Fu tortura….

26 10 2017

Una notizia diffusa da Antigone…  Carcere di Asti. Fu tortura. Dopo 13 anni la Cedu ripristina la giustizia

Al carcere di Asti fu tortura. A chiarire definitivamente ciò che Antigone ha sempre sostenuto, anche come parte civile, è stata oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, per l’ennesima volta, ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, per le violenze e le torture subite da due detenuti nell’istituto di pena del capoluogo piemontese. Il caso oggetto della sentenza odierna risale a ben 13 anni fa. Nel dicembre 2004 infatti i due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi. Leggi il resto dell’articolo »



Passeggiate romane…

23 10 2017

gatto 2Passeggiate romane… Al Gatto randagio, domenica scorsa, hanno riservato una brutta sorpresa.
Ne aveva sentito parlare anche lui, certo, di crisi idrica, di provvedimenti da prendere, di razionalizzazione, dell’idea di chiudere i nasoni della città…
Chiudere le fontanelle della tradizione romana? Non può essere…, si era detto.
Ma potete immaginare il suo turbamento quando, tornando dal suo domenicale giro in bicicletta (sì, Gatto Randagio è anche ciclista) sull’Appia Antica, ha scoperto che i nasoni lungo quel percorso storico non gettano più acqua.
Era abituato, il Randagio, a riempire la borraccia alla fontanella che si trova all’altezza dell’ex Cartiera latina, ma l’ha trovata asciutta, secca come la morte. Bèh, resistiamo, ha pensato, contando di spegnere la sua sete più avanti, al nasone di fronte al mausoleo di Cecilia Metella. Nulla da fare, asciutto anche quello. Con la gola arsa, sulla via del ritorno confidava nella fontana che sta di fronte a porta S.Sebastiano. Morta anche quella…
Ma come? Non c’era stata una marcia indietro dopo le proteste dei comitati cittadini? E non era stato detto che al più sarebbero stati provvedimenti temporanei? Temporanei quanto?
Un colpo duro da sopportare. Come il Randagio ha potuto constatare sulla sua pelle, e sulla sua sete, il taglio dell’acqua riguarda anche Leggi il resto dell’articolo »



Una morte da non archiviare…

18 10 2017

La morte di Valerio Guerrieri, ventidue anni appena, che si è suicidato nel febbraio scorso nel carcere di Regina Coeli. Se la domanda è: è proprio in un carcere che doveva trovarsi quel ragazzo?
Antigone di nuovo interviene per chiedere giustizia e si rivolge alle Nazioni Unite. Riporto il comunicato dell’associazione, che bene spiega…
“Il 24 febbraio scorso Valerio Guerrieri, un ragazzo di 22 anni, si è suicidato nel carcere di Regina Coeli. Per questo fatto nei giorni scorsi a due agenti della polizia penitenziaria è stato contestato il reato di omicidio colposo.
“Questa prima parte delle indagini – dichiara Patrizio Gonnella – non tiene conto dell’elemento probabilmente principale, ovvero se Valerio Guerrieri si dovesse trovare in carcere o meno”. “Da quanto evidenziano le memorie della difesa sembrerebbe infatti di trovarsi dinanzi ad un caso di detenzione che non avrebbe dovuto esserci. Un fatto molto grave – conclude Gonnella – che assume però ulteriore gravità nella vicenda specifica conclusasi con il suicidio di questo ragazzo ”.
Nella ricostruzione della difesa si evince come il 2 settembre 2016 Valerio Guerrieri viene arrestato Leggi il resto dell’articolo »



A cascina Macondo….

18 10 2017

cascina macondoAppuntamento sabato 21 a Cascina Macondo, la casa di Anna e Pietro, nati come artisti di strada, e che adesso animano la cascina sul limite della campagna, fra Torino e Asti… Le attività lì in cascina sono davvero tante, e fra le tante le parole portate dentro e fuori le carceri…. altre volte ne abbiamo parlato… sabato prossimo l’incontro con due libri che intorno a carcerazioni girano: “La stretta di mano e il cioccolatino”, di Pietro Tartamella e “Angelo senza Dio”, di Carmelo Musumeci… (cliccando sull’immagine è possibile leggerne i dettagli…)



