Cent’anni di memoria sotto i cieli d’Ogliastra

15 07 2019

1“Se volate a ottomila metri in un giorno senza nuvole, e se il vostro occhio è allenato a visioni in alta quota, l’Ogliastra vi appare un Continente tutto verde e blu, fra montagne e colline sporgenti dal mare”. Comincia così “Il cielo d’Ogliastra”, affascinante racconto di Giacomo Mameli, che accompagna l’ultimo viaggio fotografico di Pietro Basoccu fra i “Centenari” della sua terra. Perché
terra di centenari è l’Ogliastra.
Il consiglio è di incamminarsi lungo i suoi sentieri, lasciarsi catturare dalla sua bellezza, perdersi, anche… magari riuscirete a scoprire il segreto della lunga vita della sua gente.
Suggerirei di partire da Tortolì, e precisamente dalla piazzetta sulla quale affaccia la Libreria del Corso, dove sarà possibile interrogare gli sguardi dei centenari delle fotografie di Pietro Basoccu, i
loro volti scavati di ruge che hanno attraversato un secolo di storia e ancora sono lì a raccontarlo, tutto quel secolo. Saranno in mostra fino alla fine d’agosto.
Viaggio nel più profondo dell’anima, come sempre, Leggi il resto dell’articolo »



le malattie dell’anima….

10 07 2019

animo carceratoVittorio da Rios ci regala la sua profonda riflessione: “Noi siamo nati in questa condizione di viventi soggetti a malattie dell’anima, non meno numerose di quelle del corpo ,non perché siamo ottusi e tardi, ma perché non facciamo uso del nostro acume e siamo esempio di male l’uno all’altro. “Seneca Lira, II 10,3” Tutti gli scritti.Il saggio non subisce ne ingiuria né offesa.Non è virtù sopportare quello che non ti fa soffrire. “Seneca la costanza del saggio”. Poiché a Socrate offrivano, ciascuno in proporzione alle sue possibilità, molti doni, Eschine, un discepolo povero, gli disse: ” Non trovo niente da offrirti che sia degno di te, e per questo soltanto mi rendo conto di essere povero. Perciò ti dono l’unica cosa che possiedo: me stesso. Ti prego di gradire questo dono, qualunque sia,e pensa che gli altri, pur avendoti donato molto, hanno tenuto per se stessi molto di più. E Socrate gli rispose: ” E perché il dono che mi hai fatto non dovrebbe essere prezioso, a meno che tu non abbia poca stima di te? Avrò, quindi cura di restituirti te stesso migliore di come ti ho ricevuto”. Leggi il resto dell’articolo »



Anime carcerate

8 07 2019

 


animo carceratoImpossibile non parlarvene. E’ stato il mio pensiero costante degli ultimi tre anni. Due libri che nascono dalle nostre prigioni, con testi di due persone con finepenamai, che mi sono impegnata a curare. Diversissimi l’uno dall’altro, per forma e contenuti. Diverso il respiro, diverso lo spirito, diversi i destinatari, se pure a qualcuno di preciso si pensa quando si impugna una penna per mettere in fila parole che varchino le mura della propria cella. Eppure, adesso che li ho tutti e due sotto gli occhi, freschi di stampa, portano entrambi ragioni al rifiuto, che in me nel tempo è maturato, a questa “strana pratica” e “alla pretesa di rinchiudere per correggere avanzata dai codici moderni”, per dirla con Foucault…
Un “no”, alla pena intesa come carcerazione, al quale immagino sia più difficile prestare ascolto e attenzione quando si parla di persone che abbiano commesso gravi crimini. Figuriamoci in un momento in cui la soluzione a ogni tipo di “devianza” sembra si trovi solo nell’“invenzione” di nuove figure di reati e in innalzamenti di pene…
Ma se ci fermiamo un attimo ad aprire gli occhi sui percorsi che iniziano quando alle spalle di una persona si chiudono le porte di un carcere, e come proseguono, quei percorsi, e, soprattutto, dove vanno a finire, e come e quando non finiscono per nulla…
Le mie due storie (accolte infine dall’editore fiorentino Libri liberi). Leggi il resto dell’articolo »



Basterebbe che…

2 07 2019

nello_specchio1basterebbe che…. Vittorio da Rios, molte domande  e qualche indicazione da seguire….

