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    I tesori della nostra memoria

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    A proposito di storie che ritornano… Paolo Rausa ricorda… e ci regala questo piccolo garbato inno alla memoria del tempo che è stato e a quello che ci ha lasciato rendendoci umani..

    “C’è qualcosa che non riusciranno mai a cancellare di noi: la nostra umanità, fatta di cose semplici, un sorriso, una battuta, i nostri piccoli difetti e il nostro amore, questo sì grande per i nostri cari, gli amici, i concittadini, non solo della nostra città, ma della città mondo, non solo quelli che vediamo, ma quelli che non vediamo, gli emarginati, i reclusi, gli ebrei e i comunisti, avrebbero detto i nazisti, e poi gli omosessuali, gli zingari, i diversi… Ma è proprio quella la nostra forza: la diversità, anzi la biodiversità! E cosa temiamo dagli altri, che ci rubino il pane? Se volete bere ad un fiume, diceva il poeta Orazio, fatelo. Lasciate che noi

    E’ il freddo di questa notte

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    Nessuno dei personaggi qui descritti corrisponde a persone reali; la storia è stata costruita mescolando continuamente elementi di fantasia a memorie mie e di altre persone. Alcune delle vicende immaginarie descritte in questo libri si ispirano a un fatto realmente avvenuto: l’eccidio di Badicroce, dove morì una parente della mia mamma”.
    Il lettore è avvisato. Ma io vi ho creduto poco. Perché fantasia e memoria, mescolate insieme, sanno restituire la verità più profonda della vita, di persone, vicende, e cose… Una verità che neppure il più preciso e dettagliato dei “rapporti” potrebbe darci. E così …“E’ il freddo di questa notte”, di Lorenza Mori (archivio Dedalus Edizioni).
    Ne ho riaperte le pagine in una di queste notti di gelo, che più forte non poteva essere il richiamo di titolo e quarta di copertina: “E’ il freddo di questa notte che mi riporta alla memoria questa storia; si vede che è arrivato il momento di scriverla, anche se fa molto male e paura”. E per me, complice col freddo una sorte di auto-lockdown, sembra tornato il momento di rileggerla, questa storia, come si fa per le narrazioni che hanno lasciato una traccia, per stupirsi ogni volta davanti alle verità che, al di là della veridicità, sanno restituire.

    “Altissima povertà”. L’uso e non la proprietà. La dottrina sociale di San Francesco.

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    “L’idea di Francesco che in realtà l’elemosina è l’eredità che i poveri devono avere dal momento che Cristo si è incarnato. Quindi parla di giustizia. Questo in realtà si rifà alla mentalità del tempo, che pensava che la ricchezza non dovesse crescere a dismisura, come invece pensiamo noi, e che Dio avesse dato, una volta per tutte, i beni ad Adamo e che col peccato fosse successo un grande sconquasso con alcuni che diventano ricchi appropriandosi dei beni di tutti. Quindi, pensava che se uno dà qualcosa a un povero, non fa che restituire in parte quello che è dovuto”…
    Pensando, con l’anno nuovo, di far pulizia, cominciando con lo sgombrare la stanza di pile di vecchie riviste accumulate… ma come non tentare una selezione, ché a buttar via tutta quella bella carta stampata si fa fatica (e forse anche questa è una malattia). Così, distrattamente sfogliando, arrivata al numero di giugno/luglio del 2012 della rivista Una Città, sono stata catturata dalle parole sempre affascinanti di Chiara Frugoni, illustre medievista, che parla di san Francesco.

    Martina, la casa di Barbie e un avvocato dal cuore grande…

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    Si dice che i bambini con un genitore in carcere sono bambini con un segreto nel cuore… un segreto pieno di piccole e grandi bugie, con le quali custodiscono il pensiero di questo loro padre assente perché “malato” o “in viaggio per lavoro”… un segreto pieno di vergogne, ché i bambini sapete, quando vanno a trovare i loro genitori prigionieri subiscono lo stesso trattamento degli adulti, le stesse estenuanti attese, gli stessi rigidi controlli… Pensate a quali feste, per loro, di questi giorni…
    Ma capita pure di incontrare persone dal cuore così grande che…
    Ecco vi voglio raccontare una storia davvero bella, accaduta lo scorso Natale, con la quale mi piace iniziare questo nuovo anno, perché è storia che riempie di tenerezza e dà nuova speranza. Quanta ne ha data, insieme ad un’immensa stupita gioia, a… chiamiamola Martina.
    Martina, così piccola che i suoi anni si contano sulle dita della mano. Un pugno di anni e un papà da chissà quanto dietro le sbarre.
    Ma anche a un papà dietro le sbarre

    Ripartendo da Filangieri…

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    Ripartendo da Filangieri… Vittorio da Rios riflette sui nostri brutalissimi tempi…:

    “Come non ritrovarsi nella riflessione di Vincenzo Scalia che offre interessanti spunti a ulteriori considerazioni sul sistema giudiziario e i processi formativi che lo hanno prodotto in questi ultimi 3 secoli. Partendo da una grande figura di illuminista e giurista partenopeo, Gaetano Filangieri, morto prematuramente a soli 35 nel 1788 un anno prima della rivoluzione francese. Intelletto precocissimo cultura vastissima che trascendeva il concetto accademico di intendere il sapere. Lo stesso Goethe che andò a fargli visita rimase colpito dalla sua straordinaria erudizione, nonostante la sua giovane età. Autore di uno dei più importanti testi del diritto, nel suo capolavoro LA SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE pone le basi per il sorgere di una nuova società del diritto che con il Beccaria avrebbe dato un definitivo scossone alla destrutturazione del paradigma su cui per molti secoli ha visto il dominoi del feudalesimo. All’oscurità del diritto vigente Filangieri contrappone i lumi della ragione. Come figlio del 700 sostiene l’esigenza di principi razionali che possono dare ordine e uniformità a tutta la legislazione:

