I bambini e il nostro paradiso tecnologico… variante dell’inferno, denunciava Ceronetti

14 09 2020

“Ma quelli che predicano di fare più figli hanno mai provato un attimo di compassione, di sollecitudine vera, per la sofferenza umana? E per la sofferenza che gli umani in soprannumero infliggono spietatamente a tutto il mondo, dove non sono soli, dove è vivente tutto?

Giornata uggiosa… ché ci sono vicende che lasciano acquattate nell’animo ombre di paure e domande. Ma non penso solo a quelle che dominano le cronache di questo cattivo fine d’estate, dal tremendo omicidio di Colleferro, alla scia di violenze, ancora, su donne… Perché era iniziata, questa settimana, con il pensiero triste di un’amica per quella neonata lanciata dalla finestra, ennesima vittima (il bambino ucciso a bastonate, i fratellini soffocati…) della violenza adulta di questo nostro inferno contemporaneo.
Lo strazio dei bambini… tutto sempre parte da lì, da quello che pensiamo di poter infliggere a chi crediamo in nostro possesso o a noi inferiore. Vigliaccamente avrei preferito accantonare, non pensarci, tanto le vicende sono insostenibili, ma proprio non mi è possibile mandarne via il pensiero. E neppure trovare le parole…
Per questo oggi mi permetto di affidarmi alle parole di chi come pochi ha ben saputo trovarle, e usarle. Guido Ceronetti… Leggi il resto dell’articolo »



A Papillon, fratello d’amarezza e libertà

31 08 2020

“Ah, libertà, libertà! Persino un vago accenno, persino una debole speranza che essa sia possibile dà le ali all’anima, non è vero?”, da ‘L’uomo nell’astuccio’, Cechov. Leggendo, di sogni e di prigionie… leggendo dell’ultima fuga di Papillon, l’orso che agita i sonni di chi, lì fra i monti del Trentino, lo vuole in gabbia. O morto…
Vorrei raccontarla come una favola di fine agosto, un canto al desiderio di libertà che, anche quando condizionata, l’estate sempre sprigiona. Sarà quel sentore di vapore caldo che lievita verso il cielo… quel sapore di vita che libera delle vesti… quella fame d’anima che diventa urgente, e l’estate suggerisce possibile, acquietare… Così, annusandola nell’aria, immagino sia nata la speranza che ha dato ali all’anima dell’orso M49 (sì, gli orsi hanno sigle, come marchio di detenuto), che un giorno d’estate, lo scorso anno, per la prima volta era fuggito dalla prigione che gli uomini gli avevano costruito intorno. Ricatturato, era di nuovo scappato. Impresa mirabolante se, dicono le cronache, “è fuggito riuscendo a scavalcare una barriera alta 4 metri e tre recinti elettrificati”. Leggi il resto dell’articolo »



Il carcere come i manicomi e la via indicata da Basaglia

24 08 2020

<Durante la resistenza Franco Basaglia aveva conosciuto il carcere come prigioniero politico. La sua prima impressione era stata quella di “entrare in un’enorme sala anatomica, dove la vita aveva l’aspetto e l’odore della morte”. Dopo più di quindici anni, Basaglia varca la soglia di un’altra istituzione totale, il manicomio, anche se questa volta come direttore: “Ero dalla parte del carceriere, ma la realtà che vedevo non era diversa: anche qui l’uomo aveva perso ogni dignità umana; anche il manicomio era un’enorme letamaio”>

Nei libri sempre si cerca ciò su cui la propria mente continua a interrogarsi… così, leggendo la monografia su Franco Basaglia (“Franco Basaglia”, di Mario Colucci e Pierangelo di Vittorio, riedito da Alpha Beta Verlag a quarant’anni dalla scomparsa dello psichiatra), non posso che ripensare continuamente a quanto il carcere svolga oggi la funzione che avevano una volta i manicomi… E sfogliando le pagine di questo densissimo lavoro, non posso non pensare a come potrebbe essere guida, e che guida!, per un percorso che, sulle tracce di quello che ha portato ad aprire le porte del manicomio, arrivi in futuro ad abbattere anche le mura delle prigioni… un percorso che, come ha radicalmente cambiato il rapporto con la follia, possa portare a cambiare anche il nostro rapporto con la devianza e il crimine e quindi con il concetto di pena.
E questo perché “fra le istituzioni della violenza, il manicomio costituisce un punto tragicamente privilegiato, a partire dal quale si può osservare la continuità e l’implacabilità del funzionamento di un meccanismo istituzionale di controllo della devianza dalla norma, che attraversa trasversalmente la nostra società”.
Non prendetela come provocazione, piuttosto come offerta di spunti di riflessione. Azzardo dunque alcuni punti… Leggi il resto dell’articolo »



La libertà è di tutti!