“Basterebbe che nel momento della nostra esistenza più potente e totalizzante, “la vita che ti scoppia dentro” vale a dire la gioventù, si aprisse come un veloce “Flash una illuminazione”su  come sara la prossima stagione della vita; la vecchiaia, l’irreversibile processo decompositivo della nostra struttura biologica-intellettiva. Cosi capiremmo la straordinaria e irripetibile stagione rappresentata dalla gioventù. Destrutturando tutti gli elementi che concorrono spesso a rovinarla se non a comprometterla. E la vanità tipica dei narcisi femminili quanto maschili è “malattia” spesso mortale. Non entro nel merito delle motivazioni e costruzioni psicologiche, della componente predisponete al “narciso”. Mi limito a rilevare che questa seria e “mortale” malattia cosi ben descritta da Francesca è assai presente nella società contemporanea e che si manifesta in svariate forme. Leggi il resto dell’articolo »



Narcisi….

30 06 2019

nello_specchio1Tre steli, di narcisi ormai spenti, sulla credenza della mia cucina. Ma non riesco ancora a tagliarli, quei fiori ormai secchi, come se ancora ne arrivasse il profumo che attira e imbriglia. E ancora soffia malie… Ché raccontano, quei fiori, una fiaba che arriva dalla Sicilia, e che i pescatori raccontavano ai figli nelle sere calde sul margine dell’estate…
La storia della più bella del paese che non dimenticava mai di esserlo. Fiaba delle vanità e dell’amore di sé che uccide. “Non vi fidate di Narcisa…” sussurrano quegli steli morti.
Ascoltate.
Narcisa sapeva di avere gli occhi più azzurri, i capelli più biondi, il corpo più snello. Sapeva anche che in paese c’era un giovane che l’amava, un bravo pescatore che viveva in una bella casa, aveva una bella barca ed era incantato da Narcisa, bella da far girare la testa. E un giorno le chiese di sposarlo. Ma lei rispose: “Sposerò chi mi regalerà una camicia di lino, degli orecchini e un anello d’oro”. Lui, che l’amava, prese il fucile e andò sulla montagna, ma quando tornò con i doni per l’amata, lei ancora lo respinse, e ancora chiese: uno scialle di seta, scarpe di raso, una gonna di velluto…
Lui l’amava davvero e per accontentarla divenne brigante. Tornò con tutto quello che Narcisa aveva chiesto ma lei ancora non era contenta. E il giovane, che di lei era preso fino allo stordimento, vendette tutto quello che aveva, la barca, la casa… divenne povero. Di un povero, capite bene, Narcisa non sa che farne…
E’ proprio vero. La testa bisogna perderla in due, altrimenti è un’esecuzione. Parola di Bukowski, che trovo nelle pagine di un libro al quale mi aggrappo per capire, e provare a uscire dalla sottile angoscia che questa storia mi trasmette. Leggi il resto dell’articolo »



Incontri….

27 06 2019

una giornata da dimenticare 2Ricevo, e come sempre volentieri riprendo, l’intervento di Vittorio da Rios, a proposito di scrittori,  intellettuali, vita agra, città invivibili, e tante altre cose…

