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    Addio 0.8

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    Ricevo e volentieri pubblico questo articolo di una studentessa di Urbino, Rosa Mancini. Con interessanti rilievi, su questioni di norme, informazione, e punti di vista, a proposito di “guida in stato di ebrezza”. Dunque: Sospensione della patente, anche con una birra a doppio malto.

    “La guida in stato di ebbrezza alcolica, è un tema che quotidianamente entra a fare parte nelle nostre televisioni e nei giornali. Con il nuovo decreto legge, dal 27 maggio 2008, le pene per chi commette un simile reato, sono molto più severe, anche per chi ha bevuto una birra doppio malto.  Le sanzioni, infatti,  scattano a partire da un tasso alcol emico di 0.5 a differenza  dello 0.8 della legge precedente. Superare lo 0.5 è molto facile, studi dimostrano come l’”essere ubriachi è una questione soggettiva”. In questi anni, politica e media, hanno cercato di combattere questo reato, diffuso soprattutto nei giovani.  Le conseguenze sono molte: sequestro della patente, sanzioni altissime, 10 punti in meno sulla patente e controlli medici.  Ma non sono tutti i giovani a mettersi  al volante,  dopo avere bevuto.

    Angelica e Carmen

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    Sempre a proposito di memoria…

    La settimana scorsa a Roma, nella Casa della Pace,
    testimoni del nostro tempo si sono incontrati per raccontare, dalle pagine della cronaca, fatti che sono stati censurati, distorti, o dimenticati… cosa che non è raro che accada. Sottotitolo dell’incontro, Donami le ali… Come dire ascolta, ma non fermarti qui, dà le ali ai racconti che hai
    ascoltato questa notte. Racconta a tua volta. Iniziativa davvero apprezzabile se se ne esce, come ne sono uscita, sapendo qualcosa in più, o ripescando nella memoria cose magari già ascoltate, ma forse distrattamente e forse a poco a poco rimosse. Come la storia di Angelica, raccontata da Miguel Mora, corrispondente dall’Italia per El Pais. Angelica, dunque, chi la ricorda più…  Angelica, la giovane rom accusata del tentato rapimento di una bambina.  E l’allarme che ne è nato (quanti allarmi negli ultimi tempi agitano i nostri giorni…), e la reazione di inaudita violenza, i pogrom di Ponticelli, e quelle terribili immagini che hanno fatto il giro del mondo. Si è parlato, allora, di guerra fra poveri ma, ricorda Miguel Mora, a Napoli tutti sanno che è stato un fatto di camorra.

    Berlino, riprendendo il filo – 3

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    Un flash, vent’anni fa.

    Berlin 7.2.90… Non c’e’ piu’ tempo. La DDR affoga. La Repubblica Federale vuole intervenire subito, prima ancora delle elezioni, le prime libere dopo quarant’anni di monopolio comunista. Il cancelliere Kohl parla al gruppo Cristiano Democratico. E’ pronto ad aprire una trattativa monetaria con il nuovo governo di unità nazionale di Berlino Est. La prima mossa potrebbe essere il 13 febbraio ,quando il primo ministro Modrow andrà a Bonn. Ma la Bundensbank, la banca federale, un colosso dell’economia tedesca, non e’ d’accordo. Il governatore Phoel dice che l’unione monetaria e’ prematura. Ma questa mattina, il consiglio dei ministri di Bonn, renderà ufficiale la proposta di Kohl. Lo scontro e’ cominciato, mentre per tutte  e due le Germanie e’ già campagna elettorale. (Appunti, cortesia di Daniela Morandini)

    Contro la guerra, una preghiera nera

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    Un invito.  Stabat mater furiosa, di  Jean-Pier Simeon, interpretato da Marinella Manicardi. L’appuntamento è al Teatro Testoni di Casalecchio di Reno, (Bologna), l’11 febbraio, alle 21. 

    Che Marinella Manicardi presenta così:  un’orazione laica contro i signori della guerra, quella che Jean-Pier Simeon affida a una donna, madre, figlia, sorella, amante.  Si chiama Kim, Ingrid, Tania, Juliette o Amina, non ha importanza. Vive in un paese di sabbia calda, in Libano, o tra le rocce fredde del Nord, non ha importanza, ovunque c’è una guerra, ovunque i signori della guerra parlano con armi e violenza, come fossero le uniche parole che l’umanità possiede. Una preghiera nera, una magia nera, una formula magica che liberi il mondo dalla presenza dei signori della guerra: questo promette la Mater Furiosa, che non vuole sottomettersi al linguaggio dell’odio. Testo poetico prima che teatrale, ma testo pensato perché prenda corpo in teatro. Come molti autori francesi contemporanei Simeon porta in scena la guerra, le sue regole asettiche e le conseguenze devastanti, perché non basta finire la guerra, d’occupazione o di difesa, intelligente o sporca che sia, perché il demone che l’ha guidata si disciolga. Occorre ripensare il rapporto con i figli, con la malattia, con la debolezza per  sfuggire alla cecità di un gesto che uccide. E Simeon conclude la sua preghiera con un sogno, utopico certo, ma di sogni forse e di poesia, anche,  abbiamo bisogno.

