Frammenti di un discorso (poco) amoroso

23 09 2019

frammenti 1“L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli”. Lo ha scritto Marguerite Yourcenar, che pure molto ha amato.
Non per scalfire le certezze di chi magari sta attraversando la fase felice della sua storia d’amore, quando non si riesce neppure a immaginare che le cose un giorno possano cambiare (e dio solo sa quanto arrivino a cambiare), ma quanta verità è nelle parole di chi tanto ha scavato e colto nelle pieghe dell’animo dell’uomo…
Un po’ di questa verità Gatto Randagio avrebbe voluto ben regalarla alle due giovani donne che mi ha detto di aver incrociato per strada, nei giorni scorsi, lungo il suo solito percorso mattutino. Per aiutarle un po’ a ragionare, perché gli erano sembrate piuttosto confuse, quelle donne, così arrabbiate, deluse, lacerate… Insomma, colpite al cuore da quel “castigo”, che tante vite infesta. Ascoltate i frammenti che ha colto di un discorso, ben poco, amoroso.
La prima donna, martedì pomeriggio. Leggi il resto dell’articolo »



Il diritto di scegliere…

18 09 2019

munchRiflettendo, sul momento della morte, attraverso la storia del pensiero e delle culture. Ascoltate questa profonda riflessione-lezione che Vittorio da Rios ancora ci regala:

“Il Cardinale Martini evidenziava come la Chiesa istituzionale sia in ritardo di oltre duecento anni rispetto alle mutate sensibilità e acquisizioni culturali e civili della società.Ben sappiamo quanto abbia condizionato e continui a influire negativamente le conquiste etico civili dei popoli. A riguardo della nostra finitezza biologica potremmo ben dire che i “vivi” non hanno mai capito a fondo quel concetto oscuro che si è andato costruendo attorno alla morte, all’invecchiamento, all’agonia, e al cadavere dell’uomo. Tutti i gruppi umani anche i più arcaici hanno cozzato contro un fenomeno tanto inevitabile e impenetrabile. Assurda, inspiegabile, Leggi il resto dell’articolo »



Il dolore degli altri…

16 09 2019

faboStrano paese questo nostro, dove non si è liberi di morire pur desiderando, quando gravemente malati, una morte dignitosa senza oltre soffrire, ma dove sembra che non si possa che morire, anche se faresti di tutto per vivere, se il diritto alla cura si infrange su uno dei tanti muri che a quel diritto si frappongono, come quelli (non finirò mai di parlarne) della cella di una prigione.
Il diritto alla vita e il diritto alla morte. E quale vita e quale morte, se entrambe negate. Possono sembrare questioni diverse e lontane, opposte, persino… ma c’è un filo rosso, credo, che le unisce, passando per la nostra indifferenza, che tutto trasforma in prigioni. In cui rinchiudere, con il loro dolore, gli altri…
Con questo pensiero turbinante nella testa mi sono avviata venerdì mattina al convegno della Camera penale di Roma sul caso DJ Fabo, Leggi il resto dell’articolo »



Già fantasmi prima di morire

9 09 2019

cop fantasmi“E’ stata una nottata particolarmente afosa, le labbra mi bruciano più del solito, mi sono spalmata troppo aglio ieri sera. Non sono più disposta a farmi mordicchiare dagli scarafaggi. Io e la mia compagna di cella li abbiamo soprannominati chirurghi plastici. E’ la quarta volta questa estate che mi rifanno le labbra a canotto e occhi a dirigibile. Me li hanno rifatti così bene che Dominique quasi mi invidia per quelle labbra carnose che lei ha sempre desiderato”. Cronaca di un’ordinaria notte d’estate nella cella di un carcere…
Finora sono solo uomini le persone che ho incontrato in carcere, maschi e “cattivissimi”. Sempre ne esco, dai nostri incontri, turbata quando non sconvolta (e come ci si può abituare all’idea delle condizioni in cui confiniamo le persone, un surplus di pena nella pena che nessuna colpa, a mio parere, può giustificare…), e neppure riesco a pensare quanto più feroce e più duro possa essere per una donna, per quanto “cattiva” ci si possa sforzare di immaginarla, abitare un universo così tremendo, e tutto costruito avendo come riferimento il mondo maschile.
Poi Sandra Berardi (presidente dell’associazione Yaiahira) mi ha fatto leggere la testimonianza di Monica. Monica Scaglia, una condanna a nove anni, cinque già scontati fra le carceri di Torino e Vercelli, ora da qualche mese ai domiciliari per gravi motivi di salute (Monica ha un tumore, quando è entrata in carcere aveva già subito una serie di operazioni). E pensandola e vedendola nel buio dell’indecenza di un carcere, lei e le altre, difficile scrollarsi di dosso il senso di tremendo disagio, il dolore, la paura… Leggi il resto dell’articolo »



