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    Pensiero di Maggio

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    Un pensiero a una Madonna. A quella che ad Acquapendente, vicino Viterbo, compì il miracolo della fioritura di un ciliegio, da tempo nulla più che un pezzo di tronco morto. Correva l’anno 1166, e vi dominava il terribile Barbarossa. Quel ciliegio, così inaspettatamente, miracolosamente fiorito, fu il segnale che basta, che era ora di sollevarsi contro il tiranno… E libertà fu. Così si narra. Così oggi si ricorda il miracolo del desiderio di libertà rinato, con pannelli fioriti. Pugnaloni. Allora armi contadine sollevate contro la tirannia. Oggi mosaici di petali di fori. Un pensiero alla Madonna. Proprio a quella lì, oggi scolpita in un tronco di legno. Sperando, chissà, che ancora compia il miracolo. Della fioritura di tronchi di alberi morti. Aspettando, guardandosi intorno…

    Un racconto… – 9

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    La mattina seguente ci siamo ritrovati, tutti ancora carichi di emozione, intorno al tavolo della colazione.

    Boh ancora pesto, Jimmy decisamente esaltato, l’Assassino gonfio d’orgoglio, Geraldine affettuosa e premurosa con tutti. Ma non sono riuscito a lasciar vivere loro neanche un giorno d’illusione. Non fa proprio parte del mio carattere. Eliminare Oscar era stato certo un risultato importante, inaspettato. Ma il mondo fuori della nostra scatola di cartone era affollato di Oscar. Eliminarli tutti? Una follia. Bisognava ipotizzare un diverso percorso, magari invertendo i termini del problema. Ricominciando a lavorare, perché no, sulla materia prima, insomma sulla carta e sulle parole. Partendo, ho cominciato a ipotizzare, dal materiale di carta e di parole che avevamo già a disposizione.

    Non sono riuscito a elaborare un pensiero appena più compiuto che Jimmy, ancora euforico, ha preso in mano la situazione guadagnando con un salto lo sgabello della scrivania…

    Atene, continuando…

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    Continuando, a ricordare Atene… il giorno dopo… nel porto assonnato…

    Il Pireo. Nel giorno di Santo Stefano, la mattina non tardi ma neppure troppo presto è un altro day after. Come surreali geometriche masse di lava vomitata da ferite dei colli, i blocchi di edifici bianco grigi di cemento arrivano fino al mare. Sembrano quasi sul punto di buttarvisi dentro, ma si trattengono, invece, sul limite del serpente di strada del lungomare. Dove la passeggiata è dolce. Incombono, immense, sagome di navi immobili. Prima di arrivare sul porto, intraviste dall’intrico di strade, sembrano emergere dalla terra, quasi fossero anch’esse puntellate da strutture di cemento armato.

    Qua e là sulle strade, anche qui cani. In attesa. Di essere riportati a casa, e non importa se non più dagli stessi uomini che li avevano abbandonati, un mese, tre mesi, un anno prima. C’è un meticcio, …

    Un racconto… – 8

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    Una risata che sembrava coniata nell’acciaio. Poi: “Stappati bene le orecchie e ascolta!”

    Seguì una voce molto simile a quella di Boh, ma come deformata da alta tensione, quasi robotica; sillabante; agghiacciante: “titolo…in grassetto…UN UO-MO…SDRAIA-TO…SUI-BI-NA-RI…TRA-VOLTO-DA-UN-TRE-NO…ALLE-POR-TE-DELL-A…CIT-TA’…

    Un-uo-mo…forse di origi-ne…nord-afri-ca-na, dall’apparente età di 22220-25 anni, non-anco-ra-i-dentificato,è stato-tra-volto-da…un..tre-no…oggi-all’alba-mentre-poco-fuori-della…sta-zione-si-tro-vava… sdraiatoinmezzoallerotaie…”. “Scadisci bene, idiota!” la brusca interruzione di Oscar. Sentii Boh gemere, tossire, poi riprendere. “Sarà-l’autopsia-a-sta-bi-li-re-se-l’uomo-sia-sta-to…ucciso-dall’impatto…o.se.fosse.già.M-O-R-T-O”.

    Una carezza per capovolgere il mondo

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    “E bastava un’inutile carezza per capovolgere il mondo”, un pensiero di Basaglia, dal manifesto che annuncia il prossimo Congresso Nazionale di Psichiatria democratica. Un invito.

    Pensando, a quell’uomo seduto sul tratto di marciapiede fra il bar e il negozio di formaggi, a pochi passi dall’incrocio. Le braccia incrociate sulle ginocchia. A guardare la gente che passa. In attesa del niente. O di tutto. Con gli occhi buoni, che a volte si accendono. A volte, sono fessure di grigio che guardano lontano. Non parla. Non chiede elemosine. Solo, a volte, accetta sigarette. Da qualcuno che, con gesto non richiesto, intreccia gesti di sentire familiare. E se gli sorridi ti sorride, e a volte è lui a schiudersi per primo. E c’è il sole senti che ne è contento, e i suoi pensieri chissà dove galoppano. Oggi piove, ma pure riapparirà, come sempre, come nato dal marciapiede. A confortarsi  dello spettacolo del mondo che passa. O a guardarlo, come perplesso, dalla sua riva lontana, a tratti scuotendo appena la testa.

    Un racconto… – 7

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    Maledetto Oscar.

    Ho in piena onestà spiegato allora a Jimmy e all’assassino quale fosse la situazione, ma credo che solo Geraldine abbia veramente afferrato il senso del mio racconto. E’ scoppiata immediatamente a piangere.

