Tornando indietro, nei secoli…
o, meno lontano nel tempo…
Tornando indietro, nei secoli…
o, meno lontano nel tempo…
Il mare è grande, le rotte sono tante e ancora di più i bisogni e i desideri che portano gli uomini a lasciare la propria casa per cercare di raggiungere il sogno dell’altra riva… e divinità distratte che non proteggono il viaggio… Ma in questa fiaba ci piace pensare che a tutti gli uomini caduti in acqua sia concesso di continuare ad ascoltare il grido dei gabbiani e la voce del mare… e che continuino a vivere fra i misteri degli abissi… Ma questa, forse, è un’altra storia.
A proposito di scelte. Su come vivere. Su come morire. Una citazione del migliore Allen: “La morte è una malattia della vita, che si trasmette per via sessuale”. A proposito della vita. A proposito della morte…
Un che di inquieto nella piccola sala d’aspetto, anticamera allo studio del veterinario. Eppure sembra tutto come sempre. Cortesi signore con i loro cari animaletti nelle gabbiette, o in braccio come neonati avvolti negli stracci. Un ragazzo con un’iguana dagli occhi palpitanti. Una bimba con un coniglietto nero. Ciro il pappagallo dietro le sue sbarre, a guardare tutti un pò annoiato, un pò incusiosito. Lanciando a tratti urla. A squarciare momenti di silenzio. E disattenzione: Ciro si apetta che sempre qualcuno si trattenga con lui, a chiacchierare del più e del meno. Insomma tutto come sempre. Anche la curiostà del mio Pippo, gatto, che allunga il muso verso la gabbietta semi aperta di quel canuzzo nero, che un pò guaisce, un pò abbaia. E a un tratto infastidito gli soffia contro. Un soffio violento di gatto iroso. E in realtà vedo che il canuzzo si trasforma in un gattaccio. Troppo grosso per essere contenuto nella gabbia. E ancora si gonfia…
Clandestini. Guardandosi intorno. E guardandosi con un poco di attenzione allo specchio. Viene spontanea una domanda. Ma non saremo costretti, prima o poi, a diventarlo tutti, clandestini? Giorno dopo giorno. Passo dopo passo. Tutti spinti a poco a poco oltre la linea dell’ombra… Si comincia con lo spingere ancora un po’ più in là chi clandestino già lo abbiamo fatto diventare, anche se malato, anche se morente. E forse non abbiamo detto niente. Perché, forse abbiamo pensato, la cosa non ci riguarda… Eppure, quante cose cominciano a rigurdarci, quante già ci riguardano. A pensarci bene… Non nasce forse quasi clandestino, il figlio da concepire magari fuggendo all’estero… E sembra già tutto pronto per permetterci solo se clandestini di liberarci in pace dal nostro corpo morto…
Aderendo all'appello di Libertà e Giustizia, sul sito www.libertaegiustizia.it. Per rompere il silenzio. Ecco:
"Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi..."
Forse mi ripeto. Ma evidentemente la scena è ancora quella. Evidentemente. L’ultimo atto di The Baby of Macon. Strazio del corpo di un bambino fatto a pezzi e dato in pasto alla sete di reliquie di fedeli assetati di sangue. Quella scena ritorna, ossessiva, oscena, come l’oscena immoralità delle parole pronunciate sul corpo di Eluana Englaro. E mi è fatica pronunciare questo nome di cui troppi, senza alcun diritto, si sono appropriati. Pronunciandolo con intollerabile confidenza, quasi nome di figlia propria. Perseguendo l’unico fine che, al di sopra di tutto, sembra chiaro: costruire prigioni. E che siano nuove mura, o recinti di filo spinato, o norme, o corpi, poco importa…

“Non conquistare, non difenderti, non arrenderti”. Dal testo della Costituzione di Uzupis, Repubblica degli artisti, Stato nello Stato, a Vilnius. Da imparare a memoria. Non conquistare, non difendersi, non arrendersi. Guardandosi intorno…
Muri, muri, sempre più alti. Pareti, ancora, ancora più spesse… per costruire case e palazzi dove custodire ogni prezioso bene… rovi e mura di cinta e foreste di pietre… e che nessun estraneo si avvicini… che nessuno si fermi, a disturbare la vista, accanto a quell’albero, a destra del semaforo, ai piedi di quella statua… via, via da qui… vogliamo intorno tutto un nitido nulla… e bisogna fare buona guardia… se sopravvive anche una sola persona che ancora spera l’insperabile ( cit. da un saggio greco che non ricordo)… anche il sortilegio della parete più alta può andare in frantumi…
Leggendo, e scoprendo, lettere e articoli scritti da Pasolini, prima e a proposito della realizzazione del suo film sulla vita di Cristo. Il Vangelo secondo Matteo. Di cui ancora rimangono, impossibili da dimenticare, gli occhi scuri di quel Gesù come riflesso negli occhi di Matteo, la violenza antica dei paesaggi, i tanti figli intorno a Maria. Ancora una volta parole folgoranti, dell’ultimo profeta del nostro tempo. Troppo pericolose perché ancora vivesse. Troppo vere, per essere sopportabili. Ancora oggi, guardandosi intorno. Da Il Giorno del 6 marzo 1963, ad esempio: “…nulla mi pare più contrario al mondo moderno di quella figura: di quel Cristo mite nel cuore, ma “mai” nella ragione, che non desiste per un attimo dalla propria terribile libertà come volontà di verifica continua nella propria religione, come disprezzo continuo per la contraddizione e lo scandalo….. La figura di Cristo dovrebbe avere, alla fine, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei connotati della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione”. Grigia orgia di cinismo… compromesso… rancore teologico senza religione (atei devoti?)… odio per ogni diversità… Guardandosi intorno…
Pier Paolo Pasolini, una carica di vitalità da Apocalissi, Ventidue modi di leggere la Bibbia, Isbn Edizioni