C’era una volta un gatto. Un piccolo gatto tigrato che aveva perso la coda. “Senza coda non posso miagolare al chiaro di luna. Non posso arrabbiarmi e neppure innamorarmi” disse. “Andrò al negozio dove vendono code nuove”... Inizia così “Il gatto che aveva perso la coda”, un delizioso libricino edito da Carthusia, nato da un’idea di due tecnici di radioterapia pediatrica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, Gabriele Carabelli e Sara Frasca… che si sono detti: perché non aiutare i bambini in cura, raccontando loro il percorso della terapia con una fiaba? A scriverla ci ha pensato Emanuela Nava, che ha saputo tradurre nel linguaggio delle fiabe, il suggerimento di Carabelli e Frasca. Andando, ovviamente, innanzitutto a vedere i bambini, quei piccoli ammalati di tumore al cervello che, racconta, e ancora la voce emoziona, serissimi si avviano nella stanzetta della terapia, indossano una sorta di maschera-casco, che e’ stato fatto per ciascuno su misura, lo infilano sulla testa e si stendono sul lettino dove verranno “irradiati”… Forse nessuno sa che quel caso, ha due bulloni con i quali la testa del bambino viene fissata, immobile sul lettino… Attraverso un interfono, spiega Nava, le mamme parlano ai loro bambini, ma alcuni hanno tanta paura, alcuni, specie le prime volte, devono essere sedati… Ecco, sembra che questa fiaba abbia aiutato alcuni bambini a non aver paura e non e’ stato necessario sedarli… (…)
Il gatto che aveva perso la coda
silenzi
“Forse scrivo semplicemente perche’ non vedo modo migliore di tacere” . Ilse Aichinger. Paradossi, di parole ribelli. Cosi’, per pensarci un po’ su….
Il tridente…
Quante storie avrebbe da raccontare, la Sirena delle Rocce… eccone un’altra, che l’altra notte ancora ha sussurrato a Daniela Morandini…
“Angelica, da qualche tempo, viveva in quella grotta dove, d’inverno, i marinai riparavano le barche. In cambio rammendava le reti, cuciva le vele, sbatteva i polpi sui sassi, affinchè diventassero teneri. Disponeva con cura i pesci nelle cassette, prima che le portassero al mercato. Non era più giovane, aveva il viso rigato, ma era ancora forte. La sera non vedeva nessuno. Solo la Sirena delle Rocce, qualche volta, andava a trovarla. Insieme parlavano, mangiavano, a volte cantavano. Quando la donna vide quella strana creatura per la prima volta, era poco più di una ragazzina. Fu quando Giorgione, quell’uomo pesante e bagnato le si schiacciò addosso. -Non finirà così, vedrai- le aveva promesso la Sirena. Ma poi fu proprio la madre di Angelica a venderla per pochi soldi a quel mostro. Furono anni di dolore e di silenzio. Una sera che il marito non c’era, la Sirena delle Rocce scese dal suo scoglio più alto, e bussò alla porta di Angelica: cosa voleva da lei quell’essere metà femmina e metà pesce, che si reggeva sulla punta della coda d’argento? “Tieni- le disse la Sirena, porgendole un tridente- me l’ha dato per te un amico che vive sotto al mare” .La donna la fece entrare. Si sedettero in cucina e non parlarono più. Quando Giorgione tornò a casa, la moglie lo guardò negli occhi e gli conficcò il tridente nel cuore. Poi tornò a sedersi vicino alla creatura e, insieme, aspettarono le guardie. I gendarmi arrivarono presto e la portarono in carcere, dove rimase per anni e anni. Quando uscì, davanti al portone, la Sirena delle Rocce era lì ad aspettarla.
Nota: La Sirena delle Rocce e’ una mia invenzione. Angelica -che non si chiama così- l’ho conosciuta veramente. Daniela Morandini
Profezie…
Oggi che i più, sembra, a Roma, fossero in attesa della “grande catastrofe”. Oggi che la metropolitana, alle 7 e 30 del mattino era piena di vuoti quasi come a ferragosto. Oggi che chissà dove sono andati a nascondersi in tanti… Tornando verso casa, nel pomeriggio, ascoltando un colloquio sommesso fra una bambina e la sua mamma, o un’amica della mamma, o la sua tata… insomma, qualcuno, amico, andato a prenderla all’uscita dalla scuola. Cosa avete fatto, chiede la donna. Tutto il giorno in giro per parchi e per giardini, risponde la bambina. Luoghi al sicuro, lontani dai palazzi che potrebbero cascare giù. Per via del terremoto, si capisce… Davvero? chiede la donna. Ebbene, dice, che cosa sciocca! E tutto per via di una previsione sbagliata… Sbagliata, sì, conviene seria la bambina. Si vede, conclude, che non hanno studiato, che non hanno fatto bene i compiti…
Senza risposta
Pensiero della domenica. Che invia Gabriella Larovere. Una riflessione di Ignazio Silone, termina con una domanda che, commenta Gabriella, rimane ancora senza risposta.
