La bella estate…

17 07 2017

copertinaRandagiando di prima mattina fra le vie dietro casa, mi ha fermata due giorni fa una signora. Aveva un abito da mattino, bianco e nero. Un abito dalla garbata eleganza che si usava un tempo. Al collo portava una collana di quasi-perle d’un bianco un po’ sfocato, ma ben intonata all’abito. E nonostante un cenno di scompostezza che i capelli tradivano e lo sguardo scosso, tutto mi aspettavo fuorché mi chiedesse: “Me li dà almeno due euro…”
“Almeno due euro!”, ha insistito. E, quasi seccata per il mio attimo di incertezza, che stavo lì a dubitare di una signora come lei… “E sù!… veda un po’ quello che può fare… che mi servono almeno sei euro. Poi vado in farmacia”.
Quello che posso fare… Ma che si può fare… Due euro, e forse neanche sei bastano per non provare imbarazzo, davanti al volto provato di quella donna. Mentre di lei tutto il resto parlava di una vita fino all’altro ieri tranquilla e più che decorosa. E non bisogna neanche sforzarsi molto per capire cosa le sarà mai successo. Se basta un nulla, e la vita si capovolge, e ci si perde…
Su altra traversa, poco più avanti, da qualche tempo compare a tratti una donna che si poggia a fatica su una stampella e chiede ‘un aiuto’… Si capisce che non è mendicante, ma proprio non ce la fa con i soldi… Ma non ha nessuno, non ha parenti? le chiedo. “Una figlia, ma mi ha lasciata”, risponde. “E vado avanti così”. Non ha più una casa, e chissà cosa succederà domani.
Ma che si può fare, oltre che vergognarsi della poca elemosina…
E in questi giorni ho tra le mani un libro dove parlano storie vere, di uomini e donne che raccontano la loro discesa agli inferi, anche quando magari “avevo una vita come tutti, ma basta poco per finire male. Credetemi”. Le hanno raccolte, Leggi il resto dell’articolo »



Se questo è un pentito…

10 07 2017

UnknownSarà che in carcere queste temperature da cui non c’è scampo sono tortura che si aggiunge a tortura… di questi tempi mi arrivano lettere che sono sussulti, ché si fa fatica anche a mettere in fila le parole e “perdona se sarò breve…”. Ma c’è sempre spazio per qualche notizia cattiva, di quelle che “in questo momento mi sento svuotato, sono spento… mi sento impotente”…
E mi arriva la lettera di Alfredo Sole, dal carcere di Opera. Che in “Spes contra spem, il documentario che raccoglie testimonianze di quelli del fine-pena-mai-ma-proprio-mai che in questi giorni sta girando per l’Italia, racconta del suo passato, del suo pentimento, dei suoi tormenti… insomma, una forte, non facile presa di distanza dal mondo criminale di cui ha fatto parte. E’ stato portato, questo film, anche a Racalmuto, il paese nel quale Alfredo è nato, e che è stato luogo negli anni ’80 di crimini di mafia, che lo hanno visto attore… Immaginate il suo “tremore” al pensiero, perché “credo che difficilmente possa essere stato dimenticato a causa di quello che ho fatto”. Ma quella di Racalmuto è la sua gente e davanti alla sua gente sa di non poter restare muto, o far parlare solo il film. Così per l’occasione ha inviato una lettera, che qualcuno ha letto per lui, perché “questa è forse l’unica e l’ultima occasione che ho per chiedervi SCUSA, a tutti quanti voi”.
Ve ne leggo brani, perché sono parole di “pentito”, pentito vero e non per scelta processuale, che chiede di essere ascoltato…
“Non cerco scuse, semplicemente perché non possono esserci. Sono consapevole delle mie colpe. Avrei potuto scegliere strade diverse, invece ho scelto l’unica che dovevo accantonare. Non solo ho fatto del male a singole persone che venticinque anni fa del resto pensavo lo meritassero, no, ho fatto male a un intero paese, a tutte quelle persone che per tutto quello che abbiamo scatenato non si sono sentite al sicuro. Oggi il mio pensiero è mutato, non so se devo dare merito di questo ai miei studi filosofici o semplicemente alle riflessioni che nel frattempo sono pervenute, o a tutte e due le cose”.
Chiede scusa, Alfredo, che nel filmato Leggi il resto dell’articolo »



Prigionieri della libertà

7 07 2017

Leggete questo scambio di lettere fra una ex detenuta e un ergastolano in semilibertà..
fine-pena-maiCiao Carmelo,

stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.

Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente. Leggi il resto dell’articolo »



Delitti…

4 07 2017

gatto 2Gatto randagio, nelle sere d’estate, passa il tempo fra i tavolini del bar sotto casa. In genere ritorna un po’ rinfrancato e a volte persino divertito. Ma l’altra sera mi è comparso davanti agli occhi tutto affannato e aveva una gran fretta di raccontarmi la conversazione che aveva appena ascoltato, e borbottava: ma che storia è questa? Che paese è mai questo?!
Si stava discutendo, mi ha detto, al bar, del compenso di undici e più milioni di euro per un conduttore della tv cosiddetta pubblica del quale non ricordava il nome, ma abbiamo tutti capito… Ecco quello che ha ascoltato… Perdonate illazioni e ipotesi strampalate… ma queste sono chiacchiere da bar…

-Ma caro mio, il mercato è mercato..
-Ma quale mercato? E che fa, le uova d’oro? Credetemi, è stato un gioco al rialzo un po’ truffaldino… anzi, questa pseudo-trattativa assomiglia tanto a un giro di mano a poker con bluff…
-Date retta a me, mi sembra solo una maldestra bugia, per coprire l’accordo fra amici di salotto, che i suoi signori- protettori di riferimento, questo bravo conduttore ha pure lui…
– Compagni di merenda, direi…
-Attento alle parole, che ‘compagni di merenda’ evoca omicidi, e dei più oscuri…
-Bèh anche qui mi sembra sia stato commesso un bel delitto. E’ stata uccisa la decenza. Un delitto perfetto, sembra, ma, cari miei, non ci si sbarazza mai facilmente dei cadaveri. Sherlock Holmes docet: in ogni crimine c’è un dettaglio che stona… Leggi il resto dell’articolo »



Torture…

26 06 2017

riabilitazione-sospesa-80026 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano. Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia. Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane… La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.
A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”
Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente. Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…). Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.
E perché un gesto così estremo? Leggi il resto dell’articolo »



Zauberflote…

20 06 2017

mariaUn regalo bellissimo, giovedì scorso, alla Locanda Atlantide, a San Lorenzo, qui a Roma,  quello dell’ ENSEMBLE STRUMENTALE dell’ARCIMBOLDO e la COMPAGNIA TEATRALE RACCONTARCANTANDO che, prima di partire per il Festival di Posdam, hanno messo in scena, quasi una prova generale, un Flauto Magico “adatto per adulti e bambini”, una riduzione opera di autore anonimo tratta da un manoscritto praghese della fine del settecento. Strumenti dell’ epoca, e un teatro di burattini a sottolineare la natura tragicomica del testo… Una vera delizia… Ascoltate cosa ne scrive Bernard Brown…

“Spettacolo spiritoso e divertente, che ci fa pensare a come doveva essere Mozart: fantasioso, creativo, con l’anima da bambino, con spiccata sensibilità per le emozioni create dalla fusione dei diversi aspetti sensoriali (tonalità ricchissime, colori smaglianti e chiaroscuro, movimento e acrobazie, spazi scenici mutevoli), e con una forte voglia di sperimentare i diversi modi di combinare parole e musica per affascinare l’ascoltatore/spettatore imprigionandolo per un’ora in un mondo immaginario creato intorno ad un racconto profondo di un percorso di amore, popolato di personaggi variegati, con echi di spiritualità antica.
Siamo in uno spazio gremito, con tanti bambini accovacciati per terra davanti agli adulti, le pareti di profondo nero, l’orchestrina quasi al buio vicino al palcoscenico che si presenta a tre livelli: una parete trasparente, una siepe vivacemente colorata, e una tenda-piramide. La prima voce che sentiamo – del Maestro di Cerimonie, che poi diventa La Prima Dama – è risonante, musicale, suadente e vivace per l’intera rappresentazione, e coinvolge a perfezione i bambini in prima fila.
Appena inizia la musica, siamo avvolti dalle sonorità deliziose dei corni di bassetto d’epoca mentre gli artisti dipingono la parete trasparente per farla divenire un incantevole bosco incantato. Leggi il resto dell’articolo »



