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    la verità… 9

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    Oppure è un tronco d’albero d’olivo, grosso come una colonna, e ricco di fronde. E s’immagina enorme, l’albero, per poterne troncare la chioma e squadrarne il fusto, e porvi sopra il letto, ornato d’oro e d’argento e d’avorio. Intorno al quale murare la stanza, con fitte pietre e robuste porte. Per talamo nuziale d’eroe. Che pure, partito per la guerra, e tornato dopo vent’anni, dopo un pugno di notti ancora una volta, e per sempre, ne fugge…

    la verità… 8

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    Irresistibili Memorie di Adriano. Frugando più avanti: “…ma, al mattino, per caso mi avvenne di toccare un viso gelato di lacrime. Chiesi ad Antinoo con impazienza la ragione di quel pianto; rispose umilmente, scusandosi di essere stanco. Accettai quella menzogna. Mi riaddormentai. La sua vera agonia si svolse quella notte, in quel nostro letto, e al mio fianco…”. Morsi di vigliaccheria… Sarà anche questa, la verità, sull’amore? Era comunque, Adriano ricorda, il primo giorno del mese di Athir, anniversario della morte di Osiride.

    la verità… 7

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    Un tratto di verità, chissà, nelle parole di un “grande” che tanto e in tanti modi ha amato. “Stupisco nel vedere formarsi di nuovo ( nonostante un abbandono che tanto eguaglia quello della morte, un’umiltà che supera quella della sconfitta e della preghiera) quel complesso di dinieghi, di responsabilità, di promesse: povere confessioni, fragili menzogne, compromessi appassionati tra i nostri piaceri e quelli dell’altro, legami che sembra impossibile infrangere e che pure si sciolgono così rapidamente”. Stupori di Adriano, che Marguerite Yourcenar ha svelato per noi.

    la verità… 6

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    Faticosamente riprendendo. Incontro queste parole. “E’ paziente, non ha invidia, non si vanta, non si gonfia, non agisce disonestamente, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Parola di san Paolo, ai Corinzi. Nel giorno di Ferragosto, un pensiero all’amore mistico, che ancora mai ci appartiene…

    la verità… 5?

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    La verità oggi è la foto di una donna buttata in terra. Chiusa nella cella di sicurezza del comando della polizia municipale di Parma. Non se ne vede il viso, con la testa schiacciata nell’angolo sul pavimento. Ha le braccia torte abbandonate sotto la parete. Indosso solo una canottiera rossa. E macchie di polvere sulle lunghe gambe, da gazzella abbattuta da bracconiere. Perché nigeriana, perché prostituta, perché pericolosissima. Colpevole, ogni giorno, di essere l’oggetto del gioco degli esuberanti maschi nostrani. Colpevole, chissà quante volte, di essere stata violentata. Colpevole, e questo è davvero imperdonabile, di non essere ancora morta ammazzata, da uno qualsiasi dei presunti perbenissimi acquirenti di corpi che girano a piede libero.

    la verità… 4

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    La tappa di oggi, sulla strada della ricerca… Con un libro che, dal titolo sembrerebbe non entrarci nulla. Con Gerhart Hauptmann, scoperto grazie al suggerimento di un caro amico e il suo “Il mostro marino“, impacchettato nei delizioni Divani della Sellerio. Ecco, a pagina 35: “… Il cambiamento del mio carattere doveva essere avvenuto in precedenza, ed era stato causato da un amore totalizzante, che non lasciava spazio a nient’altro. Tutti i mille disparati desideri della mia natura si erano come dissolti nella passione che provavo per la mia amante. Se lei non era mia, la vita non era più vita; se lei era mia, tutti gli altri beni perdevano il loro valore…”. Sarà questa la verità, vi prego, sull’amore? Per scoprire, con l’allucinato protagonista del racconto, che l’essere amato non è cosa umana, ma stregato essere marino, o Chimaera, e con lei (o con lui) per sempre dannarsi…

    La verità… 3

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    Riprendendo, dunque la ricerca. Giocando in un sussulto di leggerezza. Con le pagine di una vecchia raccolta di Topolino. Una deliziosa parodia dell’incontro di Nausicaa e Ulisse. E del loro addio. Dove papera-Nausicaa, rassegnata alla partenza del suo Papero-Ulisse, lo saluta, chiedendo, fra le lacrime, di non dimenticare, con il suo amore, la sua isola, il suo sole, il suo mare… di portare con sé il ricordo del suo popolo, della calda accoglienza… “E soprattutto” conclude fissando negli occhi il suo Ulisse ora sì davvero sgomento, “ricordati di pagare il conto di tutto quello che ti sei sbafato!”. Sarà anche questa una verità sull’amore?

    Eppure…

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    Eppure. Un pensiero continuo, assillante. Interrompe la ricerca della verità, vi prego, sull’amore. Una sensazione grave, nel senso di pesantezza, gonfia, quasi gravida, direi, di non amore. Leggendo le cronache puntuali della morte negata. Pensado alla ragazza inchiodata da sedici anni allo strazio della sua non vita, e al dolore di chi le è intorno. Quanta assurda violenza sta partorendo questo cinico decidere della vita altrui. Questo invadere osceno un corpo che non può difendersi. Questo ipocrita discutere davanti al dolore degli altri…

    La verità…2

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    Dunque, proseguendo. “Sto aspettando un arrivo, un ritorno, un segnale promesso. Ciò può essere futile o infinitamente patetico: in Erwartung (attesa), una donna aspetta, nella foresta, di notte, il suo amante; io sto aspettando solamente una telefonata, ma è la stessa angoscia. Tutto è solenne: non ho il senso delle proporzioni“. Da Barthes, che richiama Schonberg. Tumulti d’angoscia. E non è ancora neppure un inizio.

    La verità, infine…

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    “Mirra e delizia della vita m’è il ricordo delle ore/ in cui trovai la voluttà come la desideravo/ e la trattenni forte. Mirra e delizia e della vita / a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori”. Pescando fra le “Settantacinque poesie” di Kavafis (Einaudi). Ripensando a un viaggio in Grecia. Alla ricerca dunque della verità, sull’amore. Che sarà, ora capisco, fingendo di giocare, il pensiero non più nascosto del mese che arriva. Chissà, se frugando, e rubando, e ancora cercando, in autunno, magari, la verità, infine, sull’amore…