Più che la vita…

21 03 2019

truduDa “Il dubbio”, l’articolo di Damiano Aliprandi, che ringrazio per permettermi di riprenderlo integralmente, sulla decisione dle tribunale di sorveglianza di Cagliari che nega a Mario Trudu (in carcere da 40 anni e con gravi problemi di salute) la possibilità di curarsi fuori dal carcere. 40 anni di carcere e nessuna pietà… Mi viene in mente quello che disse un giorno: “Cosa vuole da me lo stato più della mia vita?”

“Mario Trudu, da 40 anni in ergastolo ostativo, nonostante abbia gravi problemi di salute deve rimanere in carcere. Questo è il responso del tribunale di sorveglianza di Cagliari, sottolineando che il suo stato di salute è gestibile in carcere e quindi non «sussistono i presupposti per il differimento di pena». Respinta quindi l’istanza presentata – e sollecitata più volte – dall’avvocata Monica Murru del foro di Nuoro dove si evidenziava ulteriori gravi patologie certificate come incompatibili con il regime carcerario. Tramonta quindi la speranza per Trudu, nato ad Arzana nel 1950, in carcere dal 1979, diplomato all’Istituto d’Arte di Spoleto e autore di due libri. Finora, a causa dell’ergastolo ostativo, infatti non ha potuto fruire di alcun beneficio e con il passare del tempo vive una condizione di salute difficile – se non impossibile – da gestire in carcere. Attualmente ristretto presso la Casa Circondariale di Oristano (Massama), è affetto da sclerosi sistemica complicata da interstiziopatia polmonare e da ulteriori gravi patologie.

Nell’istanza presentata dall’avvocata Murru Leggi il resto dell’articolo »



Ho vissuto secoli in pochi minuti

9 03 2019

truduDopo quarant’anni di carcere, senza poter uscire mai, Mario Trudu ha potuto finalmente usufruire di un permesso di un’ora e mezza. Questo il racconto di quei momenti.
“Era il 9 gennaio, quando presentai la richiesta di permesso di necessità. Era morto mio cognato Marchioni Pietro, marito di mia sorella Trudu Raffaela.
Il giorno dopo verso le 13,30 mi annunciarono che il permesso mi era stato concesso e che circa mezzora dopo mi avrebbero accompagnato. Puntuali, dopo un po’ partimmo per Arzana, il paese in cui ero nato e dove vivono i miei cari.
Salimmo su un blindato molto diverso da tutti gli altri che avevo conosciuto e usato in una vita intera, i miei ultimi 40 anni. Diverso nel senso che, anche se dalla distanza di sicurezza a cui ero costretto, riuscivo a vedere attraverso il parabrezza venirmi incontro tanta bellezza, mentre sugli altri blindati venivo collocato dentro una piccolissima scatola occupata solo dal buio più totale, dove per evitare le peggiori sensazioni chiudevo gli occhi, e se avessi potuto in quei momenti avrei spento anche il mio cervello, ed io di viaggi immerso nel nulla ne ho fatti tanti.
Uscito dal carcere dopo poche decine di metri imbucammo la SS131 direzione Nuoro – Sassari, e vedere tutta quella campagna e leggere tutti quei cartelli stradali che mi venivano incontro, mi procurava una strana sensazione, come se tutto mi ricordasse qualcosa, ma non capivo cosa… Leggi il resto dell’articolo »



Vivere, e morire, a Poggioreale…

28 02 2019

PoggiorealL’euro deputata Eleonora Forenza e Sandra Berardi, presidente dell’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha , hanno visitato il carcere di Poggioreale. Una situazione grave e sconcertante. Questo il comunicato di Eleonora Fiorenza, che ha chiesto l’intervento del Garante nazionale e del Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. Leggete..

“Domenica 24 febbraio mi sono recata in visita presso i padiglioni Firenze, Milano, Avellino e Genova del carcere di Poggioreale a Napoli. Ero assieme a Sandra Berardi, presidente dell’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha Onlus, che da lungo tempo collabora con me nel percorso di visite delle strutture penitenziarie e denunce delle gravi carenze del sistema carcerario italiano. Abbiamo visitato Poggioreale dopo le tante segnalazioni del movimento Ex detenuti Organizzati, in particolare a seguito degli ultimi tragici eventi come l’assurda morte di Claudio Volpe e dopo le mobilitazioni dei detenuti del padiglione Firenze.
Dalla visita, sebbene parziale, abbiamo riscontrato condizioni strutturali assolutamente inadeguate, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario. Ad esempio, ad eccezione del padiglione Genova, che è stato oggetto di recente ristrutturazione ed adeguamento funzionale, con i servizi sanitari separati tra loro e dalla zona letto, nelle celle e cameroni degli altri padiglioni (che arrivano a contenere fino a 10 persone) le cucine sono ricavate in un spazio angusto, che in origine avrebbe dovuto rappresentare l’antibagno. Leggi il resto dell’articolo »



