Pietre

18 09 2017

Solo qualche appunto, e molte domande. Continuando ad avere davanti agli occhi il volto bambino di lei, e le sue labbra brillanti del colore ciclamino di un rossetto con il quale solo a sedici anni puoi giocare… il collage di foto amorose abbarbicata al ragazzino al quale, in un gioco pur già troppo doloroso, pensava di appartenere… e quell’inconsapevole grido d’aiuto lanciato su FB… Non è amore se c’è violenza…
Chiedendomi con quale grumo di violenza nell’animo è cresciuto lui, appena diciassette anni, e le tracce di peluria sul volto che non sono neppure un’ombra… eppure, nel rapporto con la sua ragazzina, già maschio della peggior specie… e quale parte paurosa della propria anima ha pensato di nascondere nel pozzo con il corpo di lei, sotto un cumulo di sassi, insieme alla terribile verità di quell’omicidio…
Tutto in questa storia sembra avere la pesantezza delle pietre… come quelle del tumulo che ha malamente nascosto il corpo di lei…
Ne avrete sentite di reazioni e pensieri e commenti, e la pena e il dolore, e dettagli e indecenze e più scomposti insulti e rabbie che ormai sempre si scatenano sulle vie del web… ché nessuno può lasciare indifferente la storia così tragica di due adolescenti, che appena appena, e in maniera così confusa e sbagliata, avevano iniziato il loro cammino nella vita adulta…
Fa tremare l’anima il pensiero di tanta violenza che si è impossessata delle emozioni di due vite così giovani. Perché insieme alla vita di chi quella violenza l’ha così tragicamente subita, non si può non pensare alla vita di chi quella violenza l’ha sentita crescere, incontenibile, dentro di sé… Leggi il resto dell’articolo »



Il disordine che abbiamo dentro…

11 09 2017

giardini-cubi-copAprendo, a caso, una pagina da “La provincia dell’uomo”, di Elias Canetti…
“Nell’ordine c’è qualcosa di micidiale: nulla deve vivere dove non gli è consentito. L’ordine è un piccolo deserto che si è creato da sé. E’importante che sia delimitato, affinché chi possiede autorità su di esso possa prestare tutta la dovuta attenzione. Si sente povero l’uomo che non possiede alcun territorio deserto di questo genere, nel quale abbia il diritto di estirpare con furore cieco ogni cosa”.
C’è qualcosa di magico in questo libro di riflessioni e appunti raccolti negli anni da Canetti. Pagine dove davvero abita la grandezza.
Sfogliandolo, ogni volta, ti tocca sul vivo. E’ un po’ come lanciare in aria le monete dell’I King, il libro dei mutamenti, e stupirsi di leggere, nell’esagramma che ne nasce per indicare la via, l’istantanea dell’animo di chi interroga.
Così, questa riflessione dal quaderno degli appunti di Canetti del 1956, a proposito dell’“ordine”, sembra rispondere esattamente alle inquietudini, di questi giorni…
C’è qualcosa di malato nel bisogno di ordine, pensavo giusto ieri mattina, Leggi il resto dell’articolo »



Letterature resistenti…

10 09 2017

fest (2) (1)Pitigliano, l XVI Festival di Letteratura Resistente. Il gruppo Aiwa insieme agli altri autori di Le strade Bianche. Marcello Baraghini promette loro una nuova edizione di “Aiwa la nostra Africa”, e magari anche le magliette e le cartoline con i disegni.
Il racconto di Daniela Morandini, che ha curato il librino, e il grazie di Yusuf Saho, che ha disegnato la copertina

“Questo libro non è mio. Io sono entrata in un centro di accoglienza di Roma, Casale san Nicola, tre anni fa, dopo gli scontri tra polizia e Casapound.
Ho lasciato la penna da giornalista, e ho preso la penna della maestra.
Questo libro è di Noradin Ahdi, Ibrahim Ballo, Mebrahtom Behe, Karamo Camara, Abdoulie Conteh, Ali Kamissoko, Yusuf Saho, e di tutti gli altri ragazzi che hanno aiutato a fare questo lavoro.
Hanno, più o meno , vent’anni.
Sono nati in Somalia, in Gambia, in Mali, in Eritrea.
Dicono sempre “ Aiwa” che, nella loro lingua, vuol dire “ Andiamo avanti!”. Leggi il resto dell’articolo »