miraggi…

19 06 2017

fatamorgana-2Sarà che siamo a un passo dal solstizio d’estate… sarà questo sole infuocato e quest’aria dal sapore bruciato… e il tremendo azzurro del cielo, che suggerisce fantasmi meridiani… Sarà che l’estate già qui è suono delle onde del mare… questa notte ho sognato di essere sulla costa di Reggio e ho visto, lo giuro, la fata Morgana…
Fata Morgana… sogno e miraggio, pronto a dissolversi appena provate ad allungare la mano per tentare anche solo di sfiorarla. Mito che a ciascuno di noi, anche se non sognatori incalliti, può dire molto… guardandoci intorno, guardandoci dentro…
Visto che Gatto randagio si è rotto una zampa e in giro non può andare, per intrattenerlo e un po’ consolarlo, gliel’ho raccontata, la storia di Morgana. Ascoltate anche voi…
Una storia di incanto e illusioni… di una fata, che dal tempo e dalle terre lontane delle leggende del nord è arrivata fino a noi, camminando leggera come solo lei, sacerdotessa di Avalon, sapeva camminare, quasi sollevata a un passo da terra… Morgana, fata delle acque. Ancora oggi, sapete, a tratti compare nella luce rifratta d’agosto, sollevata a un pelo dall’acqua, lì, sullo stretto, a due passi dalla riva di Messina.
Sì, perché la leggenda racconta che dopo aver condotto Re Artù, suo fratello, ai piedi dell’Etna, Morgana s’innamorò tanto della Sicilia che non lasciò mai più questa terra e stabilì la sua dimora tra l’Etna e lo stretto di Messina. E lì innalzò il suo palazzo di cristallo, dove abita ancora oggi…
Si dice che Morgana esca dall’acqua con un cocchio tirato da sette cavalli, poi getta nell’acqua tre sassi e traccia dei segni nel cielo: allora il mare si gonfia, diventa cristallo, che rimanda immagini di uomini e di città…
-Va bèh, – ha provato a interrompermi il Gatto, in vena di contraddire – Leggi il resto dell’articolo »



Io, disegnatore di icone…

15 06 2017

La bella testimonianza di Giovanni Lentini, dal carcere di Fossombrone, questo mese nella rubrica delle lettere della rivista “Una città”. Ascoltate cosa scrive….

san-giorgioVi racconto il mio impegno di disegnatore di icone.
Sono da tempo affascinato dalle icone, che silenziosamente mostrano, per mezzo della rappresentazione, ciò che che le sacre scritture ci comunicano attraverso la parola e l’udito. Così nel 2006, nel carcere di Bologna, ho iniziato un lungo percorso di studio e di fede, frequentando un laboratorio di icone. Percorso che ho potuto intraprendere e continuare fino ad oggi grazie alla collaborazione di alcuni componenti fondamentali, l’istituzione scolastica e quella universitaria, la direzione e l’area trattamentale degli istituti in cui sono stato recluso e soprattutto grazie all’ausilio del volontariato nella persona del maestro iconografo, Antonio Calandriello che ha messo le sue competenze a servizio di noi detenuti e che ancora oggi, nonostante la lunga distanza chilometrica che separa Bologna (città in cui vive) da Fossombrone, quasi con cadenza mensile, lascia i suoi impegni familiari e personali per recarsi a farmi visita nel carcere di Fossombrone in cui ora sono ristretto, per darmi nozioni artistiche, seguirmi e fornirmi del materiale necessario per realizzare i miei lavori.
All’inizio di questa esperienza, ciò che mi spronava a frequentare il corso iconografico, oltre il fatto che si usciva dalla cella, era il bisogno di mostrare che nonostante le difficoltà che ci sono nel carcere, luogo di restrizione e di grande sofferenza, si riesce a produrre qualcosa di positivo. Mi ero prefisso due obiettivi, quello di apprendere la procedura per dipingere le icone e quello di fare un approfondimento dal punto di vista culturale, cioè imparare il significato dell’immagine sacra, come si legge un’immagine sacra e il valore spirituale. Leggi il resto dell’articolo »