Sapevo che Tolstoj era celebrato come un grande scrittore, ma non avevo mai letto niente di lui. Cominciato a leggere, andai avanti dimenticando il tempo e l’appetito. Ero turbato e commosso. Mi colpì soprattutto la storia di Polikusc’ka, quel tragico destino di un servo deriso e disprezzato da tutti […]. Come doveva essere stato buono e coraggioso lo scrittore che aveva saputo ritrarre con tanta sincerità la sofferenza d’un servo. Quella triste lentezza del raccontare mi rivelava una compassione superiore all’ordinaria pietà dell’uomo che si commuove alle disgrazie del prossimo e ne distoglie lo sguardo per non soffrire. Di questa specie, pensavo, dev’essere la compassione divina, la compassione che non sottrae la creatura al dolore, ma non l’abbandona e l’assiste fino alla fine, anche senza mostrarsi. Mi pareva incomprensibile, anzi assurdo, di essere arrivato a conoscenza di una storia come quella soltanto per caso. Perché non veniva letta e commentata nelle scuole? (Ignazio Silone)
Olivella
La Sirena delle Rocce… ogni tanto ne combina una. Leggete un pò cosa è successo adesso, nel racconto di Daniela Morandini.
Olivella si chiamava così, perché, quando nacque, suo padre aveva piantato un magnifico ulivo. Quando la bimba diventò grande, incontrò Nicola: si sposarono e nacquero due bei fratellini. Furono felici per tanto tempo, ma un giorno, all’improvviso, il marito l’aggredì: “Tu mi hai mentito in tutti questi anni!” Olivella non capiva. Lui, la prese per un braccio e la scaraventò per terra. Lei non ebbe neanche la forza di piangere. Urlando, Nicola, le ricordò di quel ragazzino che abitava vicino alla casa di suo padre: Oliviero. “Tu l’amavi -inveiva il marito – e mi hai sempre tradito con lui!” “Ma come…?.era un bambino… –piangeva Olivella – Nicola non volle saper ragione. Folle di gelosia, giunse persino a cacciare i figli da casa, convinto che non fossero suoi. “Per questo ti chiami Olivella ! Per via di quell’uomo!” Bruciò tutte le olive del suo campo, e sradicò l’albero che aveva piantato il suocero. Disperata, ogni giorno la moglie pregava la Sirena delle Rocce, che viveva sul mare, sullo scoglio più alto. Una notte, la Sirena andò a trovarla. Faceva caldo, e si sedettero davanti alla porta a bere del vino fresco. Nicola dormiva, e le due donne si misero a parlare a lungo, sottovoce. La lunga coda di pesce, era appoggiata su due sedie di paglia…
post Ombre
Per la cronaca. Sfuggiti al racconto dell’altra sera, altri due interventi. Non per distrazione o perché non interessanti, anzi. Rita Bernardini, deputato, Radicali-Pd, ha parlato della follia di leggi approvate sull’onda dell'”indignazione” nata per reati della cui “maggiore riprovevolezza” siamo stati tutti in qualche modo convinti….delle bugie del sistema che ci hanno in qualche modo convinti. Ha snocciolato una serie di testimonianze e “prove” di come le garanzie del sistema siano state sacrificate all’altare della “sicurezza” e della lotta alla mafia. E, superata l’angoscia che ne nasce, bisognerebbe scriverne con un approfondimento a parte. Sfuggito al racconto, anche il professor Carlo Fiorio, dell’Università di Perugia. Non per distrazione o per mancanza di interesse. Anzi. Con il professor Fiorio Carlo Musumeci discuterà, presto, la sua tesi. L’appuntamento, è al confronto di quel giorno…
Ombre
Tornando, venerdì sera dalla presentazione del libro di Carmelo Musumeci, “Gli uomini ombra”. A Roma, in via del Seminario… Strana sensazione, e non sono stata la sola a provarla. Presentare il libro di qualcuno che non c’è. Un’ombra, appunto, ben custodita nel carcere di Spoleto. Ma ha aleggiato, quest’ombra continuamente evocata da tutti, su tutti noi, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, una grande stanza rivestita di libri, trafitta dal sole che entrava obliquo dalle finestre, nella trasparenza delle tende… Ed erano tutti, lì, a parlare soprattutto di un amico, con il