Questioni di civiltà…

4 09 2017

COPURLABenché settembre e il breve acquazzone, il pensiero ancora brucia…
“Scusa se sarò breve, ma questo caldo mi impedisce di pensare. Soffoco…”
Cominciano quasi tutte così le lettere dal carcere d’estate. E rileggendo tutte quelle ricevute in questi mesi (sempre c’è un sospiro in più, nascosto, da cogliere), il pensiero va a quella scatola di lamiera e cemento che è il carcere di Oristano, che per me d’estate un po’ tutti li rappresenta. Compare all’improvviso sull’orizzonte di una landa deserta. Il pallore della struttura si confonde con il nulla intorno. La vista inizia a tremolare. Pensi sia un miraggio, poi realizzi che è un incubo.
E quando si conosce la condizione terribile, impensabile, di chi è affidato alle cure dell’istituzione, c’è un po’ da vergognarsi a lamentarsi, noi liberi, del tempo che fa…
Ha ragione Carmelo Musumeci, che spiega che in prigione non c’è mai una via di mezzo: o fa freddo o fa caldo. E l’afa fa aumentare l’ansia e l’angoscia… “L’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiama Musumeci) le notti d’estate ti mangia l’anima con più voracità. Ricordo bene che la sera, quando mi chiudevano il blindato, la cella si trasformava in una trappola. Il tempo si fermava e il mattino non arrivava mai. Per reagire alla malinconia e all’afa, in quelle notti terribili mi mettevo a scrivere, forse per questo quasi tutti i miei libri li ho scritti d’estate…”. Leggi il resto dell’articolo »



La voce delle piante…

28 08 2017

Lalbero-della-danzaLeggendo, in quel luogo della libertà e della prigionia di questi nostri tempi moderni che è internet, di un albero millenario, che si trova a Steinfurt, in Germania, un tiglio dalla chioma tanto ampia che è stato necessario costruire un’impalcatura che la sostenga. L’albero della danza, lo chiamano, perché all’ombra della sua chioma si svolgono da sempre balli e feste. Ma quale danza all’ombra dei nostri alberi?
Leggendo… dei trecento alberi storici abbattuti sui viali di Firenze…dei cinquanta pini tagliati a Burgio, ( da ignoti, questi, e sembra si tratti di intimidazione)… dei quattromila metri quadrati di bosco nel polmone verde del Santa Maria della Misericordia, a Udine, cedri, abeti e acacie, che dovranno far posto al cantiere per il nuovo ospedale… L’elenco delle stragi di alberi, vittime della nostra “civiltà” e delle nostre infamie, alle quali qua e là vanamente si oppongono cittadini e associazioni, sarebbe infinito…
Sapevate che le piante hanno una voce? E’ una melodia che nasce dal movimento della linfa, che alcuni scienziati hanno registrato. Una voce che parla di giorno, e si affievolisce col sonno della notte… Ma oggi sembra, questa voce, lamento, come di violino scordato, proprio come quello che suonava la Morte nella danza macabra ispirata al tema di goetiana memoria. Un suono che sa di pianto.
Stiamo uccidendo gli alberi, perché la nostra arroganza non vuole sentirne la voce profonda, che parla di un’intelligenza vegetale da cui dovremmo invece prendere esempio.
Ne ha parlato, qualche giorno fa, su un quotidiano, Stefano Mancuso, neurobiologo che molto ha studiato il mondo vegetale e racconta la straordinaria forza che nasce dall’intelligenza silenziosa delle piante. (…) Leggi il resto dell’articolo »