Una partita lunga una vita…

12 06 2017

la trappola del fuorigiocoChe ci fa Johan Cruyff in un libro della collana “180, archivio critico della salute mentale” (edizioni alphabeta Verlag)? Cruyff, il fuoriclasse olandese che fu interprete straordinario del calcio totale… quello stile di gioco per cui nessun giocatore è ancorato a un ruolo rigido, e chiunque può, nel corso della partita, essere attaccante, centrocampista, difensore. Insomma, un luogo dove il collettivo è tutto.
Il “comunismo di Johan Cruyff”… l’ho capito alla fine anch’io, che di calcio so poco e niente, catturata da “La trappola del fuorigioco”, di Carlo Miccio.
Bel racconto, lucido e dolente, come capita lo sia la vita, emozionante ed esplosivo, come una partita di calcio, con le sue mosse, in attacco, in difesa, i minuti dalla fine quando ogni pallone è quello possibile del disastro…
Bel racconto, che ti prende per mano e ti accompagna attraverso il tempo dell’Italia degli ultimi cinquant’anni, insieme al protagonista- narratore, Marcello, che fin da piccolo la realtà la decifra tutta solo attraverso il gioco del calcio. Sarà la “rivoluzione del calcio totale” ad aiutarlo a capire il significato della parola comunismo e delle paure del padre, una diagnosi di Depressione Bipolare Schizoaffettiva e l’incubo dell’avanzata elettorale del PCI di Berlinguer. Perché tutto inizia nel 1975…
Narrando una condizione che ben conosce, Miccio “ci accompagna attraverso le dinamiche di una famiglia dove si annida ed esplode il disagio mentale”. Ma è storia che riguarda anche tutti noi.
Si inizia e non ci si stacca più Leggi il resto dell’articolo »



Cronache dal carcere…

8 06 2017

COPURLADalla rassegna stampa di Carmelo Musumeci, una sintesi del reclamo che Francesco Annunziata ha inoltrato al suo magistrato di sorveglianza. Una vicenda assurda. Giudicate voi…

“Al Magistrato di Sorveglianza di Cagliari

Il sott.o Annunziata Francesco nato a Roma il 04/10/1974 attualmente ristretto presso la C.R. di Oristano, Propone reclamo avverso il diniego da parte di questa Direzione, di consegnare libri tramite sopravvitto, e depositati al magazzino detenuti all’atto di consegnarli.

In fatto
Il reclamante, acquistava tramite sopravvitto la seconda uscita della collezione: “Geni della Matematica”, per un approfondimento accademico e culturale verso autori e personaggi storici di grande rilevanza, anche in funzione del percorso di studi universitari intrapreso.
Venerdì, 3 marzo, l’addetto al sopravvitto comunicava al detenuto che il libro richiesto era stato acquistato e depositato al magazzino detenuti, e che il giorno successivo avrebbe provveduto alla consegna. (Già di per sé, che qualcosa acquistato tramite l’impresa di mantenimento debba essere depositato prima al magazzino e poi consegnato, risulta incomprensibile, se non per un atto di inutile burocrazia, che anziché snellire i tempi già lunghi, finisce per accentuarli).
Il giorno successivo, dopo mille peripezie, per riuscire a comunicare con il responsabile del magazzino Leggi il resto dell’articolo »