    Berlino, riprendendo il filo – 2

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    Berlino, continua il notiziario. esattamente venti anni fa, come oggi…  Berlin 3.2.90  …. Qui corre tutto ancora più in fretta, adesso che Modrow – il primo ministro della DDR- ha proposto la riunificazione. Una   Germania sola e neutrale. Ora, dopo che i tedeschi  si sono spaccati proprio sull’unità, il ministro degli esteri sovietico Shevarnaze propone un referendum  internazionale. E un’idea simile viene anche a Gherlach, il presidente, liberale, della DDR. Dentro alla SED, il partito comunista, la confusione aumenta. Il Newes Deutchland, il giornale comunista, continua a tenere le distanze da Modrow, il primo ministro. Scrive che la proposta e’ sua, e non del partito. Berghofer (il riformista che da poco ha restituito la tessera) dice che la fusione non si può evitare. Ghisy, il giovane segretario, corre a Mosca da Gorby a chiedere istruzioni. Il cancelliere Kohl, incontra  Modrow in Svizzera. Gensher, il ministro degli esteri federale, sta andando a Washington. Willy Brandt, il leader della Ostpolitik, la distensione verso l’Est, chiede l’unione economica, subito. E a Berlino Ovest, il primo borgomastro Momper, che e’ un vecchio pragmatico, propone la sua città come modello per la Germania. Perché, nei fatti, le due Berlino sono già unite. (Daniela Morandini, per il GR2)

    Berlino, riprendendo il filo

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    Riprendendo il filo del racconto di Berlino. IL 2 febbraio del 1990, accade che…

    “-Per una Germania unica- e’ lo slogan delle piazze di Lipsia, di Dresda, di Berlino Est.  Di gran  parte del dissenso della Germania Orientale. Ma, questa volta, a dirlo e’ anche Hans Modrow, il primo ministro della DDR.  All’improvviso a Mosca, Gorbaciov gli ha detto che adesso si può. Le due Germanie possono tornare ad essere una sola. E cosi’ Modrow, tornando a casa, rilancia: prima l’unita’ contrattuale, economica e monetaria,poi  la confederazione -con organi parlamentari comuni-; e  uno stato tedesco unico in forma federale. Quindi, un solo parlamento, un solo governo, una sola costituzione,  una sola capitale: Berlino.
    Fin qui potrebbe assomigliare al piano dei dieci punti, presentato da Kohl, il 28 novembre, ma c’e’ una differenza sostanziale: la neutralità. Modrow  sostiene che la Germania unita dovà’ essere un paese militarmente neutrale. E questo non piace al governo di Bonn: e’ una condizione che ha sempre respinto. Il cancelliere Kohl ha già molti dubbi. Ma – ha detto –  preferisce parlarne dopo il 18 marzo, dopo le prime elezioni libere.

    Memoria, memorie…

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    Andando al presidio in via Tasso, domenica, giorno in cui sono state cancellate le scritte apparse il 27 scorso sul muro del Museo della Liberazione. “Olocausto propaganda sionista” e “27-01. Ho perso la memoria”. Scritte nere, che si è avuto cura di fare comparire proprio nel giorno della memoria. Apparse come l’appunto di uno sberleffo. Per essere sicuri di non perderla, noi, questa memoria, bisogna provare a salire quelle scale, entrare negli appartamenti dell’edificio, a un passo dalla basilica di San Giovanni, che nei mesi dell’occupazione nazista di Roma ( dall’11 settembre del 1943 al 4 giugno  1944) venne utilizzato come carcere del Comando della Polizia di Sicurezza. Perché, credo, c’è un potere dei luoghi che è più forte di quante parole si riesca a mettere insieme. Negli appartamenti di via Tasso, trasformati in luoghi di detenzione e tortura, il dolore e lo strazio di quei giorni è ancora tutto lì, e ti salta addosso. Impossibile non sentirne le voci. Non c’è neanche bisogno di chiudere gli occhi. Basta lasciare che lo sguardo scivoli intorno. Sulle finestre murate, a chiudere al mondo. Sui pochi ritagli di stoffa, di quel che resta di abiti macchiati di sangue. Sulle scritte graffiate dell’intonaco di una cella. E tutto è ancora più atroce, se i disegni fiorati sulle pareti, la cappa di una cucina, un lavello di marmo grigio, di quelli che c’erano un tempo, ricordano il tempo “normale” della vita che pure lì era stata. Quasi a ricordarci ancora una volta la banalità del male. Che arriva a insediarsi nei luoghi della vita che pensiamo tranquilla. Accomodato in un salotto, seduto al tavolo della cucina di casa. Ed è la cosa che forse fa più orrore.

