More
    Home Blog Pagina 122

    Deserti…

    0

    Leggendo, di una mostra a Parigi. “Topografie di guerra”. Architetture del conflitto. Come garritte. Come cicatrici. Come deserti. Cartografie, che indagano quel che resta. E prima che il desiderio di andare a vedere anneghi nell’impossibilità, al momento, del viaggio, il pensiero ritorna alle tracce delle offese delle guerre. Tracce che per sempre urlano nei vuoti delle case distrutte, dai tetti senza tetto delle chiese, dalle strade senza più strade delle città… E le mura morte… e le cose che non ci sono più… Ed è inutile tapparsi le orecchie… E’ tutto ancora lì. A contorcersi nel fuoco e nel fumo… Perché anche le mura, fatte del sangue e della carne… E sono sangue e carne e anima di chi le ha costruite. Le mille città, devastati scenari delle ultime cento guerre. Le città… Dio ha fatto il primo giardino, Caino la prima città ( chi l’ha detto?). E ancora le pugnala e si pugnala, se distruggendole è l’uomo che distrugge, mortifica, schiaffeggia, uccide… Le cose… bisognerebbe avere più rispetto delle cose e dell’anima che vi è dentro. Pensieri così… di un venerdì che muore… risvegliati da un titolo. E un consiglio: andare a rileggere i testi delle lezioni tenute nel 1997 a Zurigo da W.G.Sebald, sulle bombe che piovvero sulle città tedesche nella seconda guerra mondiale. 1943 e dintorni. Sono parte di un volume: Storia naturale della distruzione, edito da Adelphi.

    Fate, Elfi, dove siete?

    0

    “… Ed ecco che arrivano fate ed Elfi, creati da Madre Natura per rimettere le cose a posto… mentre Spazio e Tempo divennero adulti, e tutto si sistemò. Sembrava dunque tutto in ordine, quando un giorno il principe degli Elfi arrivò tutto trafelato al cospetto di Madre Natura: “Ho visto un essere mai visto prima! Cammina come noi su due piedi, dietro di lui sua moglie e i suoi cuccioli, intreccia canestri, si costruisce capanne, raccoglie frutti, bacche e semi e… uccide! Sì, uccide gli animali della foresta e mangia i pesci del fiume! Accende fuochi e combatte i suoi simili, li deruba, persino!” E Madre Natura: “E’ l’uomo! E’ arrivato”. Dal racconto che Marco Bruno ha scritto per i suoi alunni… Eco di un racconto delle mille e una Notte, dove si legge che la terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Immagine folgorante, e noi oggi sappiamo quanto di profetico è dentro quelle visione… (…)

    Poesie dalle scuole

    0

    E sono piaciute davvero molto le poesie dei ragazzi di Giovanna Cantoni… il sogno di Davide… lo scrutare, nella mente di una farfalla, di Mara, … Lauretta Chiarini, che è autrice di  racconti per bambini, ha scritto per dire che sono parole che non è possibile commentare… parole così, si può solo ascoltarle, leggerle e rileggerle… e allora ecco ancora, “Non” di Rachele.

    “Non scrivo / Non parlo/ Non cammino / Non canto / Non chatto / Ma sogno/ E vivo./// Non scrivo / Non parlo/ Non cammino / Non canto / Non chatto / Ma amo / Sogno e sono viva./// Non scrivo / Non parlo/ Non cammino / Non canto / Non chatto /  Non amo / Non sogno / Sono viva / E SOLA”.

    Poesia di Rachele,che Giovanna Cantoni ha incontrato in una classe dove gli alunni imparavano a utilizzare il computer… Poesia di Rachele, che non sa parlare, ma a suo modo porgendo quelle righe composte al computer le ha sussurrato: davvero ti piace?

    E Lisa, che scrive: “C’era una bambina / Piccolina / Era molto bella / E un po’ grassottella. / Non aveva le gambine. /Ma solo due ruotine. / Correva qua e là / E batteva tutti in velocità./// Un giorno s’innamorò / E le sue gambe cercò / E non le trovò./// Andò dalla fata Ditiramba: / “Fata, per favore, mi dai una gamba?” / “Non te la do / Perché non ce l’ho”. ///Andò dalla fata Tricolore: / “Fata, fammi passare l’amore”. / “L’amore passa solo con la fata Dolore”./ Andò dalla fata Dolore: / “Bella fata, mi fai passare l’amore?” ///“L’amore è già passato / Perché lui se ne è andato / A cercare una bambina / Senza ruotine, / Ma con due belle gambine”/// (…)

    per ricordare Pasolini…

    0

    Per ricordare Pasolini… oggi che ancora nel ricordo muore. Ascoltando, mentre parla di un libro di duemila anni fa, cosa che lo “seccava molto”, se così gli sembrava di essere poeta ermetico…. mentre lavorava la suo “Vangelo secondo Matteo”. Ascoltando ancora le sue profetiche parole…

