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    Felicità, infine…

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    “Ogni felicità è un capolavoro”

    Per concludere questo mese di fuoco, con le parole di Adriano, delle Memorie di Marguerite Yourcenar. Inarrivabili. Le sue Memorie, e le sue parole. Come la felicità, forse…

    Felictà, dunque – 9

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    La risposta, forse, in una fiaba. Ecco. “La camicia dell’uomo contento”.Ascoltate…

    C’era una volta un re, che aveva un solo figlio, al quale voleva bene come alla luce dei suoi occhi. Ma questo Principe era sempre scontento. Passava intere giornate affacciato al balcone a guardare lontano. “Ma cos’hai?” gli chiedeva il Re. “Sei innamorato? Se vuoi una qualche ragazza, dimmelo e te la farò sposare, fosse la figlia del Re più potente della terra o la più povera contadina!” “No, padre, non sono innamorato”. “E allora, cosa ti manca?” “Non lo so, padre mio, non lo so neanch’io”. E ancora oggi, quante volte non sappiamo… o non vogliamo sapere… Comunque. Il nostro Re provò di tutto per rallegrare il principe scontento, teatri, balli, canti. Ma nulla… il viso del Ptrincipe di giorno in giorno impallidiva sempre più. Allora il Re emanò un editto e convocò da tutte le parti del mondo la gente più istruita: filosofi, dottori, professori. Mostrò loro il Principe e chiese consiglio. Tutti quei saggi si ritirarono a riflettere, poi tornarono dal Re con la risposta: “Maestà, abbiamo pensato, abbiamo letto le stesse, ed ecco cosa dovete fare: cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua”. Quel giorno stesso, il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l’uomo contento.

    Felicità, dunque – 8

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    Seguendo un filo, forse… un pensiero di Samuel Johnson. “Vorrei vedere le miserie del mondo, perché la vista di esse è necessaria alla felicità”. Seguendo un filo, chissà…

    Felicità, dunque – 7

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    Solo parole negate, oggi. Come ieri e come purtroppo forse ancora domani. Di qua, di là dalla linea di confine con la nostra felicità… sì, quella cosa, di cui dicevamo, da comprare a rate o in contanti…

    Felicità, dunque – 6

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    (…) Difficilmente cancellerò dal cuore l’esplosione di pura felicità nel saluto di una bimba, sulla strada alle porte di Pushkar. E’ un fagottino di stoffa colorato come tanti, che cammina serio sulla scia della madre sul limite dell’asfalto. L’apparizione inaspettata, fra camion e carrette, di una grande automobile bianca con i suoi passeggeri stranieri, dev’essere stato ai suoi occhi come un miraggio. Non ricordo di avere mai visto nessuno schizzare, proprio così, è la parola giusta, letteralmente schizzare di gioia. La bimba è come folgorata da una visione. Dal fagotto di panni le sue sottili braccia si sono slanciate agitandosi in saluti. Mentre le esili gambe si sono allungate in saltelli forsennati. Sul visino di pelle scura si è allargato un sorriso bianchissimo, che è diventato subito gorgoglio di risata, un suono sottile e aucto, mentre gli occhi si sono spalancati grandi e rotondi di meraviglia. Forse per lei è stato come finire nella pagina di un libro di favole, cogliere il frame di un film mai ancora visto, trovarsi davanti a un sogno diventato materia.

    Campo dei Fiori

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    La sera, in Campo dei fiori. Fra le risa, distratte. E parole sussurrate e parole urlate e gli schiamazzi e i passi già stanchi del ferragosto. La polizia e i ragazzi, il mimo e il violinista e qualcuno che ancora vende qualcosa. Fra la folla che chiede e si chiede, la festa qual è… E trilli e appuntamenti e ancora risate. La sera, in Campo dei fiori. Si staglia sul profilo dei tetti, il capo chino e buio di Giordano Bruno. E la sua solitudine, in mezzo alla folla, infinita. Solitudine, grande. Come il suo pensiero. Troppo. E chissà quanto dolore ancora impregna l’aria, che quasi ancora si sente ( si sente, si sente…) l’odore del fumo e del fuoco che brucia la carne. Di Giordano Bruno, vivo, sul patibolo dell’Inquisizione romana. Perché non si dissolve nel tempo lo strazio. Ancora non è dissolto. Quattrocentonove anni dopo, il dolore.

    Felicità, dunque -5

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    Felicità, forse…

    “(…) Poi venne la volta delle fragole con la panna. Rosse e zuccherose, stuzzicarono di nuovo il mio appetito. Che ora era diventato voglia di dolcezza. Maritè continuava a mangiare e a sorridermi. Un’orgia di lussuria s’impadronì del mio palato quando addentai la fetta di cassata. Tutti i miei sensi impazzirono con i colori della frutta candita, l’odore della ricotta, il sapore del liquore, la carezza del pan di spagna fra le labbra, lo scoppio della mia risata quando Maritè disse:-Allora, hai scoperto quanta lussuria può nascondersi in un morso di frutta candita?-  (…)”

    da “Maritè”, Vallecchi. p.65

    Felicità, dunque – 4

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    Un pensiero. Quasi un flash… del tempo lontano, di quando tutto, ma proprio tutto, sembrava possibile. Un attimo d’estate. Forse d’agosto. Forse proprio a ridosso della metà del mese. E una luce. Molto, molto più limpida di questa… da afferrare in un attimo. Di struggimento infinito… Irripetibile.

    Felicità, dunque – 3

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    In una società dedita allo shopping ( che brutta parola, diomio!), sembriamo felici finché non perdiamo la speranza di essere felici anche domani e poi dopodomani, e poi l’altro domani ancora, finché sapremo di potere continuare a possedere e comprare… comprare insomma anche la nostra felicità, in contanti o a rate… contradizione irrisolvibile di una società che definisce lo standard di benessere necessario per essere felici, standard poi impossibile da raggiungere per la maggior parte dei suoi membri… e oggi ai più sempre più lontano…società crudele e asfittica…Riflessioni …d’ansie infinite…

    Felicità, dunque -2

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    Per ora una premessa. Dalla Lettera sulla Felicità. A firma di Epicuro.

    “Meneceo, mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire”.