More
    Home Blog Pagina 145

    Maschere, una risposta…

    0

    E’ presto, perché la maschera cada? Forse… Ma una risposta arriva dalle quinte di un palcoscenico, perché qualcuno, quella maschera, ci ricorda, ha già preferito gettarla…

    “Una maschera strappata ad uno di quei diavoli che fanno paura, tanta da trasformarsi in riso. Perché più forte sarà il terrore, più sfrenata sarà la festa, e più ricco sarà il raccolto. Pulcinella lascia l’inferno, e  attraversa l’Italia con la sua compagnia dei folli. Si ferma a Napoli. Rimedia una casacca bianca, larga, come quella dei facchini. Anche Masaniello era vestito così. Strilla ai potenti, con quella sua voce stridula. Diventa capocomico, e va persino a Parigi, alla corte del re. Si fa chiamare  Polichinelle, alla francese. Ma ,col tempo, si piega, e la paura e il riso si spengono nella ripetizione. Eppure  – racconta Eduardo – , un giorno, dopo tanti anni, il figlio di un Pulcinella vecchio e stanco, tornò ad Acerra. ( gettò la maschera ai piedi di suo padre e si avviò svelto) “Fermati figlio mio! Lu munno è malamente. Si vedono lu figlio di Pulcinella senza la maschera, l’accideno”. “ Meglio un figlio muorto cu la faccia pulita, ca nu figlio vivo con la faccia sporca…” ( senza aggiungere altro esce di corsa).” Daniela Morandini

    Guardandosi intorno. Cercando facce pulite…

     

    Maschere

    0

    Anche questa maschera arriva da una riva lontana. Da una casa della Rive Gauche, affacciata sul fiume. Ha attraversato ponti sulla Senna, valicato le Alpi, si è abbandonata a un ballo impazzito la notte di un carnevale, quasi trent’anni fa, fra i canali di Venezia. E la luna era gelida di nebbia. Poggia ora lo sguardo sul tempo. Quello di allora, quello di oggi. E tutto precipita nella fessura cava dei suoi occhi. Tace. Ma conosco l’accento del suo silenzio. Ora straniero, ora salato dell’acqua del Golfo. Ancora non so, se maschio o femmina. Se diavolo o angelo. Se riso o pianto. Gli anni, a poco a poco, tessono ragnatele di crepe, a ferire il cuoio indurito. Ma è ancora presto, forse, perché la maschera cada. Forse.

    Ritratto di signora

    0

    Un fiume in piena, sembra passato davanti alla riva dove lei smarrisce lo sguardo. E una carezza sbadata d’acqua ha cancellato un tratto di guancia e il dorso della mano, sbiadito chiazze di colore dell’abito. La stessa mano d’acqua che ha graffiato via la foto che certo era custodita nel medaglione appeso al collo di lei. Ritratto d’un amore da portare, poggiato sul cuore, tutta la vita. Ma oltre il fiume del tempo, ritorna, da quella riva, il pensiero quieto di lei, la sua lieve tristezza composta, il segreto delle parole di quel piccolo libro, forse quaderno, forse diario. Che sembra le stia scivolando di mano. Ma che ancora il fiume non è riuscito a strapparle via… Ed è stata forse l’ultima piena, passando distratta, confondendo i colori, sfumando i tratti, a fissare quest’immagine, come su tela…  

    Storia di Antonio

    0

    Storia di Antonio. Nato all’inizio del secolo scorso in una famiglia poverissima, in un paesino alle porte di Milano. Storia di Antonio nato con una gamba più corta dell’altra. E quindi solo un peso per genitori già disperati. Che lo chiudono in un pollaio. In attesa che muoia. Ma Antonio non muore. Le galline, chissà, forse sanno come meglio accoglierlo. Ma dal pollaio Antonio viene portato in manicomio. Dove infine muore. Storia di Antonio, che ora sarà un film. Voluto da quel Don Chisciotte del Teatro Patologico che è Dario D’Ambrosi. Che di questa storia, scovata negli archivi di un manicomio, ha già fatto uno spettacolo teatrale. Da far recitare ai “suoi ragazzi”. Disabili mentali (si dice così?) che nel suo Laboratorio d’Emozioni ritrovano la vita. E cos’è la vita, ci ricorda D’Ambrosi, se non emozioni?

    Domenico

    0

    Ancora cartoline di sguardi. Spedita, questa, da una riva lontana lontana, nello spazio e nel tempo. Nel bianco e nel nero sgranato del passato, vedete?, ancora si scorge il celeste di due acuti ritagli di cielo…

    “Domenico. Di lui si parla poco.Partì da Osoppo per andare a Mosca. Aveva gli occhi celesti . Perchè i friulani –  come diceva padre Turoldo –  hanno gli occhi celesti a furia di alzare lo sguardo al cielo-. A Osoppo, dove tanta gente aveva combattuto contro gli austro-ungarici, rimasero la moglie e i figli. Lui voleva lavorare al treno delle meraviglie. Vladivostoc, San Pietroburgo, Pechino…  E laggiù,  in Siberia, incontro’ un’altra donna, e nacquero altri figli. Forse c’era anche lui, piu’ tardi, nel 1900, a Parigi, all’Esposizione Universale, a parlare  del Train Transiberièn. Chissa’ cosa fece ancora dopo, a Mosca, nel 1915. Di lui si parla poco. Ricordano solo che aveva gli occhi celesti. A furia di alzare lo sguardo al cielo”. (D.M.)