    Ritorno a Berlino

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    Continuando le cronache della Berlino di venti anni fa.

    “Berlin 30.1.90  E adesso la Perestroika, qui in DDR, si sta giocando una carta molto importante, ad una velocità senza precedenti. Quello di Honecker – l’ultimo grande stalinista della Germania Orientale-  e’ un arresto annunciato, ma rinviato da mesi per le gravi condizioni di salute del vecchio segretario comunista. In carcere  e’ finito  anche il generale Milke, il capo assoluto della Stasi, la polizia segreta del vecchio regime. Ma  adesso il primo ministro Modrow, insieme con Gregor Ghisy – l’uomo nuovo della Sed-  non  ha più tempo.  Bisogna fare presto. Il primo ministro ha anticipato  le elezioni:il 18 marzo, non più il 6 maggio. E dopo sette ore di trattative, ha garantito la partecipazione alla Wolkskammer, la Camera del Popolo,  di un membro di ogni gruppo del dissenso. Perché da una parte c’e’un governo sempre più traballante. Dall’altra  c’e’ un’opposizione nuova, che non ragiona più in termini di destra/sinistra, ma di rapporti base/vertice. Un’opposizione a volte incerta tra il restare movimento o diventare partito. Come il Neues Forum,che si e’ spaccato sulla riunificazione delle due Germanie”. (Dagli appunti di viaggio di Daniela Morandini)

    La missione

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    Leggendo, ancora di esplosioni e kamikaze. Sentendo, e usando, questa parola, kamikaze, come entrata nel lessico quotidiano, come fosse cosa come un’altra, esplodere nella carne… ripensando a una donna, la prima donna kamikaze, si disse allora, che nel gennaio del 2002 è esplosa in una via di Gerusalemme…Wafa Idris, universitaria, infermiera che prestava servizio volontario sulle ambulanze, divorziata, senza figli…   allora, frugando fra commenti, testimonianze che già serpeggiavano in rete, ascoltando sensazioni…  ne è nato questo testo… se è lecito cercare di pensare quello che lei ha pensato…

    “Era una mattina come le altre. Come erano state quelle precedenti. Come sarebbero state quelle future. Queste solo a poco a poco più calde, con l’avanzare verso la primavera che avrebbe rinverdito le chiome degli oliveti e dei giardini sulle colline. Ma come ogni giorno dell’autunno e dell’inverno non ancora terminato, già si addensava nell’aria la paura di minacce immobili. Come tutte le mattine sarebbe uscita di casa. Si sentiva appena più triste del giorno precedente. Ma le sembrò di percepire una sensazione nuova. Come se la tristezza, quel giorno, le desse un’energia mai avuta. Eppure già tanta ne aveva dovuta far crescere dentro di sé nei mesi passati, per assistere i feriti andati a raccogliere nelle strade e nelle case di quella guerra vigliacca. Tutta la forza necessaria per guardare negli occhi la fine degli ultimi suoi morti. E ne aveva visti abbastanza, e di ogni età.

    Berlino, venti anni fa

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    Tornando a Berlino, esattamente venti anni fa. Qualche appunto.

    27.1.90 BERLIN  Willy Brandt  ora e’ anche presidente onorario dell’ SPD dell’Est. E’ una grande festa, per fare crescere insieme quello che c’e’ in comune. Ma l’atmosfera , qui nella Germania  Orientale, continua ad essere poco festosa. Dopo l’uscita dei Cristiano democratici, il governo Modrow è sempre più traballante. Newes Forum e SPD  sono disposti a dargli una mano, ma vogliono essere sicuri di restare autonomi. Anche a loro -che sono all’opposizione- il primo ministro  ha chiesto aiuto per arrivare alle elezioni di maggio con un minimo di stabilità. Perché la base non risponde più. Più della metà ha ridato indietro la tessera. E adesso e’ anche indignata per la fuga nucleare del ’75,una notizia che e’ uscita  solo due giorni fa. E per SED PDS, i post comunisti, le prime elezioni libere dopo il Muro, potrebbero essere un suicidio. (dal Taccuino di Daniela Morandini)