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    Home Blog Pagina 165

    Contro tutto ciò che si muove…

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    “Spariamo a tutto cio’ che si muove, non vogliamo colpire civili”. Parla Alon, uno dei soldati di Tsahal a Gaza. La sua testimonianza sul Times. “Posso dire che questa è l’offensiva piu’ aggressiva che sia mai stata condotta nella lotta ai palestinesi”, dice. “Non sembra che siamo lì da poche settimane. Appare tutto distrutto, demolito, sembra che ci siano stati bombardamenti per anni. Non potete immaginare quanti danni siano stati fatti”, dice. “Non vogliamo uccidere i civili, cerchiamo di fare tutto quanto e’ in nostro potere affinche’ i civili, i non combattenti, non siano colpiti. Avvertiamo loro di abbandonare le aree in cui infuriano i combattimenti. Ma non è facile, cio’ che stiamo facendo è un lavoro difficile”, dice. “E’ importante andare avanti e ricordare cosa siamo in grado di fare. E’ l’unico modo per costringerli a fermarsi”, dice.

    Restiamo umani

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    Restiamo umani. Con queste due parole chiude ogni sua cronaca da Gaza. Vittorio Arrigoni. Pacifista. Rimasto a testimoniare la strage quotidiana. Restiamo umani. Un saluto e una preghiera. Dall’inferno. Guerrilla Radio, il suo sito. Dove andare ogni giorno, di questi giorni. Per non dimenticare di fare almeno un piccolo sforzo. Per restare umani.

    Non una parola…

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    Difficile, impossibile parlare d’altro. Riporto la lettera aperta di Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo, ai Politici Italiani…
    “Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana.
    La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politicale coloniale.

    Vittime delle vittime

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    Un suggerimento, per cercare di capire qualcosa di più. Della tragedia del popolo palestinese. Forse tutta racchiusa in quel sottotitolo, la tragedia di essere vittima delle vittime. Da La questione palestinese di Edward W. Said. Un racconto che parte da lontano, dall’emigrazione sionista in Palestina, per attraversare tutta la storia degli anni a seguire, la nascita dello Stato d’Israele, la sua espansione, la dispersione violenta del popolo palestinese, il terrorismo suicida, l’intifada…Per ricordare quale era la situazione sociale e demografica della Palestina nei primi decenni del Novecento, per capire come si è arrivati all’oggi. La logica coloniale che vi è dietro. Il consenso da parte dei governi a questa logica, favorito dal ricordo della tragedia dell’olocausto. Per cercare di capire come e perché oggi sembri acquisita l’impressione che “l’elemento indigeno sia costituito dagli ebrei e che stranieri siano i palestinesi”. Diventati, ora, loro, “vittime delle vittime”.

    La pace sia con te…

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    Ti racconto una fiaba, che nel tuo orecchio un seme metterà,/ la tartaruga nella valle,/ sono cento i cacciatori,/ la nostra capra al pascolo./ Dico:-Capra, che hai?/ Risponde:-E’ il cane che mi sta scacciando!/ -Che cos’hai cane?/ -E’ il bastone che mi sta picchiado!/ -Che cos’hai bastone?/ -E’ il fuoco che mi sta bruciando!/ -Che cos’hai fuoco?/ -E’ l’acqua che mi sta spegnendo!/ -Che cos’hai acqua?/ -E’ il cammello che mi sta bevendo!/ -Che cos’hai cammello?/ -E’ il coltello che mi sta macellando!/ -Che cos’hai coltello?/ -E’ il fabbro che mi sta affilando!/ La pace sia con te.”
    da Palestina Fiabe, a cura di Wasim Dahmash

    Secondo pensiero d’inizio d’anno

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    “Il maschio ama la morte. E’ una cosa che lo eccita sessualmente e, dato che è già bell’e morto dentro, desidera morire del tutto”. Da S.C.U.M. , Manifesto per l’eliminazione dei maschi, Valerie Solanas, 1967 o giù di lì. Un dubbio, guardandosi intorno…

    Pensiero d’inizio d’anno

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    Ancora con Gerusalemme negli occhi. E con le sue paure nel cuore. Ripensando a un dubbio di sempre. Ora divenuto quasi certezza. No, davvero non saranno le religioni a salvare il mondo. Non fosse altro per quella loro insistenza, nel voler trasferire la salvezza dell’uomo fuori dai confini della nostra terra. Esiliata in aldilà tutti da divenire…

    أنا أحل مدرسة بيثا أنا أحلا

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    Ricevo e volentieri pubblico

    أنا أحل مدرسة بيثا أنا أحلا
    تورك اغاني وا بيوت موثيا

    انا ارز شعير كولوب سباه أنا بيدي
    ما بيدي يل بارود ما بيدي

    بيدي يوم موشميس يوم
    الهريسه لاهزات نيسر ونسوري
    بيدي يوم موشميس يوم
    الهريسه غايار ايل بوندوخيا

    الخطوط أبكي أنا مدينة لوس انجلوس منعالخاوف
    وا ‘ديمو الرجال اغيليل الوطن
    انا رجل بوابة اغيلي انا بمنطقة يشامسلي
    الى تشريك وا لايسا تيغري

    Tornando da Gerusalemme

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    Il Natale, è quello che ci si porta dentro. Attraversando le strade di Gerusalemme, la sera della viglia. Le luci di Gerusalemme sembrano fare parte tutte dello stesso presepe. Le mille e mille candele accese della festa di Hannukah, la festa delle luci, che ogni anno di questi tempi ricorda la rivolta dei Maccabei, nel Quartiere Ebraico della Città Vecchia. Che, solo a un passo, sul confine del Quartiere Armeno, diventano le luci di un abete decorato, che si affaccia nel riquadro di una finestra, al primo piano. Già a ridosso del Quartiere Cristiano, dove le luci sono i festoni di lampadine sospesi fra un muro e l’altro, e dondolano al vento. Le preghiere del Natale, appartengono alle chiese, il giorno di Natale, e il giorno dopo ancora. Ma la preghiera che ci si porta dentro, tornando, è quella che sale dalle moschee, e rompe la notte del giorno dopo ancora. Quando l’attacco a Gaza trasforma il Natale in un inimmaginabile strazio. Quella preghiera nella notte è un urlo. E fa paura. Ma quale paura, e per chi e per cosa?

    C’era una volta e c’è ancora adesso. Invito…

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    Un invito, ad ascoltare una fiaba. Anzi due. Il giorno di Natale e poi ancora Santo Stefano. Su RadioUno, alle 18,07. Colapesce e La piccola fiammiferaia , reinventate fra fantasia e realtà. Per riflettere, con quella leggerezza che piaceva a Calvino, sulla realtà, sulla cronaca, su quello che accade.
    Nella prima fiaba, Colapesce, un ragazzo siciliano trasformato in pesce, nuota tra Napoli e Messina. Forse addirittura è lui a tenere insieme i fondali dello Stretto. Incontra un archeologo subacqueo, Marino Maranzana, che spiega quanto siano pericolosi quei fondali, tanto che sarebbe impossibile costruire un ponte, proprio lì. Conosce gente di mare, come Mario Franco Mandara, quel pescatore di Positano che ha visto balene grandi come Moby Dick, e polpi enormi come piovre.