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    Treni

    Giusto per riderci un po’ su, che guardandosi intorno, guardandosi dentro, ben ci sarebbe da piangere…


    Dunque. Pendolando pendolando fra Roma e Tagliacozzo, per chi ama i borghi e la montagna, delizioso borgo abruzzese, dove ci si riversa a prendere, per quanto possibile, un po’ d’aria fresca…
    Circa 90 chilometri normalmente percorribili in circa un’ora d’auto. Un’ora e mezza più o meno in treno o in autobus… Tempi più che duplicati quest’anno, nel mese di luglio, per via di “lavori d’ammodernamento”. Nulla di tragico, peccato che lo stesso “disagio” lo si è vissuto lo scorso anno. Comunque, oggi finalmente, tutto dovrebbe tornare normale. E quindi, felicissimi, noi più o meno pendolari per motivi vari, ci ritroviamo questa domenica mattina in un bel gruppetto nella sala d’aspetto della stazione di Tagliacozzo in attesa del treno delle 9,30. Viene da Avezzano e promette l’arrivo a Tiburtina cinque minuti prima delle 11. Una vera pacchia, dopo settimane di attese e trasbordi tra binari e bus sostitutivi sotto il sole cocente…

    Tutti allegri e fiduciosi, dunque… Ma alle 9.28 già qualcosa inquieta.
    9.30, 9.35, 9.40, 9.45… del treno nessuna traccia, mentre il tabellone, indifferente alla realtà delle cose, si ostina a indicare la partenza del treno per Roma alle 9.30. Binario 2
    . Ci si guarda intorno, ci si guarda negli occhi. Ci sono anche due francesi che si guardano intorno smarriti. Da Tiburtina dovrebbero poi prendere qualcosa per Fiumicino…
    I minuti passano. Ed ecco che suona la campanella che dovrebbe annunciare l’arrivo del treno. Ci riversiamo tutti sulla banchina. Il tintinnio dura 5 minuti circa. Poi si ammutolisce. E del treno nessuna traccia. E nella stazione non c’è capostazione, non c’è biglietteria (ormai solo macchinette), nessuno con uno straccio di divisa o l’ombra di un berretto cui potersi rivolgere. Nessuno a cui chiedere. Rientriamo in sala d’aspetto. Il sole comincia a dare fastidio.
    Si sente gracchiare un altoparlante, voce flebilissima, non arriva in sala d’aspetto… tutti ci riprecipitiamo fuori nella speranza dell’annuncio che ci salverà. Sotto il sole è già un caldo difficile da sopportare. Comunque qualcosa si capisce, ma nulla che possa esserci d’aiuto. Si fa presente alla gentile clientela che “a bordo dei treni c’è un sistema di video sorveglianza, a garantire la sicurezza dei viaggiatori e del personale viaggiante”. Tutto assume un tono surreale…

    H. 9.50, sul nostro binario 2 vediamo arrivare lentamente un treno. Ci precipitiamo tutti. Ma le porte rimangono chiuse, e poi, a ben pensarci viene in direzione opposta da dove dovrebbe. Beh tornerà indietro verso Roma, sussurra un signore piuttosto ottimista. Aspettiamo qualche minuto, ma il treno non dà segni di vita. Le porte non si aprono, non si affaccia nessun capotreno o chi per lui… Il treno rimane fermo. Muto. Sigillato. Inquietante. Da dove viene? Dove va? Andrà? Sembra quasi presenza minacciosa. Pensando a Cassandra Crossing… In sala d’aspetto il tabellone continua ad annunciare la partenza delle 9.30.


    Ah, ecco qualcuno con un segno di riconoscimento. Sono due addetti alle pulizie. Una donna e un uomo, sembrano di casa. Ci rivolgiamo loro per chiedere lumi, o se almeno sanno a chi possiamo rivolgerci. Gentilissimi, e imbarazzatissimi, i due consultano i telefonini… dando per scontato che il treno delle 9.30 sia passato… il prossimo è alle.. no no, non è passato nulla, e quello fermo sul binario 2?
    Non si sa… Mentre l’aria continua a riempirsi di, flebili, annunci stravaganti: appena si percepisce che “si avvisa la gentile clientela che la tratta Napoli/Roma/ Milano…”

    Non date retta, guardate il binario, ci suggerisce la gentile signora addetta alle pulizie, tanto gli annunci non si sentono…
    Fissiamo il binario nel punto dove curva e scompare verso est. Per un attimo il riflesso dei raggi del sole crea il miraggio di un faro che si avvicina in lontananza! Ma no… nulla di nulla… si rientra in sala d’aspetto, almeno c’è ombra…
    Una ragazza fruga intanto sul cellulare. Sembra si sia bloccato un passaggio a livello, poco più indietro. Stanno aspettando i carabinieri che dovrebbero sbloccare. Non sarebbe la prima volta. Speriamo che la Benemerita arrivi presto. Sarà l’agitazione che prende, ma anche dentro comincia a fare caldo. Ma potranno operare subito? Non dovranno aspettare autorizzazione.. dalle FS, magari…
    Fermiamo un signore di passaggio, che da una battuta che fa a proposito di treni sembra aver un po’ di esperienza (pensionato FS?). Lo assaliamo di domande: ma non c’è un capostazione? Qualcuno cui chiedere… Con aria mesta dice che no, il capostazione lo hanno eliminato, ormai viene tutto diretto a distanza da Roma Termini… E la stazione di Tagliacozzo ci appare ancora più desolata, abbandonata al suo destino… e che ridicoli allora quei bagni nuovi nuovi, luccicanti, quasi avveniristici appena allestiti giusto lì, davanti alla tetra banchina, dove nessuno resiste più di qualche minuto, per ritornare nella ancora più desolata sala d’aspetto, dove il cartello, indifferente a tutto, continua ad assicurare che il treno per Roma partirà alle 9.30. Sono le 10.05.

    In tanta desolazione ci conforta la presenza della signora e del signore addetti alle pulizie, che si sentono in dovere di stare in qualche modo con noi, in qualche modo supportandoci, molto compresi della situazione.
    Finalmente qualcosa si muove. Rullano le luci, e il cartellone annuncia il ritardo del nostro treno. 45 minuti di ritardo, 50, 55, si corregge quasi subito.… E’ già qualcosa… anzi, molto. Ne sono già passati 50. Quindi entro poco si dovrebbe compiere il miracolo.
    E quasi non ci crede più nessuno quando il miracolo si compie…

    Alla fine non è andata così male. Ma che tristezza queste ferrovie…
    Allego foto di un autista di bus delle tratte sostitutive. La settimana scorsa, sì, quando per roma Tagliacozzo bisognava rassegnarsi alle tre ore di viaggio…
    Sì, sta reggendo un ombrello. E’ che si era rotto qualcosa nei circuiti dell’aria condizionata e gli pioveva in testa. Non sapevamo come aiutarlo. Io gli ho offerto un foulard, qualcuno ha provato a tamponare le fessure con fazzoletti di carta. Alla fine gli è stato dato un ombrello. Beh, onore a lui. Legittimamente avrebbe potuto fermarsi in attesa di risolvere… e invece è andato avanti, gentile, ostinato…

    Mi sono chiesta se le ferrovie se lo meritano un autista così…
    Mi sono chiesta se ce le meritiamo, tutti noi, queste ferrovie…



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