    Berlino, per finire…

    0

    Un ultimo pensiero, a Berlino. E ai vent’anni trascorsi da allora. Con questi versi.

    “E sperimentavo la caduta dei confini, quando lo sguardo scivolava /di nuovo dall’altra parte, nella catena di colline dei nostri doppi occhi / scintillava un mondo di esche, il di qua era diventato / di là, nella soluzione acquosa nuotavano / le immagini attraverso l’cchio nella macchina, pronte / a incagliarsi per paura di venire sviluppate- / teste e immagini di teste nella nebbia, / genetica proletaria, bambini rossi, obiettivi dolorosi / bloccati da fronti impallidite
    Katrin Schmid (100 poesie dalla DDr,  ISBN Edizioni, 2010.)

    Assalto al cielo… trent’anni dopo

    0

    Cominciò tutto a Bologna. Parlando di radio. Radio di movimento. E oggi? Quali voci? E per dare voce a chi? Una risposta in questo articolo inviato da Monica Pelliccia, laureata in giornalismo alla Carlo Bo di Urbino. Pensando alle radio di movimento, dunque.. (foto di Tano d’Amico).

    Diamo l’assalto al cielo. Dal settantasette ad oggi, trent’anni di comunicazione che sovverte tecnologie e contenuti. “Cominciò tutto a Bologna. Era il 1977 e in via del Pratello nasceva Radio Alice. In tutta Italia, i microfoni delle radio di movimento raccontavano i fatti di quel marzo. Trent’anni dopo, con supporti diversi e ben più tecnologici, nuove voci continuano a dar voce alla marginalità ed ai movimenti. I tweet postati su Twitter dai dissidenti iraniani scesi in piazza contro il regime di Ahmadinejad. Le foto ed i video inviati a Indymedia da parte di semplici manifestanti, per raccontare il G8 di Genova, dal loro punto di vista. Quello delle torture e delle violenze perpetrate ai loro danni dalle forze di sicurezza. Vicende ignorate dai media ufficiali. Definite da Amnesty International come: “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Una storia che continua.

    Poesie…

    0

    “Sognavamo nelle notti feroci / Sogni densi e violenti / Sognati con anima e corpo: / Tornare; mangiare; raccontare. / Finché suonava breve e sommesso / Il comando dell’alba: / “Wstawac”: / E si spezzava in petto il cuore. /(…)” . Nella Giornata Mondiale della Poesia, i versi di Primo Levi. Pensando ai prigionieri di ogni tempo. Ai prigionieri di questo nostro tempo, e di questo nostro paese. Ai quattordici suicidi di questi primi mesi dell’anno. Alle morti “sospette”, di violenze oscure. Chiuse alla vista, di noi “innocenti e liberi”, di qua dalla riva. Buona primavera…  (Primo Levi, Ad ora incerta, Garzanti 1990)

    Kairòs

    0

    Responsabilità. Un concetto dei nostri tempi? Bella domanda. Interessante. Inquieta anche un pò. Guardandosi intorno, prima di rispondere. La domanda la pone il Goethe Institute, invitando a una tavola rotonda a proposito, appunto, di responsabilità e dei tempi che corrono. Per provare a rispondere. Per cercare fra l’altro di capire in quale forma ciascuno di noi può e deve assumersi la responsabilità di prendere decisioni rilevanti per la comunità. Un’immagine accompagna l’invito: il dipinto “Kairòs“, di Francesco Salviati. Kairòs, che in greco significa “momento appropriato per agire”. Kairòs che non è Chronos, se chronos è quantità e kairòs è qualità, eppure momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale qualcosa di speciale può accadere. Qualcosa che nasce come dall’agire dell’essere alato del dipinto. Così umano… così divino… (Per ripensare l’essere cittadini e il far parte di una società sostenibile, dunque, mercoledì 24 marzo, alle 19,30 al Goethe Institute di Roma, in via Savoia 15)

    Aniello

    0

    Uno sguardo da una riva del Sud. Piu’ a Sud del Sud. Puntato sulle onde a incrociare uno sguardo di Sirena. La vedete, naturalmente, la Sirena, li’ davanti al suo sorriso, a rimandargli, anche lei, sorrisi… Dalla Riva Sud, lo sguardo di Aniello, che l’amica nascosta, racconta cosi’…

    “Aniello era figlio di questa terra e di questo mare. Un mare cosi’ bello che la Madonna (rapita in Oriente dai saraceni e nascosta nella stiva), quando vide queste acque, ordino’: “Posa, posa!”. Cosi’ la Vergine raggiunse l’albero maestro e volo’ sulla spiaggia. Da allora non e’ piu’ andata via. Neanche quando un diavolo cerco’ di sfidarla. Aniello era bello come Mastroianni e forte come Poseidone. Sposo’ una donna bellissima venuta dal Nord. Costrui’ per lei e per i loro figli una grande casa in cima alla montagna. Scavo’ nella roccia, porto’ sulle spalle le travi, le piastrelle, le pietre. Da li’, se si guarda bene, si vedono ancora gli dei che passeggiano. Ma la sua vita era al mare, proprio davanti all’isola delle sirene (c’e’ ancora in quei fondali il relitto dell’ultima nave che e’ riuscita a fuggire all’incanto).