Le possibili rivoluzioni…

3 09 2019

quarto statoUna lezione di storia e di filosofia, da Vittorio da Rios:
“Bertrand Russell nel suo imponente lavoro la “saggezza dell’occidente” nel prologo si pone una domanda: Cosa fanno i filosofi quando lavorano? Ecco una strana domanda alla quale possiamo tentare di rispondere mettendo innanzitutto in chiaro cosa non fanno. Nel mondo che ci circonda, vi sono molte cose che si comprendono benissimo. Prendete ad esempio il funzionamento dei motori di un piroscafo. Ciò entra nel campo della meccanica e della termodinamica. Sappiamo anche molte cose su come è fatto e funziona il corpo umano. Si tratta di materie studiate dall’anatomia e dalla fisiologia. Considerate infine i movimenti delle stelle, cosa di cui sappiamo parecchio. Essi riguardano l’astronomia. Leggi il resto dell’articolo »



favole umane, per la rivoluzione che, forse, verrà…

2 09 2019

copertPiuttosto annoiata, e sconfortata, devo ammetterlo, dai volti della crisi, e degli scenari, e delle “tattiche” e delle parole che tutto sembrano aver invaso … mercoledì scorso, pensate un po’, a un certo punto ho spento televisore e computer e non ne ho voluto sapere più nulla. E cercando respiro nelle favole (è sempre la strada migliore, credetemi, per riorientarsi un po’) mi sono rituffata nelle “Favole Umane”, di Giovanni De Nava. Ma non per caso…
Giovanni De Nava, calabrese, vissuto a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, che fu amico di Turati, Bissolati, Bonomi… giornalista, scrittore, era stato collaboratore dell’Avanti, de L’Asino, spesso in fuga fra l’Italia e la Svizzera, per evitare la furia di Governo e Curia contro cui lanciava, da articoli e libelli, i suoi strali.
“Giovane, pieno di entusiasmo, aveva abbracciato l’ideale del nascente Socialismo con tutto ciò che di rivoluzionario conteneva: il riscatto sociale, l’uguaglianza di fronte alla legge, i diritti dei lavoratori, la tutela e la promozione dei diritti delle donne, la difesa ad oltranza dei più deboli, la redistribuzione delle terre, la critica al comportamento del Clero e alla politica del Vaticano”, così ce ne parla Ludovica De Nava, scrittrice e filologa, che di Giovanni è nipote e ne sta curando la ripubblicazione di tutti i lavori, e non sono pochi.
Bello e passionale… Leggi il resto dell’articolo »



Gatto Randagio

31 08 2019

IMG_20190831_0002Gatto Randagio, nella libera interpretazione di Mario Trudu, che infinitamente ringrazio. In due versioni. Decisamente “randagio”… e un po’ più casalingo, sornione e pigro… IMG_20190831_0003



