“Ah, libertà, libertà! Persino un vago accenno, persino una debole speranza che essa sia possibile dà le ali all’anima, non è vero?” Cecov, L’uomo nell’astuccio. Leggendo, di sogni e di prigionie …
Liberi di…?
Triste cronaca d’estate che muore… Se “i disabili danno fastidio a questa società del finto benessere e, non potendoli sterminare o richiudere in luoghi appositi (per pura viltà, da pseudo-cristiani), viene messa in atto questa farsa dell’integrazione”. Lettera aperta, di Gabriella La Rovere.
“Sarebbe fin troppo facile parafrasare un noto film di Marco Ferreri Storie di ordinaria follia con Storie di ordinaria quotidianità: purtroppo è la prima cosa che mi viene in mente dopo aver assistito, ancora una volta, all’ennesima infamia ai danni delle persone con disabilità. Questa volta si parla di concerti. La musica, così come tutte le altre espressioni artistiche, viene ad essere apprezzata al di là di ogni limitazione funzionale. E’ in grado di stimolare, ma anche di rilassare, di divertire, di insegnare. E’ possibile che persone con disabilità possano partecipare ai concerti, ma non sempre il posto a loro assegnato è dei migliori. Se si ha la fortuna (e lo sottolineo con ironia!) di essere in carrozzina, si può prendere parte all’evento in un posto più o meno idoneo… basta togliere una sedia! Ma se la persona ha una disabilità mentale, ecco che tutto cambia. Se va bene c’è riservato uno spazio vicino alla regia e di solito sotto le casse acustiche. Non voglio essere pignola ma invito chiunque a sedere per due ore con la musica che sfonda i timpani. Una situazione di questo tipo non consente ad un soggetto autistico di poter ascoltare e godere dell’arte come tutti gli altri. (…)
A proposito di arresti e prigioni…
Un messaggio, arriva da Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze. “In questa estate di “annunci”, c’è anche quello del Ministro Maroni: ‘istituiamo l’omicidio stradale’. Nulla dice però sulle pene irrisorie per l’omicidio colposo da mancata prevenzione infortuni sul lavoro, che variano da 2 a 7 anni, ma che raramente superano i 2 anni. E’ una vergogna!”
L’omicidio stradale, dunque. Come se non esistessero abbastanza norme per, volendo, intervenire ( volendo, appunto… ). Come non fosse, quest’ultima fattispecie, solo fumo… da gettare in occhi già accecati…
Libertà, ancora…
Libertà, dunque, vo’ cercando…. con un pensiero a Yvonne, la mucca bavarese in fuga dopo essere caduta da un camion trasporto che la stava portando al macello. Ora a spasso per la foresta dove vive da quasi due mesi. Dicono che, per catturarla, conquistandola, stia scendendo in campo un toro… Ma siamo quasi sicuri che nulla potrà il benché aitante maschio. Guardatela negli occhi. Sono una stanca, ma saggia signora, dicono i suoi occhi… non sarà un maschione a rimettermi in prigione… una risata, lo seppellirà.
Buon Ferragosto a tutti, ma soprattutto a Yvonne, e che il suo correre libero possa durare ancora, durare ancora, durare ancora….
Libertà, dunque…
“Libertà va’ cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta…”
Le parole di Dante, pensando, alla scelta di libertà di Catone…
Quale giustizia?
Il 14 agosto un giorno di sciopero totale della fame e della sete, per la convocazione straordinaria del Parlamento su Giustizia e Carceri
Noi sottoscritti, a partire da Marco Pannella che sta dando corpo e anima a questa campagna di legalità e di libertà, sentiamo come una priorità molto precisa quella di dare voce e seguito alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Convegno “Giustizia! In nome della Legge e del Popolo sovrano” tenutosi al Senato il 28 e 29 luglio. Noi, che a diverso titolo abbiamo a che fare con il mondo delle carceri, o perché vi lavoriamo, da direttori, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, personale amministrativo, volontari, cappellani, o perché facciamo parte di quelle istituzioni che, avendo il compito di legiferare o intervenire direttamente, il problema dell’illegalità delle carceri sono chiamate a risolverlo, o perché siamo proprio gli ultimi, cioè i “detenuti ignoti” che, dovendo pagare un debito per aver violato la legge, siamo vittime dell’illegalità praticata da chi le leggi dovrebbe per primo rispettare e far rispettare; o perché scontiamo in carcere una pena anticipata in attesa di un processo che, non dimentichiamolo, con un’alta probabilità riconoscerà l’innocenza della metà di noi, o perché siamo mogli, mariti, figli, genitori, nonni o amici di persone incarcerate, o perché, semplicemente, siamo cittadini democratici che credono nella Costituzione e nello Stato di Diritto, noi riteniamo che sia nostro dovere fornire conoscenza e ascolto della parola del Presidente della Repubblica, accuratamente silenziate per non dire censurate da tutti i media audiovisivi e stampati. Parola e opera nascoste, negate ai cittadini e alla classe dirigente del Paese. Egli, in qualità di Garante dei diritti costituzionali, in primo luogo degli ultimi, il 28 luglio, fra l’altro, ha affermato: A proposito delle finalità del Convegno: (…) Si intende piuttosto mettere a fuoco il punto critico insostenibile cui è giunta la questione, sotto il profilo della giustizia ritardata e negata, o deviata da conflitti fatali tra politica e magistratura, e sotto il profilo dei principi costituzionali e dei diritti umani negati per le persone ristrette in carcere, private della libertà per fini o precetti di sicurezza e di giustizia. (…) Una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile. (…)
Esperimenti…
Il 6 agosto 66 anni fa. La superfortezza volante B-29, ‘Enola Gay’, sgancia il 6 agosto 1945 su Hiroshima la prima bomba atomica usata per fini bellici: 100 mila morti in pochi secondi. “L’esperimento” viene ripetuto il giorno 9 sulla cittadina di Nagasaki: altre 35 mila vittime.