    “Ho letto per la quinta o sesta volta in queste ultime settimane, il Vangelo secondo Matteo. (…) Seguendo le “accelerazioni stilistiche” di Matteo alla lettera, la funzionalità barbarico-pratica del suo racconto, l’abolizione dei tempi cronologici, i salti ellittici della storia con dentro le “sproporzioni” delle stasi didascaliche ( lo stupendo, interminabile discorso della montagna), la figura di Cristo dovrebbe avere, alla fine, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei connotati della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione”. Pier paoloPasolini, Il Giorno, 6 marzo 1963

    Guardandosi un pò intorno, nella grigia orgia di cinismo …

    Pensiero….

    0

    Pensiero di fine ottobre. Ce lo regala lo scrittore tedesco Jean Paul.

    “Il ricordo, l’unico paradiso dal quale non possiamo venire cacciati”

    Tragicamente vero. Tragicamente bello.

    Una preghiera…

    0

    Tredici anni. Erano almeno tredici anni che viveva lì. In una vecchia automobile parcheggiata in via Emanuele Filiberto. Sulla destra. Pochi metri prima dello sbocco sulla piazza. Piazza San Giovanni. Qualche mese fa sembrava avesse cambiato automobile. Una più piccolina. Comunque vecchia. Comunque ferma. E chissà come riusciva a dormire… chissà se dormiva davvero, rannicchiato sul sedile anteriore. Tredici anni… e chissà quale piena aveva stravolto lo scorrere del fiume della sua vita… per abbandonarlo lì, sulla riva perduta di quel marciapiede. Dove giorno dopo giorno, mattina dopo mattina, negli ultimi tempi appariva sempre più stanco, sempre più curvo e smagrito. Chissà quali pensieri hanno accompagnato quella sua vita disperata e sola…. E ostinata. Scandita dal tempo della sopravvivenza. Quale buio feroce intorno a lui… eppure quale forza inerte se per tredici anni è sopravvissuto a notti gelate d’inverno, a notti senza respiro d’estate… a pasti consumati in fretta, seduto sul sedile davanti, a pomeriggi vuoti di nulla… o pieni di chissà quali conti sulla sua vita… Passando, infinite volte me lo sono chiesta e infinite volte avrei voluto chiedere, avvicinarmi, forse… Ma bisogna avere coraggio, anche per questo… (…)

    Cosa pensa una farfalla

    0

     Che cosa pensa una farfalla.

    “Molti amano gli animali,/ c’è chi ama il cane/ c’è chi ama i cavalli / c’è chi ama i gatti/ c’è perfino chi ama gli asini/ io amo le farfalle.// Che cosa pensa una farfalla?/ Quando, dopo essere stata costretta a strisciare,/ si mette a volare? // Che cosa pensa una farfalla?/ Quando, dopo essere stato brutta e sformata, bella è diventata?/ Che cosa pensa una farfalla?// Che cosa pensa una farfalla?/ Forse non può pensare / può solo volare. / Forse non può pensare / perché non si può ammirare / non può dire sono bella / come una stella / non può dire ora so ballare, / volare, danzare,/ prima potevo solo strisciare. // Che cosa pensa una farfalla?

    Io non so volare / ballare, danzare, / non so neppure camminare./ Un giorno mi sveglierò / e ballare potrò, / come una farfalla danzerò / e allora saprò / cosa pensa una farfalla.

    Poesia di Mara, che adesso non c’è più… raccolta, insieme a tante altre poesie scritte dai ragazzi disabili incontrati nella sua vita nella scuola e per la scuola, da Giovanna Cantoni, che è stata Ispettore della Pubblica Istruzione, e da sempre si è occupata dei ragazzi disabili e della loro vita nelle scuole. Storia di Mara, e delle sue poesie leggere… forse insegnano che quando si è giovani si spera sempre, comunque e nonostante tutto, che i sogni e i desideri non muoiono…cosa che noi adulti troppo spesso dimentichiamo. Storia di Mara, che adesso non c’è più, e che chi l’ha conosciuta ricorda quanto era innamorata della vita… nonostante tutto... Questa poesiaè tratta dal suo diario, diario segreto che la mamma hatrovato alcuni mesi dopo la sua morte… un diario zeppo zeppo di appunti, ritagli di giornali, foto dei suoi eroi, poesie dei suoi poeti preferiti, e poesie che le componeva… varrebbe la pena di leggerle tutte… Storia di Mara, e di tanti altri ancora, da leggere in filigrana, nella trasparenza delle righe delle loro poesie. Tutte raccolte nel libro di Giovanna Cantoni, Poesie dalle scuole, Alberto Perdisa Editore.

