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    Berlino, riprendendo il filo – 2

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    Berlino, continua il notiziario. esattamente venti anni fa, come oggi…  Berlin 3.2.90  …. Qui corre tutto ancora più in fretta, adesso che Modrow – il primo ministro della DDR- ha proposto la riunificazione. Una   Germania sola e neutrale. Ora, dopo che i tedeschi  si sono spaccati proprio sull’unità, il ministro degli esteri sovietico Shevarnaze propone un referendum  internazionale. E un’idea simile viene anche a Gherlach, il presidente, liberale, della DDR. Dentro alla SED, il partito comunista, la confusione aumenta. Il Newes Deutchland, il giornale comunista, continua a tenere le distanze da Modrow, il primo ministro. Scrive che la proposta e’ sua, e non del partito. Berghofer (il riformista che da poco ha restituito la tessera) dice che la fusione non si può evitare. Ghisy, il giovane segretario, corre a Mosca da Gorby a chiedere istruzioni. Il cancelliere Kohl, incontra  Modrow in Svizzera. Gensher, il ministro degli esteri federale, sta andando a Washington. Willy Brandt, il leader della Ostpolitik, la distensione verso l’Est, chiede l’unione economica, subito. E a Berlino Ovest, il primo borgomastro Momper, che e’ un vecchio pragmatico, propone la sua città come modello per la Germania. Perché, nei fatti, le due Berlino sono già unite. (Daniela Morandini, per il GR2)

    Berlino, riprendendo il filo

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    Riprendendo il filo del racconto di Berlino. IL 2 febbraio del 1990, accade che…

    “-Per una Germania unica- e’ lo slogan delle piazze di Lipsia, di Dresda, di Berlino Est.  Di gran  parte del dissenso della Germania Orientale. Ma, questa volta, a dirlo e’ anche Hans Modrow, il primo ministro della DDR.  All’improvviso a Mosca, Gorbaciov gli ha detto che adesso si può. Le due Germanie possono tornare ad essere una sola. E cosi’ Modrow, tornando a casa, rilancia: prima l’unita’ contrattuale, economica e monetaria,poi  la confederazione -con organi parlamentari comuni-; e  uno stato tedesco unico in forma federale. Quindi, un solo parlamento, un solo governo, una sola costituzione,  una sola capitale: Berlino.
    Fin qui potrebbe assomigliare al piano dei dieci punti, presentato da Kohl, il 28 novembre, ma c’e’ una differenza sostanziale: la neutralità. Modrow  sostiene che la Germania unita dovà’ essere un paese militarmente neutrale. E questo non piace al governo di Bonn: e’ una condizione che ha sempre respinto. Il cancelliere Kohl ha già molti dubbi. Ma – ha detto –  preferisce parlarne dopo il 18 marzo, dopo le prime elezioni libere.

    Memoria, memorie…

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    Andando al presidio in via Tasso, domenica, giorno in cui sono state cancellate le scritte apparse il 27 scorso sul muro del Museo della Liberazione. “Olocausto propaganda sionista” e “27-01. Ho perso la memoria”. Scritte nere, che si è avuto cura di fare comparire proprio nel giorno della memoria. Apparse come l’appunto di uno sberleffo. Per essere sicuri di non perderla, noi, questa memoria, bisogna provare a salire quelle scale, entrare negli appartamenti dell’edificio, a un passo dalla basilica di San Giovanni, che nei mesi dell’occupazione nazista di Roma ( dall’11 settembre del 1943 al 4 giugno  1944) venne utilizzato come carcere del Comando della Polizia di Sicurezza. Perché, credo, c’è un potere dei luoghi che è più forte di quante parole si riesca a mettere insieme. Negli appartamenti di via Tasso, trasformati in luoghi di detenzione e tortura, il dolore e lo strazio di quei giorni è ancora tutto lì, e ti salta addosso. Impossibile non sentirne le voci. Non c’è neanche bisogno di chiudere gli occhi. Basta lasciare che lo sguardo scivoli intorno. Sulle finestre murate, a chiudere al mondo. Sui pochi ritagli di stoffa, di quel che resta di abiti macchiati di sangue. Sulle scritte graffiate dell’intonaco di una cella. E tutto è ancora più atroce, se i disegni fiorati sulle pareti, la cappa di una cucina, un lavello di marmo grigio, di quelli che c’erano un tempo, ricordano il tempo “normale” della vita che pure lì era stata. Quasi a ricordarci ancora una volta la banalità del male. Che arriva a insediarsi nei luoghi della vita che pensiamo tranquilla. Accomodato in un salotto, seduto al tavolo della cucina di casa. Ed è la cosa che forse fa più orrore.

    Ritorno a Berlino

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    Continuando le cronache della Berlino di venti anni fa.