“A Hiroshima i volti che si disfanno, la set dei ciechi. Denti bianchi sporgenti in un volto sparito. Vie bordate di cadaveri. Su una bicicletta un morto. Stagni colmi di morti. Un medico con quranta ferite. “Siete vivo? Siete vivo?”. Quante volte deve udirlo. Visita illustre: l’Eccellenza. In suo onore egli si alza a sedere nel letto e pensa, va meglio. Di notte come unica luce i fuochi della città, cadaveri che bruciano. Odore come di sardine che bruciano. Quando accadde, la prima cosa che notò su di sé: era completamente nudo. Il silenio, tutte le figure si muovno senza rumore, come in un film muto. Le visite ai malati nell’ospedale: primi rsoconti di ciò che è stato, l’annientamento di Hiroshima. La città dei quarantasette Ronin è stata scelta per questo?”
Il diario del medico Michihiko Hachiya, da un testo di Elias Canetti, in “La coscienza delle parole“, Adelphi.
Fughe…
“Tea morì in una calda giornata d’agosto del 1970, dopo una lunga reclusione manicominale. Aveva 34 anni. Della sua morte i medici non seppero trovare ragione. (…) Una morte un pò strana. Clinicamente si manifestò con un’alterazione temica dell’organismo, ch si scaldò rapidamente fino a toccare i 42 gradi centigradi. Questa febbre le durò due giorni finché il cuore cedette. Tea era sempre stata una donna fisicamente robusta. Morì perfettamente cosciente. Qalcuno disse che fu un miracolo che lei stesa si procurò. (…) Un giorno maturò la consapevolezza che non sarebbe mai uscita e forse quel giorno, per non morire nell’apatia, intravvide la possibilità di un ultimo, estremo passaggio: abbandonarsi alla sua febbre interiore e attraversare il fuoco”. (tratto da: “Nel bosco di Bistorco“, Renato Curcio, Nicola Valentino, Stefano Petrelli, ed Sensibili alle foglie)
Pensiero d’inizio d’agosto. La libertà…
“Una società che pretende di assicurare agli uomini la libertà, deve cominciare col garantire loro l’esistenza”. Léon Blum, Nuove conversazioni di Goethe con Eckermann.
Iniziando, questo mese, a riflettere sulla libertà… sulla libertà vera e quella presunta.. sulle, purtroppo vere, prigionie… e guardandosi, come sempre, un pò intorno…
buon agosto a tutti!
Pensiero di fine luglio
Andando, e stando. E poi ancora ritornando. Per la razione di “tranquillità” che, almeno un pò, a tutti, si spera, spetta. Da cercare magari lontano dalla città del quotidiano, dove, si sa, mai si sfugge al frastuono. Magari mettendoci di mezzo un viaggio attraversando campagne, magari lasciando l’automobile, per non essere inseguiti dal rombo del motore, magari mettendoci di mezzo il mare, sognando di scivolare sulle onde, magari, trovando un posticino lassù, un pò più lontano dal vociare del porto… E perdere anche l’ultima illusione. Se rumore è sempre e ovunque. Insistente, martellante, senza tregua. E arrendersi infine, alla nostra più grande paura. Di restare anche appena un attimo da soli, nel vuoto del silenzio. Paura delle vertigini, del baratro che non può che aprirsi sotto i nostri piedi se dovesse venire a mancarci un grido, un ritmo, un urlo, un rombo, una canzonetta, un vociare a cui aggrapparsi. Paura di restare soli. Con il rischio di sentire la voce di qualche pensiero, che, biricchino!, certo ne approfitterebbe subito per balzare fuori dall’angolo buio nel quale l’abbiamo cacciato via. Magari approfittando del tempo distratto delle vacanze. Eppure, siamo così sicuri che abbiamo davvero tutti bisogno di tanto, costante frastuono? E’ bastato, ad esempio, in un ristorante, provare a chiedere se era possibile abbassare il volume della radio. E una frazione di secondo prima di vergognarsi di avere osato fare quella terribile domanda, vedere il sorriso del ristoratore che subito risponde: “Ma certo, anzi, la spegnamo del tutto, così si sta tutti un pò tranquilli!”… Come non aspettasse altro, che qualcuno gli facesse proprio quella terribile domanda. E allora, perché non cominciare da lì? Azzardando, dove e quando nessuno se lo aspetta, un “per favore, si può abbassare il volume della radio?” O , addirittura, “si può spegnere il televisore?”. Ritorna alla mente lo stupore di un’amica, alla quale tempo fa, parlando del più e del meno, e forse soprattutto del meno, avevo detto che no, che non avevo la tv in cucina, ( che forse una tv in cucina, a casa mia, proprio mai l’ho avuta) lì dove si pranza! Ma allora…, ricordo, esclamò stupita e forse anche un pò spaventata,… ma allora, a tavola, parlate…!