Claudio e Diana, trent’anni di passione…

16 10 2017

dianaGli ultimi romantici… li ha definiti così Luigi Coppola, che ha dedicato loro una biografia. Claudio e Diana… Claudio De Bartolomeis e Diana Ronca, coppia canora, e molte altre cose ancora, che da trent’anni sono una voce, una chitarra e un mandolino, che portano in giro per l’Italia, e non solo, i classici della canzone napoletana.
Quando mi è capitato di incontrarli sulle vie del web, sono andata a spulciare qua e là, fra le loro cose, le canzoni, i video, le clip… e come non ammirare chi riesce a fare di ciò che ama il proprio lavoro… Andate a vedere (e sentire). A me ha subito incantato questa foto, di lui curvo sulla chitarra, che quasi abbraccia, e nell’abbraccio è anche lei, e i suoi caldi lineamenti mediterranei. E quanto è compreso e teneramente sorridente lui, e chissà se lei è più simpatica o più affascinante, mi sono chiesta continuando a scorrere i loro video, dove interpretano, drammatizzano, scherzano, giocano, anche…
Come presentarli? Mi affido alle parole di Diana, che circa due anni fa mi scrisse: “Con mio marito Claudio, insieme da 32 anni, siamo musicisti professionisti da 27 ( orgogliosamente fieri di esserci riusciti, credendo esserci riusciti, credendo sempre che avremmo vissuto di musica e senza un’agenzia, né un impresario, né aiutini di alcun tipo…..) e ci dedichiamo a un genere musicale amato e conosciuto in tutto il mondo, ricco di tradizione e cultura….
Pensate che, con chitarra, mandolino e voce, dedichiamo ancora le serenate sotto al balcone dell’amata”…. Leggi il resto dell’articolo »



nubi….

16 10 2017

vento che soffia....Un po’ mie ne vergogno, ma proprio non lo conoscevo… prima che ne leggessi nell’articolo di Enzo Lavagnini che, a proposito di follie dell’uomo, ricorda “uno dei più vibranti ed efficaci atti d’accusa contro la follia dei governi e della guerra nucleare”: “Quando soffia il vento”, film d’animazione di Jimmy T. Murakami, comparso nell’autunno del 1986. E io che per i film d’animazione vado matta, sono andata subito a cercarlo, per colmare la lacuna…
Ha proprio ragione Lavagnini, che lo definisce “splendido esempio di delicatissima animazione d’annata”. Ha ragione soprattutto a riproporlo adesso che quella follia che pensavamo di avere lasciato alle spalle, insieme al tempo della guerra fredda, sembra stia ancora prendendo il mondo…
Come se la lezione della storia non fosse servita a nulla… Hiroshima, Nagasaki… le foto, i terribili documenti … tutto quello che abbiamo visto e tutto quello che non abbiamo visto ma possiamo immaginare… lasciato a sbiadire in un cassetto della memoria, sempre più sgranata, come il bianco e nero delle pellicole dei documenti di allora…
Ma il film di Murakami ridà a quella storia il colore del presente, ce la fa sentire tanto vicina, la fa entrare nelle nostre case, nei nostri corpi, nell’anima… perché di quella follia racconta l’insinuarsi, fino a stravolgerla, nella vita “normale” di tutti i giorni. Raccontando di una guerra nucleare che sorprende un’anziana, tenerissima coppia, che vive nella campagna inglese. Jim e Hilda, e le parole fra loro leggere…
“Ciao micia”, “ciao micio… passata una buona giornata?” Leggi il resto dell’articolo »



Un goal per la vita

12 10 2017

padovaA Padova, il 21 ottobre, su un campo di calcio, un appuntamento per la vita…..