“”Novembre 1981. Al mio amico Vittorio, mille grazie per le conversazioni tanto fertili, benché svantaggiate per problemi linguistici. Contatto Spirituale vince la distanza Filologica. Maarten. Cosi mi scrisse nella dedica a un suo libro, un romanzo d’amore con particolari risvolti psicologici tra una ungherese e un olandese in piena tensione tra i due blocchi; la tragica divisione tra est, e ovest in Europa, inviatomi. Maarten Ouwehand,Scrittore, viaggiatore, intellettuale olandese di Rotterdam, che per quei incredibili casi del destino conobbi a ottobre del 1981, e che frequentai fino a novembre quando a bordo della sua Peugeot 404 e a traino della mono roulotte riparti per la sua amata Rotterdam.Come era giunto fino a qualche centinaia di metri da casa mia in riva al Piave in un assolato e irripetibile autunno del 1981? Il 23 novembre del 1980 un terremoto aveva devastato l’Irpinia, Maarten come “ambasciatore” del governo olandese aveva consegnato uno stock di roulotte ai terremotati. Svolta la missione si dedico a visitare Roma, Firenze, Venezia, girovagò per molti mesi del 1981 con la sua innata curiosità di conoscere luoghi e persone.del nostro paese.poi tra le infinite strade che ha incrociato ne praticò una che lo porto in un luogo che come mi disse lo aveva colpito. L’alveo del fiume Piave il suo scorrere dolce e melodico tra i sassi, con a pochi chilometri più a monte le prealpi venete a creare una incantevole cornice naturale. Parcheggio la Sua Peugeot, e sistemo come conviene la sua mono roulotte. Ricordo il mio primo incontro con lui; Leggi il resto dell’articolo »



Come per salvarsi dal disastro: negare ciò che è ovvio.

24 06 2019

una giornata da dimenticare 2L’istinto era di scriverne a caldo, la settimana scorsa… con tutto lo stupore, l’avvilimento, la tristezza, la voglia di ribaltare qualcosa… ma ho aspettato qualche giorno, giusto per mettere un po’ di distanza con le cose, e magari vederle sotto una luce meno tetra. Ma riprendendo questi appunti strappati dalla pagina di lunedì 10 del diario di Gatto Randagio, purtroppo viene proprio da pensare che “questa storia non finirà per niente bene”. Leggete anche voi.
<< lunedì 10 giugno Giornata iniziata con lo stordimento di un silenzio di tomba. Il cielo, gonfio fino a ieri degli stridii dei pulcini di gabbiano nati una quindicina di giorni fa, è muto. Un silenzio inquietante. Rotto a tratti dalla coppia di gabbiani-genitori, che su questi tetti avevano fatto il nido, che vanno e vengono, e scompaiono e ricompaiono e cercano e chiamano e chiamano… un’angoscia infinita. Che fine avranno fatto i gabbianini? Nessuno ama il loro pigolio insistente. Ipotesi terribili si affacciano alla mente… Meglio uscire. Piccola commissione offre una scusa per andare verso il centro. A Trastevere. Dopo la solita discreta attesa, l’autobus… Il caldo, la folla, i turisti, il traffico intasato, qualcuno che non arriva in tempo alla fermata e va bene che si diventa tutti un po’ nervosi, Leggi il resto dell’articolo »



Napoli, questa straordinaria città….

19 06 2019

napoliA proposito del film Selfie, e di Napoli, Vittorio da Rios scrive questa bella riflessione,  attraversando la città, la Storia, la Filosofia…

“Napoli questa straordinaria Città ricchissima di cultura e storia faro nel panorama culturale internazionale,è al contempo gravida di contraddizioni e sperequazioni sociali dove troviamo espressi con la stessa intensità vertici e abissi,ricchezza e povertà estrema con tutto il corollario naturale di sofferenza e “illegalità”repressione e carcere.Come mai tutto ciò accadde nel tempio della cultura? Napoli non ha pari nella storia del pensiero supera la stessa Atene che vede circoscritto il,periodo della egemonia culturale all’epoca della sapienza greca. Napoli conserva nel tempo e nei secoli fino all’oggi la grande tradizione di alta cultura. Pensiamo al nolano: Giordano Bruno, a Giambattista Vico alla sua scienza nuova, A Genovesi primo cattedratico di economia in Europa,Gaetano Filangieri grande giurista illuminista che con la scienza della legislazione pone le basi di un nuovo diritto che si basa sulla uguaglianza e la libertà oltre la elaborazione stessa dei più grandi illuministi francesi,e dello stesso Spirito delle leggi di Montesquieu, ebbe relazione epistolare con Benjamin Franklin autore della costituzione degli Stati Uniti.. Leggi il resto dell’articolo »



