“Si narra che la notte dei santi tutti i morti escono in processione. Noi viventi per vederli possiamo accendere un cero in loro rispetto alla finestra o al balcone. Chi vuole può persino invitarli a cena imbandendo la tavola con ogni ben di dio fino all’indomani. I morti ritornano con le loro animelle sotto forma di palombelle dai colori e dalle forme indistinguibili tra l’umano e il divino”… Lo racconta, e davvero con tutta l’anima ci crede, Annarita Persechino. E noi che come lei ne siamo convinti, salutiamo con piacere e riconoscenza l’appuntamento che anche quest’anno ci propone…
A Minturno. Aspettando gli avi… un viaggio attraverso leggende, miti, poesie e canti della tradizione aurunca. Per ricordare che dovremmo curare tutti meglio il rapporto con le nostre tradizioni. Ognuno tenendo vivo il fuoco di quelle che sono l’anima della propria terra.
Annarita Persechino lo fa invitandoci a celebrare ancora una “notte degli avi”, quest’anno alla sua ottava edizione, una serata nella luce… “nella tradizione aurunca del tempo che fu”, un progetto di luce e luci… per non dimenticare tradizioni e riti di un tempo in cui c’era sempre un momento per ricordare chi non c’è più, e con affetto e riconoscenza davvero si “festeggiavano i morti”.
Anche quest’anno un incontro fra musica e parole…
Aspettando gli avi
Porto in giro i miei sogni…
e a proposito di artisti di strada, la poesia di Franco Maci, che lo scorso anno ha vinto il premio “Animalisti italiani” , e che ringraziamo per questo regalo…
Porto in giro i miei
sogni
negli angoli delle strade
senza copione
con spettacoli che non
hanno una fine.
Privo di valigie ma solo
un cane
che mi nutre di affetto
per guadagnarsi il pane.
Gesta e parole del mio
sapere
per conquistare il sorriso
del momento improvviso.
Strada libera tutti…
Domenica scorsa, randagiando randagiando per le vie di Roma, il Gatto è stato attratto da unFacciamo finta che…
Giovedì 25, all’Arci Sparwasser di Roma … alle 21
in Via del Pigneto, 215,
“Facciamo finta che….” chistu è Pippinu.
Dalla irriverente, sarcastica e geniale scelta di un brano
“normalizzante e rassicurante” (che cantava Ombretta Colli) come sigla
di Onda Pazza dalle frequenze antimafiose (o antimafiopoli)di Radio Aut, inizia
un percorso intorno ai temi e alla figura di Peppino Impastato a 40 anni
dal suo massacro che prende spunto dal libro “Un giullare contro la mafia”…
http://www.beccogiallo.org/shop/edizioni-beccogiallo/47-peppino-impastato.html
di cui vengono proiettate alcune tavole a fumetti e che si evolve con un
percorso musicale declinato da Gerardo Ferrara (voce e percussioni) e
dal maestro Tonino Macis (chitarra e mandoloncello) in cui si incrociano
i brani d’autore e quelli della musica popolare “innestati” in un
contesto di attualità e di impegno civile…dalle canzoni del Collettivo Musicale Peppino Impastato alle letture di testi di Pippo Fava e Giancarlo Siani, dalla vicenda di Francesco Mastrogiovanni alla citazione di testi e brani di Rosa Balistreri, Pino Daniele, Pippo Pollina, Masaniello, Ivano Fossati, Tonino Zurlo, Fabrizio DE Andrè, Rocco Scotellaro, Enzo Jannacci, Massimo Troisi e infine di Giorgio Gaber…..che, lucido sui suoi tempi, profetico e disarmante, come sempre, cantava…..
La maledizione del Grande Cervo…
Ha fatto molta fatica a trattenere il pianto, il Gatto, in questi giorni, davanti alla foto (l’avrete vista, è girata molto) della giovane mamma capriolo e del suo cucciolo, uccisi da bracconieri nell’Alta Valle Sabbia. E non vi dico di come si sia sentito a leggere che sono stati colpiti con cartucce a pallini multipli, che provocano una morte lenta e atroce… che i bracconieri, sette, erano lì a festeggiare davanti ai corpi già macellati…
Bracconieri… ma non solo. Avevamo appena letto, io e il Gatto, della denuncia del WWF della sempre più vasta violazione delle norme che regolano l’attività venatoria, a cominciare dall’anticipo della stagione di caccia deliberato dalla stragrande maggioranza delle Regioni… passando per tutte le deroghe alle regole che tutelano la fauna, che sembrano semplicemente accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio… per finire con le stragi anche di specie protette…
Un quadro desolante… migliaia e migliaia di animali uccisi… sacrificati a un’oscena barbarie…
“Che non è cosa che resta confinata nel mondo crudele della caccia –
Ritorno a Riace…
Ritrovando una vecchia foto di Riace… dove ero finita nell’estate del 2001.