Orfeo negro, sulle rotte del mare

25 02 2019

mamadou 2Legui benn pekhe rekka am / Ora c’è una strada e io so
Dama wara dem sama yoon / che devo andarmene
Khamna ne Dama wara dem / So che devo andare…
Fa un certo effetto ascoltare in Wolof, lingua del Senegal, i versi del canto di Cat Stevens, quel Father&Son che, raccontando del confronto fra un padre e un figlio che voleva spiegare le ali, ha accompagnato la voglia di fuga della nostra gioventù.
Khamma dama wara dem…
I know… I have to go… Io so che devo andare…
Ma non potete immaginare il vortice d’emozioni che può nascere da quel canto e da quel confronto ambientati in un altro luogo e in un tempo molto più vicino. Siamo in Africa, e l’anno è il 2013, appena ieri…
Un brivido… che domenica scorsa, nella casa della Cultura di Monserrato, alle porte di Cagliari, ci hanno regalato i Wax Baaxul (Poche chiacchiere, tradotto dal wolof)… Mamadou Mbengue, voce narrante e percussioni, Luca Pauselli, chitarra, e Momar Gaye, voce e percussioni. Serata del festival “Buon compleanno Faber”, dedicato quest’anno a Riace e dintorni. Leggi il resto dell’articolo »



Aracne e dintorni

20 02 2019

tela-di-ragnoPaolo Rausa ci regala ancora racconti e conoscenza, di cui sono immensamente grata. Come sempre… ascoltate:

“Tessere e intessere, la nostra vita, le trame. Manualità e immaginazione. Il progetto è pensiero ma anche azione per realizzarlo. Questo ci raccontano le storie. Le Mille e una notte. Sherazade che riscatta la sua vita e quella delle altre donne immolate al potere del califfo. Ma fino a quando la trama continuerà a svolgersi, come quella di Penelope, la nostra vita intesserà. La metafora del filo ci porta a salvazione, vedi Arianna, così come le Parche (Clòto, Làchesi e Àtropo) che presiedono al destino dell’uomo. Fila la lana, fila i tuoi giorni, illuditi ancora che lui ritorni… Così De André. Le Parche filano il filo della vita, dispensano i destini, assegnandocene uno ad ognuno di noi stabilendo anche la durata e, inesorabili, tagliano il filo della vita al momento stabilito. Le loro decisioni sono immutabili: neppure Zeus può protrarre il tempo, forse sospenderle per un periodo breve… Il tempo di uno sguardo di desiderio, di un sorriso, dell’amore… Come possiamo disporre individualmente della terra, delle sue ricchezze se non ci appartengono?
Capriolo Zoppo lo scrisse al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce, nel 1854. Leggi il resto dell’articolo »



I fili della Storia…

20 02 2019

trame

Bellissimo intervento di Vittorio da Rios, che sono felice di ospitare su questa riva. A proposito degli intrecci che prendono la mente… ascoltate…

“Strani intrecci a volte prendono la mente e Francesca come sempre stimola in modo profondo ricerche curiosità sulle antiche cose del mondo e della vita che poi sono sempre un continuo riannodare i fili della storia. la ricerca delle origini e della necessità della poesia quando essa pone la bellezza e l’amore tra le cose imprescindibili alla vita stessa. Montale ammonisce: Spesso il male del vivere ho incontrato: Era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato… Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito serra. E Ungaretti, Soldati: Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Poesia come catarsi estrema alla desolazione e barbarie della guerra. Ma poi nella Madre… E il cuore quando d’un ultimo battito Avrà fatto cadere il muro d’ombra, per condurmi, Madre, sino al Signore, come una volta mi darai la mano…E nel tentativo di riannodare i figli per comprendere le ragioni della nostra condizione e i cataclismi che hanno devastato la storia dell’ominide non possiamo non ricordare chi ha pagato con la vita la sua visione del reale contro tutto ciò che rende schiavi e non liberi. Leggi il resto dell’articolo »