Diversamente vivo

27 08 2019

Copertina Emmanuello copia_Layout 1E’ vero, le mafie hanno bisogno del buio per meglio agire, e per questo bisogna parlarne. Ma da quando conosco qualcosa di carcerazioni, sono sempre più convinta che bisogna cercare di fare luce anche su quello che ne è di coloro che poi finiscono entro le mura delle nostre carceri, perché non è cosa che può essere indifferente, a chi crede nella giustizia di uno stato di diritto, quello che lì dentro avviene, soprattutto nei regimi differenziati… Con un’avvertenza: ché quando si comincia a conoscere un nome, pensare un volto, seguire un percorso, non è facile scrollarsi di dosso il buio dal quale a tratti quella storia emerge…
Così è stato per me a proposito di Davide Emmanuello.
Di lui ho iniziato, per quel che è stato possibile, a interessarmi, dopo una notizia che allora mi sembrò “bizzarra”. A Davide Emmanuello, di Gela, in prigione dal 1993 e da allora quasi ininterrottamente in regime di 41bis, era stata vietata la lettura del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Libro ritenuto “pericoloso per l’ordine e la sicurezza”, raccontava la denuncia arrivata a un quotidiano… Per la cronaca, dal carcere di Ascoli Piceno, nel quale allora Emmanuello si trovava, è in seguito arrivata una vaga smentita, e l’ipotesi di un possibile divieto motivato dalla pericolosità “materiale” del libro (nei regimi differenziati non entrano libri con copertina rigida) piuttosto che da pericolosità dei contenuti. Poi una più decisa smentita l’ha fatta il Dap. Ma questi sono dettagli…  Leggi il resto dell’articolo »



Crimini di sistema…

26 08 2019

lucanoA proposito della vicenda di Domenico Lucano, l’intervento di Vittorio da Rios che ci ricorda come oggi i grandi crimini siano ‘crimini di sistema’. Da leggere:
“Francesca oggi ci porta dentro l’incandescenza di un paradigma fondativo della attuale irreversibile crisi della civiltà Europea e più in generale dell’Occidente. Crisci istituzionale. crisi di sistemi giuridici-repressivi,crisi di sistemi finanziari-produttivi-consumistici-crisi dei meccanismi informatici,crisi delle organizzazioni partitiche,crisi delle istituzioni e organismi che definiamo Stati, eredi del giusnaturalismo ma che in un contesto cosi inedito quale quello attuale dimostrano la loro inadeguatezza ad evitare cataclismi, sperequazioni,sociali.insicurezza quanto incertezza sul futuro.la grande crisi è sistemica. E oggi i grandi crimini sono “crimini di sistema” come li definisce Luigi Ferrajoli responsabili delle attuali tragedie “globali”. “Crimini di sistema” che trovano un paradigma giuridico-istituzionale-repressivo totalmente disarmato quanto impotente ad agire,.poiché le sue innervature fondative: “culturali, filosofiche, giuridiche, lo portano ad agire sulle conseguenze anziché sulla cause. Leggi il resto dell’articolo »



Disobbedire per umanita, obbedire contro la vergogna

26 08 2019

lucanoSolo venerdì scorso Mimmo Lucano ha potuto rivedere il padre, gravemente ammalato, ora ricoverato nell’ospedale di Catanzaro. Cosa che non è stata possibile finché era nella sua casa di Riace.
E pensare che per chi è detenuto c’è una norma che prevede il “permesso di necessità”, che consente, nel caso di pericolo di vita di un familiare o di un convivente, di andarlo a visitare. Con le cautele previste e con autorizzazione del magistrato di sorveglianza, naturalmente. Ma Mimmo Lucano non è detenuto, ha “solo” un divieto di dimora, è “solo” esiliato dalla sua città, e per gli esiliati non c’è norma che preveda permessi di sorta…
C’è chi per lui si è appellato al presidente della Repubblica, ché altre strade sembra non essercene, per abbattere un divieto che Mauro Palma, garante delle persone sottoposte a limitazione della libertà, definisce dal sapore punitivo e molto preoccupante. Ma nulla…
Leggo e rileggo della sua vicenda, dal rinvio a giudizio, alle accuse presto smontate dal giudice delle indagini preliminari, alla sentenza della Cassazione che annulla il divieto di dimora… al tribunale del riesame che lo riconferma…
Avrebbe del surreale se non fosse scandalosamente reale. Domenico Lucano, che tanti anni fa avevo incontrato, all’inizio della sua avventura, giovane volontario pieno di entusiasmo e progetti per il suo paese, ora è prigioniero dell’infamia di questi tempi feroci. In un esilio politico, che altra definizione non trovo. Leggi il resto dell’articolo »