10 08 2019

CELLA GINFR.A proposito della vicenda di Mario Trudu, e della giustizia e delle ingiustizie… una bella, accorata riflessione di Vittorio da Rios, “Innanzi a una realtà cosi ben descritta da Francesca riguardo a Mario e alle sue tragiche vicissitudine che la vita gli ha gettato con violenza inaudita addosso,ti prende un tale sommovimento che ti inibisce a tal punto che il silenzio è la più logica reazione.
Silenzio solo silenzio, assoluto silenzio: muto plumbeo,fittissimo silenzio! recitano alcuni versi di David Turoldo difronte alla barbarie che prende sovente la vita di molte creature umane.E Mario ne è un esempio incontestabile.Ma proviamo allora ad uscire dal silenzio, non dico gridare: Quando tu griderai e l’altro, senza che tu sappia chi sia ti urlerà in faccia: ma non vi capirete né saprete per cosa urlate. Turoldo: “allora il padre”…Usiamo il discernimento, il razionale,l’assioma critico che la civiltà occidentale in tutte le sue secolari “articolazioni” ha prodotto.Cerchiamo lumi e risposte dentro l’archetipo del diritto,abbiamo disboscato foreste per costruirvi enormi biblioteche.convinti che questo fosse il costruirvi e rafforzare la civiltà del diritto effettuale concreto. Leggi il resto dell’articolo »



Strada libera tutti…

21 10 2018
libertaDomenica scorsa, randagiando randagiando per le vie di Roma, il Gatto è stato attratto da un
annuncio: STRADA LIBERA TUTTI. Entrata libera, uscita a cappello ( per chi non sappia…
ingresso libero, lasciate, se volete, un’offerta all’uscita…)
Invito per il Randagio, potete immaginare, attraente come la baracca di Mangiafuoco per Pinocchio.
E così sì è imbucato, il Gatto, nella sala del teatro Furio Camillo, a ridosso dell’Appia Nuova… per
ritrovarsi, non ci credereste, proprio davanti a una fatina in abito turchese che, fra una melodia e un
acuto, era lì a tentare di spiegare al suo Pinocchio come ci si deve comportare per diventare un
bravo bambino…
Spettacolo davvero delizioso… composto con brani del musical di Fata Turchina (Miss Bocconcino), con uno strepitoso Pinocchio di legno animato da Italo Cassa…
E non ha fatto in tempo a riprendersi dallo stupore, il Gatto, che è entrato in scena un bravo presentatore con tanto di marsina e tuba, che sembrava saltato fuori da una pagina di Alice nel Paese delle meraviglie, ad annunciare altri strepitosi artisti… musicisti danzanti al ritmo di sonagli e sonorità arcane… un violinista appena uscito, avresti detto, da un dipinto di Chagall… un suonatore di didgeridoo, l’antico strumento a fiato dalle vibrazioni potentissime… un maestro di “matemitica”,

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Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



qualche ora di libertà…

23 05 2017

fine-pena-maied ecco la lettera di Alfredo Sole, da Opera, per il numero di maggio della rivista “Una città”

Una buona notizia. Per la prima volta dopo venticinque anni di carcere ho potuto mettere piede in una struttura che non ha nulla a che fare con il carcere. Mi hanno permesso di andare all’Università della Bicocca per la proiezione del film “Spes Contra Spem”, al quale ho partecipato. Certo non è un vero permesso, visto che ci sono andato con la scorta, ma è pur sempre una cosa diversa dal solito.
Le mie impressioni. Davvero una strana giornata per me. Dopo un quarto di secolo al chiuso mi ritrovo in un ambiente completamente estraneo a me. L’Università era davvero straordinaria, non ero ammanettato ( non ci sarei andato) e la scorta era in borghese. Ci avviammo verso l’aula di giurisprudenza, era bellissima! La sua formazione era come un teatro greco, con i tavoli a mezzaluna, interrotti solamente dalle scale che salivano in alto. Al centro in basso la cattedra.
In un primo momento, Leggi il resto dell’articolo »



La virtù della disobbedienza…

29 06 2015

Guardando, la copertina di Internazionale dell’ultima settimana, n° 1107, per intenderci. Su fondo scuro campeggia la scritta: “Ci sono infiniti ostacoli pratici all’idea che le persone siano libere di spostarsi. Ma gli ostacoli pratici non possono prevalere sugli imperativi morali”!

Eppure, agli imperativi morali si frappongono, oltre agli ostacoli pratici, comportamenti, paure… Eppure, quante nuove barriere, fisiche e non, ancora si innalzano, a murare vivi i nostri cari imperativi morali, quante leggi degli stati ne sanciscono la morte… La Bossi-Fini ancora serpeggia fra noi, con l’obbrobrio dell’invenzione del reato di clandestinità, tanto per fare un esempio. Qualcuno lo ha chiamato anche “reato d’immigrazione”, e di fatto per molti versi questo è stato.

Guardandosi dentro e guardandosi intorno, interrogandosi sul lato buio delle regole, quando capita che norme dettate da governi si traducano in comportamenti, o giustifichino comportamenti, che di fatto violano diritti umani, anche nei nostri ‘civilissimi’ paesi… Come è possibile?, a volte mi chiedo…

E’ possibile sì. A rispondere mi è venuta incontro la figura di Antigone,(…) Leggi il resto dell’articolo »