Ricami, arabeschi e tele di ragno Trame di vita

19 02 2019

Vincent_Willem_van_Gogh_139Riannodando il filo della conversazione iniziata domenica scorsa, a proposito di tappeti e di trame…
Passione antica, quella dei tappeti, esplosa con la lettura di una fiaba che arriva dall’Oriente, per la precisione dalle montagne del Tagikistan…
Così siamo saliti (io e il Randagio) sul nostro tappeto volante e siamo arrivati fin laggiù, per ascoltare la fiaba narrata dagli allevatori nomadi che percorrevano le terre fra Iran, Afghanistan, Kirghizistan, Uzbekistan… la storia de “Il principe che impara un mestiere” che, per inciso, ci fa anche capire quanto sia importante, nella vita, conoscere un mestiere, per chiunque, fosse pure il figlio del più ricco e potente dei re…
Dunque. C’era una volta un principe russo, Bielkin, che amava molto passeggiare da solo sulle montagne, e andando andando un giorno arrivò in un pascolo dove vide la figlia del pastore, una ragazza così bella, ma così bella che se ne innamorò e subito le chiese di sposarlo.
L’avreste mai detto? La ragazza lo respinse. Leggi il resto dell’articolo »



Afghanistan, un pò di storia…

13 02 2019

tappeto 8A proposito di Afghanistan… Un po’ di storia e di cronache, ascoltando Vittorio da Rios:

“Afghanistan. poche terre e le donne e uomini che le calpestano hanno subito violenze e cataclismi come questo martoriato paese.Unione Sovietica, Stati Uniti, Europa,in questi ultimi 40 anni ne hanno fatto la storia spesso tragica e violenta.Pensiamo solo all’aver seminato su quel territorio circa 8 milioni di mine antiuomo: è bene sempre rammentarlo e le vittime anche questo è utile ricordarlo: farne una “ossessione” sono adolescenti e infanzia.Come pure che moltissimi di questi micidiali ordigni che ominidi hanno progettato,costruito e collocato nel suolo sono di fabbricazione Italiana.Anche di questo è opportuno farne una “ossessione” civilissima e democratica dentro l’ottica dei fondamentali diritti da rispettare. Ritengo che “gatto randagio” avrà con dolore e indignazione letto tutto questo nello storico tappeto di Francesca. I crimini internazionali degli stati si rileva nel primo volume dei sei monumentale opera e sintesi della attuale situazione sui diritti umani: “Cultura dei diritti e dignità della persona nell’epoca della globalizzazione”.con la direzione scientifica di Marcello Flores I crimini dello stato costituiscono una categoria controversa.di illeciti internazionale. Leggi il resto dell’articolo »



Non si posssono sfidare impunemente gli dei….

13 02 2019

tappeto 1A proposito del tessere… Paolo Rausa ricorda che non si possono sfidare impunemente gli dei… e ci dà ottimi consigli di lettura:
“L’arte di tessere la trama richiama il mito di Aracne, che sfida la dea Atena e viene trasformata in ragno, costretta a tessere tutta la via, lei e i suoi successori. Non si possono impunemente sfidare gli dei. Aracne impara a sue spese. Di fronte alla magnificenza dell’arazzo intessuto da Atena lei non può che contrapporre, nella sfida, le trame e gli inganni che hanno perpetrato gli dei a danno dei mortali. Di come Zeus si sia trasformato in cigno per accoppiarsi con Leda, in pioggia d’oro con Danae, ecc. Gli uomini hanno subito i capricci degli dei, come i popoli quelli dei potenti. Sull’Afghanistan consiglio il saggio di Peter Hopkirk del 1990, ‘Il grande gioco’ delle grandi potenze occidentali e orientali per occupare l’Afghanistan e controllare i passi di accesso in India. Leggi il resto dell’articolo »



La Storia fra trama e ordito

11 02 2019

copertina libroC’è un grande tappeto, piuttosto vecchio, direi quasi antico, a segnare il cuore della mia casa. Il Gatto ci si rotola estasiato, e a volte si incanta a seguirne trame e disegni, e sicuramente vi legge quello che io ancora non conosco…
“Come la fiaba o la parabola- mi ha detto un giorno citando Cristina Campo- il tappeto non tratta, ostinatamente, che del reale e soltanto in virtù del reale tocca le geometrie dello spirito, le matematiche contemplative”.
Nei segni dei tappeti, messaggi di mani esperte che hanno tessuto parole, come per manoscritti in cui persone e intere società raccontano il proprio mondo. C’è da rimanerne incantati perdendosi nelle storie, grandi e piccole, che l’arte del tappeto comunica e tramanda…
Ma anche se so bene che la vita non è solo incanto, il mio stupore, e tremore, sono stati davvero grandi quando ho saputo di trame che raccontano la guerra. E sono guerre dell’oggi…
Le ho incontrate nei tappeti della straordinaria raccolta di Edoardo Marino. Appassionato del mondo dei tappeti orientali, e più in generale dell’Oriente, è fra le tante cose autore di una storia dell’Afghanistan narrata attraverso i motivi dei tappeti di guerra. Guerre a tappeto, il titolo. E vale la pena di leggerlo. E vedere come, per narrare il reale, sono cambiate nel tempo le trame… Leggi il resto dell’articolo »