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    la verità… 14

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    “Ho avuto un grande desiderio e strano / di velenose foglie per saggiarvi / dentro la morte come fosse raggio / da pulire i miei giorni ed ho sperato / che chiudendole dentro la mia bocca / io chetassi il mio strazio innamorato. / Ma poi ho visto il mio orrore come denso / colorito sollievo, come perla / dura, rapita da ingemmarti il passo. E continuo a pensartene in dovizia / di fortissimo amore perché tutto / ripassando il tuo giorno ti scampassi / dalla tristezza che su me è infinita”. E’ stato inevitabile, lasciarsi sfiorare dalla verità delle parole dall’ignoto. E per sprofondarci dentro: Fiore di poesia, Alda Merini, antologia, raccolta per Enaudi.

    la verità… 13

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    La verità, forse, nella danza sull’acqua dei cigni, nella ruota vanitosa di un pavone, nell’avvitarsi di una coppia di delfini nell’acqua, nell’obliquo afferrarsi di chele di granchio, in un bacio di seppie, nel passo a due di fenicotteri rosa, nel placido ruggito del leone, nei richiami affidati al vento, in vortici di colori e ventagli di piume, in preghiere di morte che preparano nuova vita… e poi…e poi… in tutti i gesti della vita, che nasce sulla terra, e dalla terra, e dall’acqua e dal cielo. Vedere, per credere, uno splendido documentario, in questi giorni in circolazione, Animals in love

    la verità… 12

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    “…D’altra parte lei mi aveva avvertito che i fiori di cactus sbocciano la sera e sono già morti la mattina seguente. Poi per un anno intero, o più, non ricordo quanto, le loro piante possono offrire solo spine sterili. Non mi aveva spiegato (se mai un giorno dovessi rivederla, glielo rimprovererò) se tutto il resto del tempo per la pianta di cactus è solo rimpianto e attesa dell’unico fiore. Una corolla bianca, enorme e carnosa. Fu la prima cosa in cui inciampai la mattina dopo nella cucina del mio appartamento. Un attimo prima che si richiudesse su se stessa. Feci appena in tempo a notare che un minuscolo ragno aveva tessuto fra gli stami una sottile ragnatela…”
    Una corolla bianca, enorme e carnosa, vissuta lo spazio di una notte. La verità?

    la verità… 11

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    Oppure è tutta in quella brevissima frase sospesa: non ancora. Pronunciata da lei, a lui che le punta contro la pistola. Lui che sapeva di essere odiato da Dio che invece, sapeva, amava lei. “Ma nello sesso istante, davanti all’enormità che significava per me essere il suo carnefice, presi una decisione: mi sarei sparato un colpo mortale non appena lei fosse caduta, ma in modo che il mio corpo si accasciasse sul suo, e così saremmo rimasti per sempre insieme; e non era una cattiva idea, dopo tutto. Quando, spinto da un improvviso desiderio di passare all’azione, estrassi la rivoltella, lei non si mosse; soltanto le sue labbra inaridite mormorarono così mi parve: ‘Non ancora…’ ”
    La vertà, sull’amore, nello spazio che si è aperto nella sospensione dei puntini? Con Shiel, ne La nube purpurea, tutto lo spazio del tempo necessario per far rinascere l’uomo, che la nube appunto, annunciata dal sapore di mandorle amare, era quasi riuscita a sterminare.

    la verità… 10

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    “May, sono infelice / Freddie, sono infelice / Oh, voi tutti, tutti voi casuali, in ritardo, / quante volte avete pensato di pensare a me, / senza che lo faceste, / oh, quanto poco io fui in ciò che siete, quanto poco, / quanto poco…”. Un morso di poesia, di Alvaro de Campos, di Fernando Pessoa. La verità, forse, quella affidata al più segreto, al più amato, al più feroce, di uno degli altri sé.

    la verità… 9

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    Oppure è un tronco d’albero d’olivo, grosso come una colonna, e ricco di fronde. E s’immagina enorme, l’albero, per poterne troncare la chioma e squadrarne il fusto, e porvi sopra il letto, ornato d’oro e d’argento e d’avorio. Intorno al quale murare la stanza, con fitte pietre e robuste porte. Per talamo nuziale d’eroe. Che pure, partito per la guerra, e tornato dopo vent’anni, dopo un pugno di notti ancora una volta, e per sempre, ne fugge…

    la verità… 8

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    Irresistibili Memorie di Adriano. Frugando più avanti: “…ma, al mattino, per caso mi avvenne di toccare un viso gelato di lacrime. Chiesi ad Antinoo con impazienza la ragione di quel pianto; rispose umilmente, scusandosi di essere stanco. Accettai quella menzogna. Mi riaddormentai. La sua vera agonia si svolse quella notte, in quel nostro letto, e al mio fianco…”. Morsi di vigliaccheria… Sarà anche questa, la verità, sull’amore? Era comunque, Adriano ricorda, il primo giorno del mese di Athir, anniversario della morte di Osiride.

    la verità… 7

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    Un tratto di verità, chissà, nelle parole di un “grande” che tanto e in tanti modi ha amato. “Stupisco nel vedere formarsi di nuovo ( nonostante un abbandono che tanto eguaglia quello della morte, un’umiltà che supera quella della sconfitta e della preghiera) quel complesso di dinieghi, di responsabilità, di promesse: povere confessioni, fragili menzogne, compromessi appassionati tra i nostri piaceri e quelli dell’altro, legami che sembra impossibile infrangere e che pure si sciolgono così rapidamente”. Stupori di Adriano, che Marguerite Yourcenar ha svelato per noi.

    la verità… 6

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    Faticosamente riprendendo. Incontro queste parole. “E’ paziente, non ha invidia, non si vanta, non si gonfia, non agisce disonestamente, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Parola di san Paolo, ai Corinzi. Nel giorno di Ferragosto, un pensiero all’amore mistico, che ancora mai ci appartiene…

    la verità… 5?

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    La verità oggi è la foto di una donna buttata in terra. Chiusa nella cella di sicurezza del comando della polizia municipale di Parma. Non se ne vede il viso, con la testa schiacciata nell’angolo sul pavimento. Ha le braccia torte abbandonate sotto la parete. Indosso solo una canottiera rossa. E macchie di polvere sulle lunghe gambe, da gazzella abbattuta da bracconiere. Perché nigeriana, perché prostituta, perché pericolosissima. Colpevole, ogni giorno, di essere l’oggetto del gioco degli esuberanti maschi nostrani. Colpevole, chissà quante volte, di essere stata violentata. Colpevole, e questo è davvero imperdonabile, di non essere ancora morta ammazzata, da uno qualsiasi dei presunti perbenissimi acquirenti di corpi che girano a piede libero.