quale ciascuno dei presenti ha almeno scambiato lettere. A parlare di lui, del suo libro e della pena dell’ergastolo. In un tempo, questo dell’oggi, in cui, come ci ha fatto notare Susanna Marietti, di Antigone, sembra che nessuno più voglia mettere in dubbio la costituzionalità della pena dell’ergastolo. Eppure, ci ha ricordato, un tempo queste cose si potevano ben dire… solo ieri, quando di questi dubbi aveva parlato “persino” Aldo Moro. Solo ieri, il nostro ieri, ma sembrano passati duemila anni, oggi che “non si può più usare la ragione” e solo si urla e si minaccia e si creano paure e spavento. Tutti lì, a parlare “solo” di un amico, reintegrato e migliore di tanta parte della società, dice Russo Spena, a cui piace soprattutto la sua ( di Musumeci) sapienza narrativa, testimone della poesia “che si fa largo nella bulimia carceraria”, e chiede, e pretende un impegno per gli ospiti delle nostre galere etniche. Sì, ci avete mai pensato? Il nostro è uno Stato dove la povertà sta diventando, è diventata, reato in quanto tale, basta guardare i numeri e la geografia della popolazione carceraria del nostro bel paese. Un paese dove, l’abbiamo dimenticato? il reato di tortura non esiste… (…)
La sirena delle rocce
Un regalo per questo lunedi’ di Pasquetta, con un racconto fantastico di Daniela Morandini. A proposito di sirene, di rocce, di donne e madonne che non sanno nuotare….
Appena sveglia, la Sirena delle Rocce, si accorse di qualcosa di strano. Tentò di prendere il volo , ma non ci riuscì. Scese dal suo scoglio,il più alto, scivolando come un serpente. Arrivò al mare e, senza bagnarsi, guardò la sua immagine riflessa tra le onde. Come era cambiata! La sua schiena era bianca, liscia. Non aveva più le ali e al posto delle zampe, c’era una lunga coda d’argento, non aveva piu’ le piume. Guardò l’acqua e si rese conto di non saper nuotare. Ebbe paura. Si era trasformata così in fretta, in una notte. Respirò’ a fondo l’aria salata e si senti’ meglio. Uno schizzo improvviso le bagno’ la coda : rifletteva tutti i colori del mare. Diffidava dell’acqua e non si tuffò. Piano piano, si arrampicò sul suo scoglio e, dall’alto, chiamò le compagne. Laggiù, sulla riva , scorse Ligea, la più giovane. Anche lei era cambiata, non aveva più le ali, ma giocava con le onde, come se l’avesse fatto da sempre… “Ligea, Ligea, cosa fai in mezzo al mare? Sali!” . La sirena più giovane si scrollò le goccioline dai capelli: “Non posso, devo andare…..”. “ Cosa fai? Torna indietro! Annegherai!”.. Ma Ligea sollevò il braccio per salutarla e, folle d’amore, si allontanò come un pesce. La Sirena delle Rocce, rimase senza fiato. Come era possibile che una sirena potesse nuotare? (…)
… e buona Pasqua…
Salutando, questa mattina di Pasqua. Ascoltando, la cronaca della notte. Trascorsa dai rom “accampati”, a Roma, nella Basilica di San Paolo, dopo essere stati sgomberati dal loro campo. Sentendo, delle guardie vaticane che hanno impedito alle donne uscite dalla basilica, di rientrarvi. Guardando, le immagini sul limite della cancellata. Con le donne di qua, con i bambini di là, ancora dentro i confini della chiesa. E le guardie vaticane, sorridenti, con aria gentile, per carità, ma ferme e risolute, a fare da barriera, a chiudere le porte del Tempio di Dio. Leggendo, del disagio, dei due battesimi che per via del trambusto non è stato possibile celebrare all’ora stabilita. Rinviando di qualche ora (di qualche giorno?) l’ingresso ufficiale di nuovi arrivati, con le carte in regola, si immagina, nella Casa del Signore. Ma quale Casa e quale Signore? Ascoltando, le parole di un parroco, questa mattina alla radio, che si chiede e ci chiede, dopo questa vicenda, con grande imbarazzo, cosa mai racconterà ai suoi fedeli nel giorno della Pasqua. Di quale Chiesa, di quale Signore, di quale Pasqua?
Ultim’ora: leggo, comunque, che, per chi non è andato via, il Vaticano offre, per quest’altra notte, stanze…