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    Home Blog Pagina 163

    Un testo segreto…

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    Per questo 8 marzo. Dai “Testi segreti“, di Marguerite Duras.”Lei non ritornerà mai. /La sera della sua scomparsa in un bar, voi raccontate la storia. In un primo momento la raccontate come se fosse possibile farlo, poi lasciate perdere. In seguito ne parlate ridendo come se una cosa simile fosse stata impossibile o come se voi aveste potuto inventarla./ Il giorno dopo, all’improvviso, voi notereste forse la sua assenza nella camera. Il giorno dopo, forse provereste il desiderio di rivederla là, nello straniamento della vostra solitudine, nel suo essere sconosciuta da voi. / Forse la cerchereste al di fuori della camera, sulle spiagge, nelle vie, sulle terrazze. Ma non potreste trovarla perché voi non riconoscete nessuno nella luce del giorno. Voi non la riconoscereste. Di lei non conoscete che il corpo addormentato sotto gli occhi chiusi o socchiusi. La penetrazione dei corpi voi non potete riconoscerla, non potete riconoscerla mai. Non lo potrete mai. / Quando avete pianto, era su voi solo e non sulla mirabile impossibilità di raggiungerla attraverso la differenza che vi separa.”

    Continuando…

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    Continuando, dagli appunti di un anno fa… Lassù. Sull’Acropoli, dunque. Lassù anche cani. Quanti. Guardiani. Bastardi padroni inquieti del campo. Trotterellano avanti e indietro, avanti e indietro. Da una pietra all’altra si lanciano segnali, si chiamano, s’incrociano annusandosi appena. E poi via. A inseguire ciascuno la propria traccia. Tollerano, quasi ignorandolo, con la rassegnazione umida delle bestie abbandonate, il vagolare dei visitatori. Come sapessero che saranno fastidio breve. Ma ecco, forse c’è stato un gesto di troppo, o qualcosa, un richiamo, che solo lui, quel cane dal manto chiaro,ha sentito. Allora scatta verso il parapetto e comincia ad abbaiare, abbaiare alla valle. Lanciando disperato un segnale a qualcuno che lui solo sa.
    Qualcun altro sta, addormetanto, allungato sul suolo a prendere forza dal sole che pure l’inverno regala. E stanno qua e là immobili, quasi trattenendo il respiro. Anzi, quello più grosso, lì giusto ai piedi di una colonna del tempio, forse proprio non respira, neanche fissandolo a lungo se ne percepisce il minimo fremito. Finge, si capisce, di non sentirei ronzii e gli scatti delle macchinette che faranno anche di lui una foto ricordo, e le risatine e i passi, che sa al tramonto infine finiranno.

    Pensiero di Marzo

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    “Tutti gli alberi, sono angeli feriti”. Firmato, Il filosofo ignoto. Citato da Guido Ceronetti, che premette: “filtrata da non so quali sonorità di estati e di lamento emanate dalle radici dei fatti è pervenuta a uno dei miei cento Timbri questa massima di foglie tenui”. Dall’introduzione alle Ballate dell’Angelo Ferito. Canti e grida. Dal profondo di una voce che, sempre, sembra urlare nel deserto.

    Il taglio del bosco

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    Scivolando sul trenino, lungo il bordo nascosto della consolare, a due passi dal fiume. Uno strano vuoto. Solo dopo un pò realizzo. Vuoto dei cespugli, dei rovi, degli alberi. Degli alberi. E qua e là mucchi di lamiere, carte, stracci, qualche oggetto di vita domestica. Dell’illusione di una vita domestica che è stata spazzata via. Tracce calpestate delle baracche che furono. Fra quei rovi, a malapena nascosti dagli alberi, fino a qualche tempo fa. Adesso sembra tutto molto pulito. Pulizia che sa di macabro. Degli alberi. Rimangono solo bassi tronchi mozzati. Con precisione chirurgica tutti alla stessa altezza. Poche decine di centimetri da terra. Sembrano arti morti, piantati nell’erba senza respiro. Mostrano, oscene, le loro sezioni nude. Bianche di taglio fresco. E più avanti, appiattiti in terra, lunghi e magri, tronchi. Alcuni fatti a fette. Ma ancora ogni tratto in fila, uno dietro l’altro, a disegnare sagome di alberi. Ombre della vita che furono. Una gran pena. Un pensiero folle.  Che arrivi presto qualcuno. A stendervi sopra un velo.  Con gesto di pietà…