    “Dovrà vedersela con me!”. Senza darmi il tempo di replicare, Jimmy ha afferrato dei fogli di carta, due matite, una gomma, ed è uscito via di corsa. Geraldine è passata dal pianto a urla di disperazione. “Non posso lasciarlo andare via da solo. E’ un dilettante!” è saltato in piedi l’assassino, che a fatica ho convinto a non muoversi. Gli scimpanzé, ho spiegato, hanno risorse insospettabili: parafrasi dell’uomo, sono a volte più funzionali dell’elemento di paragone, l’uomo appunto, e tutti i suoi derivati, assassini compresi. L’assassino deve essersi per un attimo adombrato, ma ho capito subito che aveva compreso che stavo annaspando: in realtà non volevo restare in casa solo con Geraldine. E il mio ospite, che di paure e di inquietudini doveva intendersi bene, deve aver ritenuto alla fine più opportuno fermarsi con me. Sono seguite ore drammatiche.

    Dallo scoglio de Li Galli

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    Pensiero di maggio. Affidato al profilo di Sirena. Che ha qui il volto e il colore ambrato del Sud. E sul suo scoglio, laggiù, a qualche bracciata da terra, si è fermata a guardare la costa. Cosa ha visto? La risposta nella bocca dischiusa di stupore, nel cenno di tristezza del capo inclinato, negli occhi sbarrati, volti altrove. Ma che ancora riflettono le immagini di schermi stregati. Gli stessi che confondono e imbrigliano la nostra vita, quaggiù, sulla riva. Allontana lo sguardo, ma ancora non fugge via, Sirena. Ancora aspetta, chissà…

    Un racconto… 6

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    Non c’era tempo da perdere. Dovevo cercare per ciascuno una soluzione prima che fosse troppo tardi, prima almeno dell’esaurimento delle riserve di latte e caffè che i miei ospiti sembravano apprezzare con eccessivo gusto. Ho quindi elaborato un piano che la mattina seguente ho democraticamente sottoposto loro. Il piano è stato approvato. In base a un incontestabile diritto di precedenza il primo tentativo è spettato a Boh. Così Boh ha varcato il confine di carta di queste pareti. Si è voltato a guardarci salutarlo sulla porta. Ha abbozzato uno sguardo di sfida ma non è riuscito a nascondere il battito di tensione delle ciglia. In bocca al lupo, l’ho incoraggiato. In uno zainetto aveva tutto l’occorrente: un lapis, una matita, una gomma, buona anche per l’inchiostro, un pennarello rosso, uno verde, dieci copie della versione esatta della sua storia, una copia della versione, per così dire, “ufficiale”, alcuni scritti con ipotesi intermedie, mezza risma di fogli di riserva. Gli ho ricordato, particolare da non trascurare, che aveva anche un naso nuovo, di foggia decisamente occidentale. Gli ho raccomandato di darmi sue notizie appena possibile, almeno per le prime ore del pomeriggio. Tutti concordammo sull’opportunità che rientrasse prima di sera. Ma alle cinque del pomeriggio da Boh non era arrivato alcun segnale.

    Storia di Ivano

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    Storia di Ivano, come la racconta Carmelo Musumeci, ergastolano, dal carcere di Spoleto. Cronista, per noi, da quella riva lontanissima che è la reclusione senza spiragli. Una pagina fra le tante, scritte guardandosi intorno, e guardandosi dentro. Urla dal silenzio. Proviamo, qualche volta, ad ascoltare.

    “Ivano è nato il 9/01/1971. Ivano è stato arrestato il 20/11/1991, all’età di diciannove anni. Ivano, quando è stato condannato alla pena dell’ergastolo, pensava che non era ancora morto, perché avrebbe potuto uscire dopo 20, 30, 40, 50, addirittura dopo 100 anni di carcere, in permesso, semilibertà, e in condizionale. Ivano, col suo trentottesimo compleanno, ha passato più anni in carcere che fuori. Ivano ha sempre creduto a quello che sentiva alla televisione e pensava che quello che leggeva sui giornali fosse vero. Ivano ha sempre creduto a quello che dicevano i politici: La pena dell’ergastolo in realtà non esiste perché si può uscire in permesso premio, in semilibertà e condizionale. Ivano è stato un ingenuo: per vent’anni ha creduto che un giorno sarebbe uscito, che un giorno si sarebbe sposato, che avrebbe avuto dei figli.

    Un racconto… – 5

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    Il mattino seguente erano già in tre. Boh, l’assassino e Jimmy. “ Jimmy lo scimpanzé della gabbia di fronte ”, si è presentato il terzo ospite allungando la zampa pelosa. Di fronte? “Di fronte, naturalmente” hanno risposto in coro Boh e l’assassino. “Possibile che bisogna sempre spiegarti tutto?”.Mi hanno messo sotto gli occhi l’articolo di un giornale. Pagine di cronaca locale.

    Titolo: SBRANATO DAL LEOPARDO Catenaccio: La vittima, frequentatore dello zoomercato, aveva preso le chiavi di nascosto. Il felino è stato ferito da una raffica di mitra. Nella foto: il leopardo assassino.

     “Capisci che roba? Mi hanno detto che qui avrei trovato il modo per aggiustare il tiro”.

    Ammetto di essere stato in difficoltà. Metà del mio cervello era impegnato a chiedersi per quale perverso scherzo qualcuno (e chi?) si era preso la briga di indirizzare a me questi strani soggetti. Ma Jimmy, lo scimpanzé, sembrava deciso a non perdere tempo.