la cicogna crocifissa…

21 08 2017

cicogna-campanileNon so se questo mese sia stato più crudele di altri… l’elenco delle turpitudini che, armati di feroce stoltezza, compiamo sugli animali, è sempre infinito. Ma c’è un episodio che tutta la nostra superba cattiveria sembra così bene, più di ogni altro forse, raccontare…
La morte della cicogna, infilzata, sulla cima del campanile di una chiesa, da croci di ferri messi lì perché non tornasse al nido. C’è un video che ne registra l’atroce fine. E’ difficile guardarlo fino in fondo, ma, coraggio, dategli appena uno sguardo… …
Non so quale voce si potrà più alzare da quella chiesa … verso quale dio… Ma non importa se l’artefice della trappola sia stato un prete, come è stato scritto, o altri. A quegli spuntoni rimane inchiodata, definitivamente trafitta, la nostra presunta umanità.
Come non leggere nell’agonia di una bianca cicogna, accanto al suo nido, la morte di tutto quello che di buono e di bello da sempre è simbolo.
Avevo letto che in alcuni paesi d’oriente le si attribuiva il potere di far concepire con il solo sguardo… Avevo letto che era anche simbolo di pietà filiale, perché si credeva nutrisse i propri vecchi…. Avevo letto che la cicogna, come l’airone sterminatore di serpenti, come l’ibis avversario del male, è pure simbolo del Cristo… Come non pensare che inchiodati a croci di ferro sono tutti i sentimenti e le attenzioni e l’amore per le creature del mondo che non sappiamo coltivare più, come a una croce, duemila anni fa, fu inchiodato il folle che invitava ad amare ladri e prostitute…
Scusate il turbamento, ma Leggi il resto dell’articolo »



Per le strade di Napoli…

14 08 2017

cappelletta 4Più nessuno mi porterà nel Sud…. Il lamento di Quasimodo martella da giorni nella testa…
Nostalgie d’agosto. Che volete, prendono anche al Gatto. Ormai, a una certa età, piuttosto zingaro stanziale, ma il randagismo è un moto dell’anima che nulla acquieta… …
Avrebbe volentieri preso un treno, ma è tanto che ormai non parte la sua Freccia del sud… E si stava davvero disperando (ad agosto prendono le peggiori malinconie, altro che Natale…), quando come per magia un file si è aperto su un vicolo di Napoli…
Non si è fatto pregare un istante e, prima che la porta si richiudesse, con grande gioia si è perso fra strade e vicoli di San Lorenzo, Sanità, Vomero, Quartieri spagnoli… tuffandosi nelle immagini colte da Agnese Tamburrini, che è giovane fotografa, grafica editoriale e designer, e che di Napoli, della sua Napoli, ha scelto dettagli che… “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna, e Maria!” hanno fatto esclamare al Randagio ad ogni angolo. Ché il percorso fotografico che Agnese propone, incantandosi e incantandoci, racconta le edicole votive che più l’hanno affascinata.
Le cappellette della devozione privata e popolare… A Napoli ce n’è un’infinità. In ogni quartiere, ogni angolo, ogni casa, segnano il percorso di una dimensione altra che si apre negli interstizi della città. Piccoli varchi da tenere aperti con il mondo di là, per essere sicuri che qualcuno “lassù” pensi a noi, non ci lasci soli con le nostre miserie.. Leggi il resto dell’articolo »



La salvezza che viene dal deserto….

7 08 2017

villagAppunti stralunati… Si vede che il caldo dà alla testa anche al Randagio, e quasi gli manca il respiro. Ché all’afa si aggiunge la suggestione di nomi che, con le tremende immagini che evocano, anche solo a pronunciarli ci si sente incenerire… Caronte, che ci ha traghettato verso Lucifero (ma chi è che affibbia i nomi ai fenomeni atmosferici stagionali?)… e “lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”…
Ma l’inferno proprio ci sta tutto. E sono cieli di fuoco, roghi d’infamia, notti senza respiro… che disegnano orizzonti di solitudine. Della nostra solitudine…
Ma Gatto Randagio sempre randagio è, e a casa asserragliato proprio non gli riesce di stare. Quindi continua a scendere in strada, nonostante l’impiantito di pietra e cemento del marciapiede gli bruciacchi i piedi, a fare almeno un giretto nel quartiere…
Ieri, intorno a mezzogiorno, per strada solo qualche ombra diradata, un gruppetto di vecchini accasciati al tavolino del bar, una famigliola con l’aria di aver perso la strada, occhi sfranti che puntano sul vuoto, due piccioni stramazzati sull’asfalto, e fantasmi di auto in fuga chissà verso dove…
Davvero nessuno con cui incrociare sguardi… E stava per tornarsene mesto verso casa, quando svoltando l’angolo che porta al supermercato ha visto che era ancora lì, quel ragazzo nero nero al quale qualche volta dà qualche spiccio, con il quale a volte scambia parole, e che sempre gli sorride, e sempre lo saluta invocando su di lui la benedizione di dio ( quale dio non abbiamo mai indagato)… Festah ( o Pasquah…chissà come ha detto un giorno di chiamarsi) ancora gli ha sorriso, con l’aria di chi è davvero contento dell’incontro, e poi ha ripreso la lettura del libro che aveva in mano. E chissà quanto tempo ancora sarà rimasto lì, in calma e fiduciosa attesa del suo giorno… Leggi il resto dell’articolo »



