanti anni avesse, quale il sapore della pelle, come portasse i capelli, il suono della sua voce, sempre che la sua voce avesse un suono. Non era neanche certo di averla mai conosciuta. Ma Jasmine era ormai in quella lettera, e nelle altre ventitré lettere che componevano il mosaico di un silenzioso dialogo. Jasmine era ancora una volta lì. Con gli aliti delle sue parole leggere, allegre, violente, lontanissime, vicinissime. Ma soprattutto, con quelle dannate parole senza senso fatte cadere qua e là fra le righe, secondo le regole di un codice che Andrea ancora non riusciva a decifrare. E che, sapeva, lo avrebbero fatto impazzire. (2- continua)
L’amante di carta
Il tocco meccanico della fermata dell’ascensore al piano. Il cigolare sulla ruggine del cancello. Tre passi verso la porta. Un fruscio come di foglia secca. Ancora tre passi, il colpo dell’ascensore richiuso e il vortice d’aria risucchiata lungo la tromba delle scale. 4.3.2.1…tac! Otto gradini soffocati e un altro, ora lontanissimo, sbattere di porte. La portiera era rientrata nei suoi confini, seppellita nell’interrato. Solo allora Andrea si alzò dalla scrivania. Si avvicinò alla porta, l’aprì e con cautela si affacciò sul pianerottolo. Controllò che la porta di fronte fosse chiusa, che nessun suono sospetto salisse dalle scale, le scese di corsa e sbirciò finalmente nella cassetta della posta.
Pensiero di giugno
“Venga, presto. / Presto, mi dia un poco della sua forza. / Venga nel mio viso”. Silenzio, e poi... 11 giugno 1995, da C’est tout. Scorrendo, sui pensieri, di Marguerite Duras. Oggi, pensiero di questo giugno, che ancora non sa, se correre verso l’estate. O ancora irrigidirsi in folate d’inverno.
aspettando…

……………………………………………………………………………. Gaza. Children looking for food…