“Il maschio ama la morte. E’ una cosa che lo eccita sessualmente e, dato che è già bell’e morto dentro, desidera morire del tutto”. Da S.C.U.M. , Manifesto per l’eliminazione dei maschi, Valerie Solanas, 1967 o giù di lì. Un dubbio, guardandosi intorno…
Pensiero d’inizio d’anno
Ancora con Gerusalemme negli occhi. E con le sue paure nel cuore. Ripensando a un dubbio di sempre. Ora divenuto quasi certezza. No, davvero non saranno le religioni a salvare il mondo. Non fosse altro per quella loro insistenza, nel voler trasferire la salvezza dell’uomo fuori dai confini della nostra terra. Esiliata in aldilà tutti da divenire…
أنا أحل مدرسة بيثا أنا أحلا
Ricevo e volentieri pubblico
أنا أحل مدرسة بيثا أنا أحلا
تورك اغاني وا بيوت موثيا
انا ارز شعير كولوب سباه أنا بيدي
ما بيدي يل بارود ما بيدي
بيدي يوم موشميس يوم
الهريسه لاهزات نيسر ونسوري
بيدي يوم موشميس يوم
الهريسه غايار ايل بوندوخيا
الخطوط أبكي أنا مدينة لوس انجلوس منعالخاوف
وا ‘ديمو الرجال اغيليل الوطن
انا رجل بوابة اغيلي انا بمنطقة يشامسلي
الى تشريك وا لايسا تيغري
Tornando da Gerusalemme
Il Natale, è quello che ci si porta dentro. Attraversando le strade di Gerusalemme, la sera della viglia. Le luci di Gerusalemme sembrano fare parte tutte dello stesso presepe. Le mille e mille candele accese della festa di Hannukah, la festa delle luci, che ogni anno di questi tempi ricorda la rivolta dei Maccabei, nel Quartiere Ebraico della Città Vecchia. Che, solo a un passo, sul confine del Quartiere Armeno, diventano le luci di un abete decorato, che si affaccia nel riquadro di una finestra, al primo piano. Già a ridosso del Quartiere Cristiano, dove le luci sono i festoni di lampadine sospesi fra un muro e l’altro, e dondolano al vento. Le preghiere del Natale, appartengono alle chiese, il giorno di Natale, e il giorno dopo ancora. Ma la preghiera che ci si porta dentro, tornando, è quella che sale dalle moschee, e rompe la notte del giorno dopo ancora. Quando l’attacco a Gaza trasforma il Natale in un inimmaginabile strazio. Quella preghiera nella notte è un urlo. E fa paura. Ma quale paura, e per chi e per cosa?
C’era una volta e c’è ancora adesso. Invito…
Un invito, ad ascoltare una fiaba. Anzi due. Il giorno di Natale e poi ancora Santo Stefano. Su RadioUno, alle 18,07. Colapesce e La piccola fiammiferaia , reinventate fra fantasia e realtà. Per riflettere, con quella leggerezza che piaceva a Calvino, sulla realtà, sulla cronaca, su quello che accade.
Nella prima fiaba, Colapesce, un ragazzo siciliano trasformato in pesce, nuota tra Napoli e Messina. Forse addirittura è lui a tenere insieme i fondali dello Stretto. Incontra un archeologo subacqueo, Marino Maranzana, che spiega quanto siano pericolosi quei fondali, tanto che sarebbe impossibile costruire un ponte, proprio lì. Conosce gente di mare, come Mario Franco Mandara, quel pescatore di Positano che ha visto balene grandi come Moby Dick, e polpi enormi come piovre.
La verità, vi prego… ancora
“Scusate, sapite l’ammore ched’è?” / L’ammor’è na cosa / c’addora di rosa… / ca rosa nunn’è…/ nduvina ched’è” /// “E’ rosa?… E scusate, sapite pecché?” /// “E’ rosa ‘o culore che serve p’’ammore./ L’ammore nun c’è / si rosa nunn’è”. /// “L’addore che c’entra… si rosa nunn’è?” /// “Pecché dinto maggio,/ se piglia coraggio. / Sentendo l’addore / te nasce l’ammore”. /// “A maggio sultanto?… E sapite pecché?” /// “E’ maggio pè n’anno / pè chille c’’o ssanno. / Pè chi nun vò bene / stu mese nun vene”. ///
“E senza l’addore l’ammore nun c’è?” ///
“Nun c’è… pecché ‘ammore / è forte delore, / ca pare na cosa / c’addora di rosa”.
L’ammore ched’è? poesia di Eduardo, 1947. Quasi un pensiero per Natale…
Rosalia. Quasi una fiaba… (12
“Sono contenta che tu mi abbia portato dei dolci” gli disse senza sorridere. “Proprio quello che desideravo, un cavallo a dondolo, una bambola, un bastoncino di zucchero caramellato”.
“Ma adesso devi cancellare l’ultima lettera del mio nome” gli chiese per la prima volta persino con garbo.
Percepì un che di ansioso, come una certa trepidante attesa nella voce della bambina. Non disse, non chiese nulla. Ora aveva solo paura di quello che lei gli stava chiedendo e di quello che lei si aspettava da lui.
Rosalia. Quasi una fiaba…11)
“Ma dove, ma dove…” lo interruppe seccata Rosalia. “Come se ci fosse un dove diverso dall’altro. E chiederlo a me… chiederlo a me… come se… come se…”.
Come se non fossimo tutti… tutti prigionieri sull’orlo del nulla, suggerì un sibilo alle sue spalle .
“E per oggi ne ho abbastanza. Non hai ancora cancellato la o. Cancella! Subito!” gli ordinò la bambina sottraendo veloce lo specchio al suo sguardo.
Obbedì. Sentiva di non avere forza per contrastarla. E lei gli sembrava così piena di improvvisa, rinnovata energia.
Rosalia. Quasi una fiaba…10)
La prima cosa che fece, il lunedì, fu comprare lo specchio di cristallo. Lo scelse rotondo, con una sottile cornice argentata. Tornato a casa lo poggiò sulla scrivania e vi si sedette di fronte. Notò una piccola ombra di polvere e vi alitò sopra per pulirla via. Ebbe l’impressione che un alito caldo ritornasse a lui dalla superficie del vetro. Né riuscì a mandare via la macchia. Alitò ancora, e un soffio di aria ancora più calda gli investì il viso, prima perdersi nel corridoio alle sue spalle.
Decise allora di trasferire la scrivania, gli appunti, alcuni libri e una poltrona nell’ultima stanza dell’appartamento, dove d’estate andava a difendersi dallo scirocco.
Rosalia. Quasi una fiaba… 9)
Non fu semplice trovare un paio di scarpette rosse. Impiegò cinque giorni di ricerche, e solo il venerdì le scovò in un piccolo bazar di periferia.
Sentiva che le forze cominciavano ad abbandonarlo. Non mangiava quasi più. Aveva definitivamente sospeso le lezioni e continuava ad ammucchiare sulla scrivania fogli e fogli di inutili, inconcludenti appunti. Persino il merlo sembrava aver pietà di lui. Continuava ad affacciarsi di tanto in tanto nel riquadro della finestra, ma senza più fischiare. Passò il piccolo corteo di un funerale davanti casa, il sabato mattina, e fu preso dall’ansia che arrivasse in fretta la domenica. Quando poté finalmente attraversare la città quasi ancora addormentata con sotto il braccio il suo regalo per Rosalia.