     

    Il giorno dopo…

    0

    Ritornando, da un incontro al Teatro Valle (teatro occupato dai “lavoratori dello spettacolo)… un incontro per parlare di informazione e di bavagli. Il giorno dopo la grande manifestazione che ha invaso Roma per parlare di diritti e di economia e di futuri possibili… voci ahimé soffocate da gesti e parole scomposte che hanno occupato la scena… Introdotto, l’incontro, da  Stefano Rodotà… che si leva severo sopra il coro confuso delle opinioni e dei commenti, e del chiacchiericcio intorno ai buoni e ai cattivi, e quel che è stato e quel che non è stato, e quel che conta e quello che non conta… si leva severo, Rodotà, per dire che si prende il diritto di non fare distinguo… che no, che non è il momento… che è il momento piuttosto di ricordare tutte le volte che, nella nostra storia, il cammino delle idee è stato fermato dalla violenza… quali, quante volte… negli anni appena dietro l’angolo… guardandosi appena alle spalle…

    Storia di Anna Maria…

    0

    Dalla riva del mare… dove Anna Maria, Anna Maria Scollo, che abita a Catania, si affaccia, ogni mattina per respirare…. la storia della vita di chi vive e convive con una malattia che pochi conoscono… ma che non è affatto rara… MCS una patologia non riconosciuta dal nostro sistema sanitario, che si sviluppa in seguito ad una esposizione a sostanze tossiche, che a loro volta producono sensibilizzazione ad altre sostanze chimiche… dalla riva della solitudine e del silenzio, dunque, storia di Anna Maria, che, senza risparmiarsi, racconta…

    “Il primo malessere l’ho avuto che era quasi  Natale, nel 2000.  Lavoravo presso una serigrafia pubblicitaria, stampavo articoli promozionali, a contatto con vernici, solventi, sostanze al cloro, colla spray. C’è molto lavoro con le feste.Sto malissimo,  ho uno svenimento, cado a terra, perdo coscienza.  In ospedale dico di lavorare a contatto con sostanze tossiche, ma mi rispondono che la situazione è compatibile con il lavoro. Ma ogni volta che mi reco al lavoro sto peggio. Perdo anche il bambino che aspettavo… Due giorni prima al lavoro avevo usato una vernice contenente piombo; solo dopo l’aborto ho letto sull’etichetta che “ il prodotto nuoce gravemente alla salute dei bimbi non nati…” La conservo ancora quell’etichetta. Inizia un turbinio di visite, analisi… Se anche un solo medico mi avesse fatto la giusta diagnosi, non sarei peggiorata.

    I  sintomi peggiorano, perdo sangue da mucose, ….. si acutizza l’olfatto, sto sempre peggio quando uso i prodotti al lavoro e non posso più andare a lavorare. Comincio a star male anche con i prodotti di uso comune, saponi ,deodoranti, detersivi, chiedo a mio marito di non usare più il dopobarba …, chiedo a mia figlia di non truccarsi, non posso più uscire di casa,   gli odori mi perseguitano, mi chiedo e chiedo a mio marito se sto per diventare pazza, se quegli odori ormai insopportabili li sento solo io, se mi crede che li sento… Mi salva dal baratro con poche parole:“Certo che ti credo, tu sei sempre la stessa, ti è successo qualcosa”. (…)

    Nel vento…

    0

    e da Roberto Papetti, mastro giocattolaio, ci arriva questo segnavento… che sa di acqua, di aria, di vento e di terra, terra preziosa come uno scrigno di schegge di conchiglie… Grazie a Papetti che sa… Sa come giocare e far vivere i pensieri e i sogni che compongono la vita che cresce. Perché è nel suo laboratorio, ci ha confidato, che entra il mondo… così, quasi distrattamente, camuffato da piccole cose di tutti i giorni… pezzi di legno, tappi, biglie, bottiglie, fili di spago, mulinelli d’acqua, ali di vento. E lì insegna ai bambini, ma anche a chiunque lo voglia, come riappropriarsi del mondo, riscrivendolo in piccoli -grandi giochi e giocattoli da restituire alla vita. Favole? Niente affatto. Guardate bene questo pesce.  Guizzato fuori dall’acqua per indicare la via. Seguitemi, dice, … e seguite, seguite la voce del vento… arriva fin laggiù, vedete? , sul confine della linea dell’orizzonte, nel punto in cui quel promontorio si tuffa nel mare… ci vedremo lì, questa sera… se vorrete ascoltare, le storie, che per voi, ho raccolto nel mare….