    Cenerentola

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    Ritornando, da un incontro con Michelle. Ricordando, il testo di una sua poesia. Struggente. Come sempre. Ecco: "Una serata al ballo/ Una notte soltanto, / Una possibilità sola per scivolare danzando / Lungo la sala degli specchi /// Per danzare/ trasformata insieme agli altri / Una sola possibilità per turbinare / Nel bagliore della sala /// Portatemi / Le scarpe destinate / Mettete preziosi pettini nei miei capelli lucidi / E dipingetemi le labbra / Ora pronte ad essere baciate /// Eccomi là…  persa / Nell’agonia dell’estasi / La mia fine sigillata / Dal suo bacio / Eccomi là". (Cenerentola. Michelle Bobko)

     

    Ronde…

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    Tornando indietro, nei secoli…

    o, meno lontano nel tempo…

    Fiabe…

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    Il mare è grande, le rotte sono tante e ancora di più i bisogni e i desideri che portano gli uomini a lasciare la propria casa per cercare di raggiungere il sogno dell’altra riva… e divinità distratte che non proteggono il viaggio… Ma in questa fiaba ci piace pensare che a tutti gli uomini caduti in acqua sia concesso di continuare ad ascoltare il grido dei gabbiani  e la voce del mare… e che continuino a vivere fra i misteri degli abissi… Ma questa, forse, è un’altra storia.

    Parlando di vita e di morte

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    A proposito di scelte. Su come vivere. Su come morire. Una citazione del migliore Allen: “La morte è una malattia della vita, che si trasmette per via sessuale”. A proposito della vita. A proposito della morte…

    Un sogno

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    Un che di inquieto nella piccola sala d’aspetto, anticamera allo studio del veterinario. Eppure sembra tutto come sempre. Cortesi signore con i loro cari animaletti nelle gabbiette, o in braccio come neonati avvolti negli stracci. Un ragazzo con un’iguana dagli occhi palpitanti. Una bimba con un coniglietto nero. Ciro il pappagallo dietro le sue sbarre, a guardare tutti un pò annoiato, un pò incusiosito. Lanciando a tratti urla. A squarciare momenti di silenzio. E disattenzione: Ciro si apetta che sempre qualcuno si trattenga con lui, a chiacchierare del più e del meno. Insomma tutto come sempre. Anche la curiostà del mio Pippo, gatto, che allunga il muso verso la gabbietta semi aperta di quel canuzzo nero, che un pò guaisce, un pò abbaia. E a un tratto infastidito gli soffia contro. Un soffio violento di gatto iroso. E in realtà vedo che il canuzzo si trasforma in un gattaccio. Troppo grosso per essere contenuto nella gabbia. E ancora si gonfia…

    Tutti clandestini

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    Clandestini. Guardandosi intorno. E guardandosi con un poco di attenzione allo specchio. Viene spontanea una domanda. Ma non saremo costretti, prima o poi, a diventarlo tutti,  clandestini? Giorno dopo giorno. Passo dopo passo. Tutti spinti a poco a poco oltre la linea dell’ombra… Si comincia con lo spingere ancora un po’ più in là chi clandestino già lo abbiamo fatto diventare, anche se malato, anche se morente. E forse non abbiamo detto niente. Perché, forse abbiamo pensato, la cosa non ci riguarda… Eppure, quante cose cominciano a rigurdarci, quante già ci riguardano. A pensarci bene… Non nasce forse quasi clandestino, il figlio da concepire magari fuggendo all’estero…  E sembra già tutto pronto per permetterci solo se clandestini di liberarci in pace dal nostro corpo morto…