Solidarietà ai lavoratori della Fiat di Pomigliano. Dopo averne ricevuto alcuni volantini, arriva dai detenuti del carcere di Spoleto. Molti di loro, ricordano a chi non sapesse, sono in carcere perché fuori da giovani non hanno trovato lavoro. E sono quasi tutti del Sud. Le loro parole, dunque, per gli operai di Pomigliano:
“La stragrande maggioranza dei detenuti in carcere è in ozio istituzionale e quei pochi detenuti che lavorano sono sottopagati, sfruttati e non hanno nessuna copertura sindacale. Il lavoro in carcere nella sua accezione più ampia svolge una duplice funzione: una personale, perché serve alla realizzazione umana e al sostentamento materiale del detenuto, e una sociale perché facilita l’inserimento di un cittadino che ha sbagliato e che sta pagando il suo debito alla società. Dal lavoro in carcere devono scaturire vantaggi anche d’ordine psicologico e sociale e il detenuto deve essere avviato al lavoro non tanto per essere sottratto all’ozio avvilente, quanto perché è un essenziale strumento di rieducazione e di reinserimento sociale. L’ozio forzato non fa parte della pena cui siamo stati condannati, ma è un’afflizione aggiuntiva che nessun tribunale ci ha elargito. Ma se il lavoro in carcere è importante, nel mondo libero lo è ancora di più. Per questo abbiamo deciso di dare solidarietà ai lavoratori della Fiat di Pomigliano. I detenuti e gli ergastolani del carcere di Spoleto ricordano ai padroni e agli azionisti della Fiat che l’uomo è e vale specialmente per quello che fa, non per quello che ha o per le azioni che possiede”.
Ritornando. Da Santa Maria di Castellabate. Portando negli occhi il volo di colori di una teoria di balconi infiorati di batuffoli di tulle. Veli, come bomboniere lasciate a dondolare nell’aria di sale. E ricordare, ascoltata nel piccolo locale affacciato sulla strada, all’ombra di quelle aiuole aeree, la storia di Ginetta. Alla quale la vita troppo presto ha portato via l’uomo. Lasciandola sola, con cinque figli e i genitori di lui, come Lari da curare. E sarebbe potuta impazzire, Ginetta, che in quei giorni terribili più non sapeva. Non sapeva cosa fare, non sapeva come fare. Non sapeva chi era. Non sapeva più quale fosse lo zucchero e quale il sale. E che si era arrabbiata moltissimo quando si è vista arrivare il bigliettino delle suore, quelle, lassù, che curavano l’asilo degli orfani. Ginetta, diceva il biglietto, vuoi fare qulcosa per noi? Vuoi aiutarci?… Aiutarle! proprio lei, che non aveva nulla, ora che aveva perso anche il suo amore e aveva cinque figli e i genitori di lui a cui pensare. Che sfrontate! Ginetta, si era proprio arrabbiata moltissimo. Ma poi qualcosa è successo…
E oggi che “per tradizione” le carceri si affollano di visite di uomini politici, una lettera di Carmelo Musumeci, dal carcere di Spoleto. Con una premessa, citando Arthur Schtnizler: “Quando l’odio diventa codardo se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia“. Voci da dentro, dunque, per tutti noi che siamo ancora fuori. E buon Ferragosto…
Potere delle istituzioni o potere del giornalista? Se lo chiede Rosa Mancini, studentessa di Urbino. E la domanda non è per nulla oziosa. Leggete un pò, così, aspettando ferragosto…
Fra due giorni, trent’anni fa, la strage di Bologna. La madre di tutte le stragi. Che ricordiamo, con lo sguardo di questa bambina, Angela Fresu, tre anni, morta con la madre, nell’esplosione letteralmente dissolta. E con le parole di Daniela Morandini, che quel giorno era lì…
Per salutare luglio, con un tuffo nell’acqua. Storia, anche questa, di follia e di rimpianto, scritta in punta d’onda… Come la racconta Daniela Morandini.
Invito a un viaggio. In una delle realtà più vivaci che possiate immaginare. Parola di Giuseppe Marcenaro. Che dopo, si immagina, attenti sopralluoghi nello spazio e nel tempo, traccia per noi un percorso a spasso per quel territorio “oltre” che sono i cimiteri. Sì, proprio così, in quei luoghi dove, assicura, tutto si svolge sotto mentite spoglie. Narratore di rara finezza, Marcenaro, riesce a condurci per mano, fra lapidi e ossari, riempendoci gli occhi e l’anima del palpitare dei vivi. I vivi che furono. I vivi (ma ne siamo sicuri?) che siamo. E così, seguendolo, trascinati contro corrente lungo la spirale dello spazio e del tempo, ci vengono incontro Rimbaud, Valéry, Rasputin e gli esuli di Madre Russia, Foscolo, Billy the Kid e Calamity Jane, Poe e tutti i poveri morti degli ossari sul fianco di Poggioreale, e tanti altri ancora. E tutta la folla di uomini e donne che nutrirono, o portarono via, il loro tempo… Ciascuno racconta la propria storia, e sono tutte, è proprio così, storie di rimpianti e di follie. E tutti insieme tessono la folle trama che compone il mondo. Quello loro e questo nostro. Che è poi la stessa cosa…
… e’ che forse per vederla bisogna aspettare la luce tranquilla che anticipa il tramonto. Quando anche lei un poco si acquieta, dopo tutto il lavorare del giorno. Su e giu’, su e giu’ per la casa, avanti e indietro, avanti e indietro, perche’ nessuno con animo cattivo si avvicini. Ed e’ l’aria che fa respirare le mura, ed e’ la linfa che nutre le foglie del giardino. Lo spirito buono che abita le case. Finche’ nessuno l’offenda. Finche’ ancora si abbia premura di lasciare a tavola un posto per lei. Bella ‘mbriana. Che gioca a nascondersi come vento fra le tende… Tradita, vedete?, dal raggio inclinato di sole che ora la trafigge… Ma attenti, attenti a non disturbarla. Solo, si puo’, a bassa voce, soffiare un saluto… Bonasera bella ‘mbriana mia, / rieste appiso a ‘nu filo d’oro /aspettanno ‘o tiempo asciutto / bonasera a chi torna ‘a casa c’o’ core rutto…
Un volo, per questa domenica di fine luglio. Su ali di versi.
E chissa’ dove e’ andato a finire. Magari solo nascosto appena appena piu’ in la’. Stanco dello sguardo curioso degli altri. Una donna l’ha visto. All’alba di ieri, portare via le sue cose. Due sedie, un tavolino, due scatole di cartone, un lume, una gabbia vuota di canarino. Una valigia, si sospetta, di libri. La donna l’ha visto ma, distratta da un urlo di sirena, si e’ affacciata sul vicolo accanto e quando e’ tornata non c’era gia’ piu’. Solo ha lasciato, per qualcuno che ancora proprio voglia andarlo a cercare, un cartello bugiardo. Piu’ avanti, sembra, indicare. Ma ridendo, vedete?, una mano di vento, gia’ lo sta piano piano togliendo…