Brevi, brevissime cronache, per appunti presi tra un binario e l’altro.
Domenica d’agosto. Mattina sul presto. Alla macchinetta per fare il biglietto del regionale per la tratta Roma-Avezzano. Ci sono quasi, che mi si avvicina, cortese, un giovane uomo, alto alto, grosso grosso, dalla pelle scura. L’avevo già notato all’uscita dalla metropolitana, col suo andare appena appena basculante, uno zainetto sulle spalle, lo sguardo lontano.
Mi chiede, con un italiano un po’ stentato, se posso aiutarlo a fare il biglietto.
E certo che posso…. Ma sa solo dirmi che deve andare in un centro dopo Latina e non ricorda esattamente dove. Abbiamo esitato un po’… io a cercare di mettere a fuoco un nome… lui a sforzarsi e ancora dirmi che non ricorda. E’ durata qualche minuto ma alla fine… va beh, dico, intanto facciamolo per Latina, questo biglietto. E mentre armeggio con la macchinetta, con la coda dell’occhio vedo che poco distanti da noi si sono fermati due militari, la stazione pullula di militari, lì per la nostra sicurezza. Mi volto appena, mi sono sembrati molto giovani e ho pensato, mi perdonino magari non è così, a quei fucili in mani ho immaginato poco esperte… Lì, d’altra parte, a fare il loro dovere… un uomo “nero”, e bello grosso, che si avvicina, a una donna, le rivolge la parola, e chissà che intenzioni ha… cerchiamo di avere tutto sotto controllo…
Per fortuna che è difficile che le persone che incontro per strada mi intimoriscano, qualsiasi sia la stazza o il colore della pelle (molto più pericoloso e inquietante è stato attraversare tanti occidentalissimi salotti per bene)… e sarà stata anche la mia tranquillità a facilitare il compito dei due militari, che alla fine, quando hanno visto che quell’omone mi ha persino dato i soldi perché pagassi il biglietto, si sono allontanati…
Ma mi sono agitata allora io, che ho dovuto richiamare quel signore che, andando via in fretta, il suo treno partiva di lì a poco…, aveva dimenticato di prendere il suo resto. E poi sono rimasta come un’imbecille a pensare a tutte le possibili stazioni dopo Latina, che al momento della sua richiesta non me ne veniva in mente nessuna… E ho pensato a quali problemi poteva andare ora incontro, con quel biglietto che non era la sua esatta destinazione… che stupida, che imbecille, che cervello intorpidito…
Mi avvio soprappensiero verso i binari e qualcuno mi chiama: “Ciao!!!!”. Un ciao gioioso, di chi è piacevolmente sorpreso dell’incontro. E lo sono anch’io. E’ Alì… il signore pachistano che per due anni, il sabato e la domenica, ha soggiornato davanti a un supermercato della mia zona… e un incontro dopo l’altro ho saputo della sua vita, del lavoro che qui aveva trovato (“neanche gli animali…” un giorno mi aveva detto sconfortato)… Qualche mese fa, sapevo, doveva tornare per un po’ al suo paese dove era morta la madre, e poi non l’avevo più visto. Sarà rimasto nella sua terra…
Eccolo invece qui… ma qualcosa non ha funzionato nel rientrare al lavoro, è in attesa di risposte, mi spiega, e poi nel mio quartiere di questi giorni, di queste arsure, c’è davvero poca gente, meglio gravitare intorno Termini…
Ecco, ancora. Mentre mi raccontava ho percepito… altri militari, questa volta polizia… ma è durato un soffio, che la familiarità del nostro parlare deve averli subito tranquillizzati… Avrà pure avuto la pelle scura Alì (meno scura però dell’uomo di prima), ma sembrava tanto in confidenza con quella italiana, così pallida, che più pallida non si può…
L’ho salutato, Alì, raccomandandogli di stare attento, cambiare zona, Termini non è un posto tranquillissimo…
Metà settimana, verso metà mese, di questo agosto bruciato di sole fra una stazione e l’altra…
A una fermata sale un uomo dalla pelle nera. Nulla di strano, naturalmente. Tutte le tratte che dalla Capitale si irradiano nelle province tutt’intorno sono per immaginabili motivi frequentate da gente d’ogni colore ed etnia…
Nulla di strano. Eppure, una donna lo segue con sguardo indagatore. Non so cosa sia successo, qualche problema, o forse un biglietto che non c’è … alla stazione successiva salgono due poliziotti dallo sguardo accigliato. Puntano diritti a quell’uomo, che dopo un po’, non so cosa sia successo ero di spalle e non mi volto a frugare con gli occhi in attesa di “spettacoli”, non mi è mai sembrato cortese…, si alza e scende dal treno…
Con evidente soddisfazione della signora che invece, senza distogliere lo sguardo e allungando, per vedere il più possibile, il collo sul corridoio che quasi rischiava di squilibrarsi… “lo sapevo… si capiva… non avrà fatto il biglietto… il biglietto no, ma il cappellino di Gucci sì!!!” ha detto astiosa.
E’ vero, per queste cose sono un po’ fuori dal mondo, ma un cappellino di Gucci proprio non so come sia fatto. A me, quello che aveva in testa quell’uomo, era sembrato un qualsiasi banalissimo tristissimo cappelletto beige… da pescatore, và…
Ma il tono astioso con cui quella donna ha ancora insistito sulla questione…
I due poliziotti fanno ancora qualche controllo, sinceramente non posso dire chi abbiano “controllato”, non ho torto e allungato il collo per vedere… appunto, e non posso dire che si siano soffermati su qualcun altro dalla pelle ambrata.
Quel che è certo è che la signora di cui sopra al passaggio dei poliziotti ha espresso tutta la sua soddisfazione… “grazie per quello che fate!”. Che come ringraziamento in sé, per carità, nulla da dire… ma quanto ancora grondava di astio per l’uomo fatto scendere dal treno…
Ma cosa siamo diventati? Ma cosa siamo sempre stati…