Selfie. Raccontare Traiano…

17 06 2019

selfie 3Traiano è rione del quartiere di Soccavo nella città di Napoli. Nell’estate di cinque anni fa se ne parlò, come accade, per un triste fatto di cronaca: la morte di Davide Bifolco, un ragazzo di sedici anni, colpito da un carabiniere durante un inseguimento. Era stato scambiato per un latitante. Davide non aveva mai avuto problemi con la giustizia.

A Traiano, per raccontare questa storia, è andato Agostino Ferrente, regista fra l’altro di un bellissimo documentario di qualche anno fa, “Le cose belle”, anche questo girato a Napoli. Cosa accade questa volta. Accade che a Traiano Ferrente incontra due adolescenti che di Davide erano amici, Alessandro e Pietro, anche loro sedicenni… e tanto lo hanno colpito, questi due ragazzi, che il regista lascia che siano loro a raccontare e a raccontarsi, anche “tecnicamente”, dando loro in mano per filmarsi un iPhone (per essere precisi l’iPhone, piuttosto che una telecamera, l’hanno scelto i due ragazzi).

Il risultato è davvero sorprendente. Alessandro e Pietro entrano subito nel ruolo di narratori di un racconto sulla vita degli adolescenti di Traiano, che parla certo di una realtà di fatto lasciata a se stessa, ma ci libera anche dagli stereotipi di cui reality e fiction continuano ad inondarci: Alessandro e Pietro sanno che senza lavoro l’unica via rimane lo spaccio e riescono a restarne fuori (anche perché consapevoli di finire fra due fuochi e rischiare di “o essere arrestati dalla polizia, o essere uccisi dalle bande rivali”), ma, soprattutto, sono due ragazzi come tanti, come lo era Davide, anche se la loro vita è chiusa nel perimetro di una periferia diventata per noi sinonimo di spaccio e criminalità. Leggi il resto dell’articolo »



“La certezza della pena non significa pena immodificabile”

12 06 2019

truduPubblico il bell‘intervento dell’avvocato Monica Murru, in risposta a un ben discutibile articolo apparso due giorni fa, sulle pagine de La nuova Sardegna, a proposito della vicenda di Mario Trudu. Non riporto l’articolo a cui si dà risposta. E’ facile immaginarne toni e contenuto dalle parole di Monica Murru. Da leggere.

“Sono l’avvocato di Mario Trudu più o meno dal 2015, da quando ha fatto ritorno in Sardegna dopo un quarto di secolo e io, che di anni ne sto per compiere 50, resto ancora frastornata quando penso che il mio assistito è in carcere da quando la sottoscritta frequentava la quarta elementare (1979). Un tempo immenso, una vita intera, una serie interminabile di giorni tutti uguali nell’espiazione di ciò che Papa Francesco ha definito la pena di morte viva.
Per rendermi conto di che cosa significa quest’arco di tempo, provo a ripensare a tutta la vita che ho vissuto in questi ultimi quarant’anni, alle scelte fatte, i percorsi intrapresi e poi modificati e subito dopo penso agli anni di Mario, tutti cristallizzati in un eterno presente, ancorato al passato e privo di futuro. Mi guardo le mani, le piccole rughe ai lati degli occhi, gli inevitabili segni del tempo che passa; guardo i miei figli, i ragazzi loro coetanei e ho piena consapevolezza di non essere la stessa persona che ero 40, 30, 20 ma neanche 2 anni fa. Già, perché l’essere umano cambia, evolve, cresce ogni giorno; a volte piegato, umiliato, sconfitto altre volte tenacemente esaltato da una vita che ti impedisce di restare per sempre uguale a te stesso.
E se è così per me, per tutti, perché per Mario dovrebbe essere diverso? Leggi il resto dell’articolo »