Del progetto di accoglienza di profughi ce n’eravamo occupati, nel tg, qualche mese prima. E nelle immagini del servizio appariva tanto bellino quel borgo di origine medievale di 600 anime, accoccolato fra morbide colline, fra le montagne e il mare… così dolci i balconi delle vecchie case fiorite di corolle rosse rosse… così interessante quel progetto di vita nuova che stava nascendo, che, perché no… andiamo lì in vacanza?
Anche perché lì si stava sviluppando uno dei primi progetti di “albergo diffuso”, idea anche questa di Domenico Lucano, fra i fondatori, allora, dell’associazione Città futura. Insomma, le case rimaste vuote per via dell’emigrazione erano state rimesse a posto, grazie al progetto finanziato da Banca Etica, e affittate per brevi periodi a turisti. La rinascita inizia anche da lì, dal ridare vita a case che altrimenti si sarebbero a poco a poco spente… perché una casa disabitata muore nel gelo, e il vuoto e la solitudine ne sgretolano in fretta i muri…
E così siamo partiti, con tanto di gatto (per la cronaca Pippo, il Randagio per eccellenza) che in questa storia ha avuto una parte per nulla secondaria…
E così abbiamo conosciuto Domenico Lucano, che ancora non era sindaco, ma “volontario” pieno di entusiasmo, con tanti progetti per il suo paese… che ci ha accolti con cortesia e tante attenzioni, ché eravamo fra i turisti che rispondevano al suo “annuncio”: venite in vacanza a Riace, che non è solo il nome del luogo dei Bronzi…
L’indecenza di guardarsi negli occhi
Ormai lo sapete… il Gatto… ogni volta che viene via da un incontro in carcere, torna carico di pensieri e riflessioni, che si sa (forse) da dove iniziano, ma è difficile capire dove vanno poi a finire… abbiate pazienza (la “virtù” più praticata in quel delle prigioni), e cercate di capirlo…
Questa volta il Randagio è tornato carico del pensiero di uno sguardo…
Già, oggi che difficilmente ci si ferma a sostenere per più di cinque minuti (cinque? che dico… il battito di qualche secondo) lo sguardo dell’altro… così istericamente presi come siamo fra i mille impulsi che ci attanagliano, e che per lo più si riassumono tutti in uno schermo di cellulare, mille velocissimi richiami e contatti virtuali… che dopo un secondo non sono già più…
Forse è per questo che dopo un colloquio in carcere gli prende, al Randagio, un sottile giramento di testa. Pensate, sostenere per due, tre ore, lo sguardo di una persona che mai allontana gli occhi dai tuoi…
Le cose che ti vengono a cercare
Le cose che ti vengono a cercare… “Quanto mai vero!”. ho pensato appena finito di leggere il racconto di Lauretta Chiarini che così s’intitola…
Quanto mai vero, pensando a questo libro rimasto rintanato per un po’ di mesi da qualche parte, nei meandri della mia distrazione… e che poi tre giorni fa si è fatto strada fra la confusione dei miei libri e delle mie carte accumulate sul pavimento per dirmi: “Insomma, sono qua.. mi vuoi appena appena sfogliare?”
Va beh, ti sfoglio appena… ho tanto da fare… e poi “una libraia, un ragazzino, un barista, una prostituta. E un cadavere” leggo in quarta di copertina… i gialli, confesso, non mi hanno mai attirato molto…
Ma come non rispondere all’invito di chi ti viene a cercare? Così ho iniziato a leggere e poi… non ho potuto che portarmelo dietro nel bagaglio per l’ultimo spostamento in treno… cinque ore… e non ho potuto che arrivare fino all’ultima pagina…
Subito conquistata dai tre personaggi intorno ai quali tutto si snoda…
Il miracolo di cinque euro
“Cinque euro. Ma noi cosa ci possiamo fare con cinque euro?” mi ha chiesto l’altro giorno il Gatto.
Ho iniziato ad elencare… “Un caffè, due cornetti e un bicchiere d’acqua. Forse neanche questo se seduti al tavolino, e poi dipende dal bar… Oppure, mezzo chilo di pane e un chilo e mezzo di pasta, ma nemmeno questo se il pane è di quello ai cinque cereali… Cinque euro… il boccale di birra, media, quando una pizza con amici.. due pezzi di pizza al taglio se in piedi in rosticceria… ah, beh, con un po’ di pazienza e tempo da perdere rovistando sui banchetti dei mercati, anche una o due magliette di marca, sempre che ti piaccia il fuori moda o l’usato…e comunque se le sai portare fa pure chic”
“Cinque euro… davvero poco, quasi niente …” ha concluso il Randagio scuotendo la testa avvilito. E un po’ mi è dispiaciuto di questo suo turbamento che ancora non lo abbandona…
Tutta colpa mia, che gli ho parlato dello stupore con cui mi hanno pur ringraziato tre persone, tre donne, che la vita e le distratte, feroci dinamiche dell’oggi vogliono respinte ai bordi del nulla…