    “Berlin 30.1.90  E adesso la Perestroika, qui in DDR, si sta giocando una carta molto importante, ad una velocità senza precedenti. Quello di Honecker – l’ultimo grande stalinista della Germania Orientale-  e’ un arresto annunciato, ma rinviato da mesi per le gravi condizioni di salute del vecchio segretario comunista. In carcere  e’ finito  anche il generale Milke, il capo assoluto della Stasi, la polizia segreta del vecchio regime. Ma  adesso il primo ministro Modrow, insieme con Gregor Ghisy – l’uomo nuovo della Sed-  non  ha più tempo.  Bisogna fare presto. Il primo ministro ha anticipato  le elezioni:il 18 marzo, non più il 6 maggio. E dopo sette ore di trattative, ha garantito la partecipazione alla Wolkskammer, la Camera del Popolo,  di un membro di ogni gruppo del dissenso. Perché da una parte c’e’un governo sempre più traballante. Dall’altra  c’e’ un’opposizione nuova, che non ragiona più in termini di destra/sinistra, ma di rapporti base/vertice. Un’opposizione a volte incerta tra il restare movimento o diventare partito. Come il Neues Forum,che si e’ spaccato sulla riunificazione delle due Germanie”. (Dagli appunti di viaggio di Daniela Morandini)

    La missione

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    Leggendo, ancora di esplosioni e kamikaze. Sentendo, e usando, questa parola, kamikaze, come entrata nel lessico quotidiano, come fosse cosa come un’altra, esplodere nella carne… ripensando a una donna, la prima donna kamikaze, si disse allora, che nel gennaio del 2002 è esplosa in una via di Gerusalemme…Wafa Idris, universitaria, infermiera che prestava servizio volontario sulle ambulanze, divorziata, senza figli…   allora, frugando fra commenti, testimonianze che già serpeggiavano in rete, ascoltando sensazioni…  ne è nato questo testo… se è lecito cercare di pensare quello che lei ha pensato…

    “Era una mattina come le altre. Come erano state quelle precedenti. Come sarebbero state quelle future. Queste solo a poco a poco più calde, con l’avanzare verso la primavera che avrebbe rinverdito le chiome degli oliveti e dei giardini sulle colline. Ma come ogni giorno dell’autunno e dell’inverno non ancora terminato, già si addensava nell’aria la paura di minacce immobili. Come tutte le mattine sarebbe uscita di casa. Si sentiva appena più triste del giorno precedente. Ma le sembrò di percepire una sensazione nuova. Come se la tristezza, quel giorno, le desse un’energia mai avuta. Eppure già tanta ne aveva dovuta far crescere dentro di sé nei mesi passati, per assistere i feriti andati a raccogliere nelle strade e nelle case di quella guerra vigliacca. Tutta la forza necessaria per guardare negli occhi la fine degli ultimi suoi morti. E ne aveva visti abbastanza, e di ogni età.

    Berlino, venti anni fa

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    Tornando a Berlino, esattamente venti anni fa. Qualche appunto.

    27.1.90 BERLIN  Willy Brandt  ora e’ anche presidente onorario dell’ SPD dell’Est. E’ una grande festa, per fare crescere insieme quello che c’e’ in comune. Ma l’atmosfera , qui nella Germania  Orientale, continua ad essere poco festosa. Dopo l’uscita dei Cristiano democratici, il governo Modrow è sempre più traballante. Newes Forum e SPD  sono disposti a dargli una mano, ma vogliono essere sicuri di restare autonomi. Anche a loro -che sono all’opposizione- il primo ministro  ha chiesto aiuto per arrivare alle elezioni di maggio con un minimo di stabilità. Perché la base non risponde più. Più della metà ha ridato indietro la tessera. E adesso e’ anche indignata per la fuga nucleare del ’75,una notizia che e’ uscita  solo due giorni fa. E per SED PDS, i post comunisti, le prime elezioni libere dopo il Muro, potrebbero essere un suicidio. (dal Taccuino di Daniela Morandini)

    Osservatorio Iraq

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    Iraq, ancora una strage a Bagdad. Titolano oggi alcuni notiziari. Riaprendo squarci sulle vicende di un paese che, se non quando magari illuminato dai bagliori di un’esplosione, sembriamo tutti dimenticare. Per aiutare a non dimenticare, e a capire di più, il sito Osservatorio Iraq (www.osservatorioiraq.it, da oggi fra i siti consigliati, accanto, nel blogroll). Come nasce? Dalla consapevolezza che la prima vittima della guerra sia la verità. E che anche per i media più attenti è difficile trovare informazioni nei teatri di guerra, mentre “la tirannia dell’audience” fa accentuare le informazioni sugli scontri bellici piuttosto che approfondire le analisi sui processi sociali e politici. Nato per parlare dell’Iraq nel momento in cui si è avviata la normalizzazione dell’occupazione militare (2004, con l’annuncio americano della fine del conflitto), l’Osservatorio oggi allarga il suo sguardo all’intero Medioriente. Insomma, per sapere del Medioriente che non fa notizia. www.osservatorioiraq.it

    Tornando a Berlino, venti anni fa…

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    Anche se la data da celebrare è passata. Ancora una finestra su Berlino, vent’anni fa. Esattamente oggi. Cosa succedeva?