    Cavalli, desideri, e un po’ d’umanità…

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    A proposito dei desideri imbucati nella pancia di Marco Cavallo… Ascoltate quante belle storie, e quanta storia, ci ricorda Paolo Rausa…

    “Il grande cavallo con una pancia enorme può contenere tutto, oggetti d’ogni tipo: libri, vestiario, cibo e soprattutto sogni. Sì, i sogni che sono incontenibili… Eppure trovano posto nella pancia di Marco. Sono importanti i nomi, delle persone, degli animali non umani e dei vegetali. Anche se vengono affibbiati. Lo sapevano bene gli uomini primitivi, quando accadeva che per una necessità dovessero abbattere un albero o un animale grande, un orso, un mammut, ne indossavano la pelle o richiamavano alla memoria quella esistenza interrotta, il tabù. A volte la pancia del cavallo nasconde insidie, architettate da Ulisse a danno di Troia, ma non sempre è così.

    Se davvero Cristo tornasse…

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    La riflessione di Vittorio da Rios, a proposito di Cristo e della sua venuta da queste parti… da leggere:

    “Vi è un naturale punto d’incontro tra Pirandello citato da Francesca e l’interessante riedizone dell’opera riveduta e ampliata di Cristian Duquoc, domenicano studioso e già docente di teologia all’Università cattolica di Lione: –  Gesù uomo libero, lineamenti di cristologia”. Nell’introduzione vi è un richiamo alla “Storia” di Elsa Morante (edizione einaudi del 1974).  Il termine Cristo, scrive Elsa Morante, non è né un nome o cognome personale: è un titolo comune, per designare l’uomo che trasmette agli altri la parola di Dio, o della coscienza totale… Quel Cristo là si nominava… Gesù di Nazaret, però altre volte attraverso i tempi il Cristo si è presentato sotto diversi nomi, di maschio, o di femmina…, e ha parlato in tutte le lingue sempre tornando a ripetere la stessa parola!…

    Un Natale “rivoluzionario”, seguendo il sogno di Pirandello

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    Questo Natale ho fatto una cosa “rivoluzionaria”. Niente cenone e niente regali. D’altra parte mi sono sempre chiesta cosa c’entri il culto della cucina e dell’estetica delle tavole imbandite con il rito dell’attesa. E perché mai celebrare la nascita di un bambino, venuto al freddo di una grotta da due genitori esausti e affamati, davanti a piatti succulenti e spreco di luccichio di carte colorate. Dunque…

    Quest’anno niente cena e, seguendo il suono di campane, sono andata ad ascoltare la messa di Natale nella basilica di san Giovanni… che l’ultima volta era accaduto in una lontana vigilia ad Atene, allora attratta dall’eco dei canti del rito ortodosso…
    E un po’ di senso a questa notte l’ho trovato,

    Il presepe dietro le sbarre, nel mondo a misura d’Erode

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    “Buongiorno Gesù, sono Madonna! Una bambina rom incarcerata insieme alla mamma. Sicuramente ti ricordi di me, vero? Ho lo stesso nome della tua mammina e sono certa che stai vedendo tutto quello che ci stanno facendo, anzi credo che conosci bene questa storia perché hanno perseguitato anche te da piccolo… Nel bel mezzo della notte mi sveglio piangendo e sentendo la nostalgia della nonna e dei miei nove fratellini. Caro Gesù, noi sappiamo che le nostre mamme hanno sbagliato, ma noi cos’abbiamo fatto? … e poi come farà Babbo Natale a lasciarci i regali, se alla finestra ci sono le sbarre…? Lo sai Gesù?! Io, Christian, Giosuè e Kimberly abbiamo deciso di fare come gli adulti, lo sciopero del pianto…”
    Frugando fra carte e cartoline e segni dei natali che furono… ritrovo l’appunto di questa lettera, di due lustri fa, dal racconto di Florisbela Inocencio de Jesus, il suo sguardo di ex detenuta sull’inferno del carcere, quello femminile che brucia nei suoi gironi anche innocentissimi figli di mamme detenute…
    E ora mi è difficile non pensare alle sbarre che chiudono l’ingresso alle grotte del loro Natale.

    Parole buone, come bucaneve nell’inverno della nostra crisi

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    Resilienza… In ingegneria si dice della capacità di un materiale di resistere a sollecitazioni impulsive, di conservare o di riacquistare la propria struttura dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o a deformazione. In psicologia connota la capacità delle persone di far fronte a eventi stressanti. E c’è il cambiamento, che è il cuore dell’esperienza resiliente, che “non è semplice adattamento, non è conformazione, non è modifica funzionale, ma ricodifica, rinarrazione, ricominciamento”.

    Cambiamento resiliente, binomio cui sinceramente non avevo mai pensato e che, nella ricerca di pensieri e parole e comportamenti che possano indicare sentieri da percorrere in questo difficile momento, ho trovato nella bella iniziativa di Sergio Astori: #ParoleBuone.
    Astori è psichiatra e psicoterapeuta, e potete immagine