Un cucchiaio in Eritrea….

5 08 2017

cucchiaioCome nascono le parole… a volte percorsi impensabili… Questa è davvero deliziosa. L’ha raccontata Amr Adem, che viene dall’Eritrea. Giornalista, dal suo paese è fuggito quando il regime ha iniziato ad arrestare i giornalisti… Ora, nel nostro paese, è mediatore culturale….. ascoltate cosa dice… 

“Ieri c’è stata una conversazione tra me e un collega di lavoro durante la pausa pranzo per spiegare perché gli Eritrei chiamano il cucchiaio “manca” e “manca” è una parola in Tigrino (la lingua parlata nell’altopiano in Eritrea). Ho spiegato che la parola non arriva dalla lingua tigrina, ma viene da una storia durante il colonialismo italiano in Eritrea.
Un cameriere eritreo è assunto in un ristorante italiano in Asmara solo per apparecchiare e sparecchiare i tavoli e il proprietario del ristorante gli spiega come si apparecchia la tavola e le posizioni delle posate. Il giorno dopo comincia a sistemare i tavoli e dimentica di mettere i cucchiai vicino a coltelli e forchette sul tavolo: quando arriva il proprietario per controllare i tavoli prima di aprire il ristorante comincia a dire al ragazzo che manca qualcosa, ma il ragazzo non capisce bene l’Italiano e comincia a spostare le cose sul tavolo e guardare verso il proprietario che dice di nuovo con voce alta: “MANCA QUALCOSA.. MANCA”. Dopo qualche minuto e dopo tanti tentativi il ragazzo si accorge che mancano i cucchiai: quando li mette sui tavoli e sente il proprietario dire: “bene, bravo”, pensa che il cucchiaio si chiami MANCA. Uscendo dal lavoro comincia a raccontare ai suoi amici che per colpa del “manca” (cucchiaio) ha perso il lavoro. Quindi da questa data la parola MANCA fa parte del vocabolario eritreo e oggi gli Eritrei tra loro usano questa parola, tutta colpa di questo cameriere geniale!”



Quei pericolosi trattini…. Dal buio del 41bis

1 08 2017

COPURLAnell’ultimo numero della rivista “Una città”, la lettera di Sandro Lo piccolo. Dal buio del 41bis….
” Cari amici, innanzi tutto mi presento: mi chiamo Sandro Lo Piccolo, sono nato a Palermo il 16 – 2 -1975 e mi trovo ristretto al 41 bis dal giorno del mio arresto 5 novembre 2007.
Scrivo per far sapere delle repressioni inumane che ho subito dal 4 luglio dello scorso anno, giorno in cui mi è stato vietato di scrivere o di ricevere corrispondenza da mio padre. Praticamente mi hanno applicato pretestuosamente il 18 ter con mio padre, anch’egli ristretto al 41 bis nella così detta area riservata di Parma. Prendendo come pretesto questa direzione due missive sequestrate 8 mesi fa per dei trattini “ = ” che mio padre usava come parentesi. Da premettere che l’ufficio censura di Parma, conoscendo il modo di scrivere di mio padre, le aveva ritenute idonee all’inoltro e quindi inoltrate. Arrivate poi qui mi sono state trattenute per la prevenzione e la sicurezza dell’istituto e della nazione, ritenendo i trattini pericolosi. Lettere che ci inviavamo con mio padre una alla settimana con parole di affetto, di amore e di solidarietà.
L’unico mezzo per acquisire affetto con mio padre, tra l’altro persona anziana di 74 anni, era la corrispondenza epistolare, Leggi il resto dell’articolo »