    Berlin 22.1.90 “Questo, Gregor Ghisy, segretario della SED da poco più di un mese, non se l’aspettava. Berghofer, il sindaco di Dresda, gli ha restituito la tessera. Se ne va. Forse andrà   con i socialdemocratici della DDR. Al direttivo straordinario, che ha deciso l’espulsione di cinque dirigenti del vecchio corso, Berghofer non è neanche andato. E lui, numero due del partito, è uno degli uomini della SED più popolari a Berlino Est.  E’ un riformista che tante volte e’ sceso in piazza con i gruppi dell’opposizione. Adesso, a Ghisy manca un uomo importante. Proprio mentre la base, che gli aveva regalato una scopa per buttare via  corruzione,  ingiustizia, e stalinismo, gli chiede l’autoscioglimento del partito. Ora, alla SED e al nuovo governo Modrow, manca l’aria. De Maiziere, il presidente dei cristiano democratici, insiste sulla necessità di una grande coalizione. Ma si scontra con il segretario generale Kirchner, che vuole l’uscita dall’alleanza, e quella stabilità che tutti chiedono e nessuno vede. E in maggio, che non e’ lontano, ci dovranno essere le prime elezioni dopo il Muro.

    dal Taccuino di Daniela Morandini

    Memorie di un gatto

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    Leggendo della scoperta, in Egitto, ad Alessandria di un tempio dedicato a Bastet. Bastet, dea della gioia, della musica, della maternità.  Bastet, dea gatta. E pensando allo sguardo-gatto che, con finto disinteresse, legge nelle nostre vite quello che forse neppure noi sappiamo. E guardandoci sospira, pietoso… Pensando a un altro gatto, Yellow. Gatto di Sarajevo, che nel tempo terribile della guerra, ha visto scomparire la sua giovane padrona e il ragazzo che l’amava. La loro vicenda, Yellow, ne sono certa, l’avrebbe raccontata così.

    “Era l’inizio di novembre e le zolle di terra si stavano di nuovo irrigidendo nel freddo.

    Yellow arrivò, ispezionò il terreno, si guardò intorno, scrutò oltre la siepe e si fermò su di un tratto ancora coperto d’erba bassa. Si sedette appoggiando il dorso all’asse di legno infisso nel terreno e si apprestò ad aspettare il trascorrere di un altro giorno. L’odore dell’aria già annunciava il gelo e Yellow sapeva che sarebbe presto arrivato un altro inverno. Un brivido gli scosse il corpo. Si sentiva molto stanco. Da qualche tempo le cose sembravano aver perso il loro confine e aveva l’impressione che le ombre del buio avessero preso ad arrivare molto prima delle ore della notte. La mattina, impiegava sempre più tempo per arrivare fin lì. Ma non era mancato neppure un giorno. Da quando, non aveva idea del tempo trascorso, il corpo della sua Admira era stato sepolto in quella fossa, accanto al corpo del ragazzo che gliel’aveva portata via.

    Davanti al dolore degli altri

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    Leggendo di cose che pure accadono. Ad Haiti, ad esempio, dove una troupe televisiva, fra le tante in giro a catturare immagini, si è fermata al richiamo di un lamento. Spenta la telecamera, cameraman e inviati, di una tv australiana, hanno iniziato a scavare fra i detriti. Hanno scavato con le mani, fino a stringere la mano di una bambina. Accade anche questo, ad Haiti. Davanti al dolore degli altri. Che è anche il titolo di una lunga riflessione di Susan Sontag. Che ci ricorda che da quando furono inventate le macchine fotografiche, la fotografia corteggia la morte. Foto  strazianti, di grande impatto emotivo, hanno affollato e affollano il nostro cuore e la nostra memoria. E lo stesso potremmo dire di immagini… Che, come le foto, possono colpirci, ossessionarci, e troppo lo fanno. Ma non ci dicono tutto. Non sono di grande aiuto, se il nostro compito è quello di capire, dice Susan Sontag. Cosa che può fare invece la narrazione. Davanti al dolore degli altri, gli uomini della troupe australiana, si sono fermati. Hanno risparmiato al mondo il frame di una piccola grande ossessione in più. Hanno regalato il racconto di un sospiro d’umanità.