Finché morte non ci separi

9 10 2017

fine-pena-maiFinché morte non ci separi ( questo è il titolo che hanno messo nel sito)
“Avevo deciso di non parlarne, per ora… e lasciarlo lì in un cantuccio dell’anima, l’incontro che lunedì scorso ho avuto a Parma, nel carcere di Parma, con Claudio Conte, da quattro anni ormai caro amico di penna…
Ma il mal di testa scoppiato mentre ero là dentro, ancora non vuole passare. Chissà che buttando fuori tutto quello che mi si è rappreso nell’anima…
E dunque finalmente l’ho incontrato. Claudio Conte, ricordate? Quello che due anni fa, nel carcere di Catanzaro, ha costruito un presepe intorno all’immagine di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni annegato nel tentativo di raggiungere la Grecia. Da più di un anno Claudio si trova in quel di Parma, un manufatto di ferro e cemento come tutte le carceri “moderne” alla periferia della città, Lontano dagli occhi e, come si dice, dal cuore… E, devo dire, quando arrivi, quasi ti rassereni un po’ per via delle siepi e degli alberi che ombreggiano il viale che porta, oltre il cancello d’ingresso, alla struttura. Peccato che appena entri nel gelido e grigio e lungo lungo corridoio, quasi un tunnel, che arriva agli edifici interni, capisci subito che tutto quel verde chi è lì detenuto neppure lo vede. E dopo un po’, immagino, lo dimentica persino… insieme a tante, troppe cose, della vita…
Claudio, condannato all’ergastolo, è in carcere da quando aveva diciotto anni. Una prima breve condanna appena diventato maggiorenne, poi sei mesi fuori, nei quali, mi ha detto, si è giocato la vita. Oggi ha 47 anni e mi racconta di quanto quel tempo sia lontanissimo.
Mi racconta, soprattutto, Leggi il resto dell’articolo »



Corsi di improvvisazione

3 10 2017

corsi mRIASuoni all’improvviso…. per tirare fuori la capacità di esprimersi creativamente che ognuno di noi ha, più o meno…. Tutti invitati a partecipare da Maria de Martini, nella casa di RACCONTARCANTANDO, in via dei Lucani, a Roma… (cliccando sulla locandina, ingrandendo, si leggono bene i dettagli…)

 



La fiaba di Mademba

3 10 2017

speranzaOrmai, credo di averli comprati quasi tutti, i librini che giovani africani offrono appostati a pochi passi dall’ingresso delle grandi librerie. E non tanto per loro insistenza, ché a volte sembra proprio faticoso sottrarsi…, ma perché ce ne sono davvero di bellini. Ho preso soprattutto i racconti di fiabe, fiabe d’Africa. Apri la prima pagina, e già sembra di sentire il richiamo dei griot, che invitano a trovare lo spazio di una pausa, accucciarsi accanto, lì in terra, e lasciarsi affascinare dalle loro storie che, fra suggestioni di antiche mitologie e ammiccante ironia, narrano dell’uomo, della sua terra, affollata di animali…e sempre raccontano dei perché… perché la pioggia, perché i fulmini… come vennero le malattie…perché il sole è il sole e perché la luna è la luna… insomma le cose della vita e della morte…
Una mattina, che ero a un bar di piazza Esedra tutta intenta a parlottare con Assunta, cara amica che lavora fuori Roma, e quindi quelle rare volte che ci s’incontra non si può essere disturbati… “No, non ne voglio, ne ho già comprati. E poi leggo solo fiabe e queste le ho già”, un po’ brusca ho liquidato quel ragazzo nero che si era avvicinato mostrandomi i suoi libri.
“Ma questo l’ho scritto io. Proprio io!” e con garbo deciso mi ha messo sotto il naso una copertina brunita. “Il mio viaggio della speranza”. E mi sembrava ci fosse orgoglio nei suoi occhi gentili, sorridenti di luce che… “Bèh, se sei proprio l’autore…”.
Così l’altro ieri ho cominciato a leggere. E in un attimo l’ho percorso anch’io, il viaggio della speranza dal Senegal all’Italia, di Bay, Bay Mademba. Una storia che suona subito terribilmente simile alla storia di tanti di cui leggiamo, degli orrori, delle paure, dei trafficanti di uomini, delle prigioni… ma nessuna vita è mai uguale alle altre e leggerne in un diario di cui hai incontrato l’autore è come accettare l’invito ad accucciarsi in terra, accanto a lui, e ascoltarne la voce. Perché proprio come un griot May Mademba ha raccontato la sua storia. Con il linguaggio semplice e diretto e cullante delle fiabe. Che tante cose spiegano della vita e della morte, e sempre riescono a stupire… Leggi il resto dell’articolo »